di
Ilaria Sacchettoni

Nel documento si ribadiscono i punti fragili dell’educazione familiare ricevuta dai minori. Ancora una volta i deficit sono gli stessi di sempre: salute, istruzione, relazioni

Molte divergenze, almeno un pensiero comune. Nella perizia del Tribunale dei Minori dell’Aquila, depositata ai giudici che, a breve, dovranno decidere circa il ricongiungimento familiare della cosidetta «famiglia del bosco» vi è almeno una conclusione che fa piazza pulita dei molti allarmi lanciati in questi otto mesi drammatici. 

Gli esperti affermano, infatti, nero su bianco, che il loro lavoro non intende sostenere «l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al rientro (dei bambini, ndr) nel contesto familiare. Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere». 



















































Le istituzioni non vogliono, insomma, affidare i tre piccoli Trevallion ad altri, tantomeno intraprendere percorsi «rieducativi» alternativi a quello familiare, bensì fotografare la realtà dei fatti per poter intervenire a colmare alcune lacune. Perché, come sostiene la perita nominata dal Tribunale (Simona Ceccoli) di lacune ve ne sono e anche insidiose. 

Gli strumenti messi in campo da Nathan e Catherine sono apparsi, a detta dei periti, una dotazione insufficiente ad accompagnare lo sviluppo dei tre. Nel documento si ribadiscono i punti fragili dell’educazione familiare ricevuta dai minori.

Ancora una volta i deficit sono gli stessi di sempre, quelli sotto il profilo igienico sanitario, di istruzione e relazionali: «I bambini — scrivono i periti — sono già arrivati in casa famiglia con carenze di maturità neuropsicologica. Infatti vanno considerate le condizioni dei minori all’ingresso in struttura, caratterizzate da trascuratezza sotto il profilo igienico sanitario ed educativo scolastico, risultando gli stessi privi di adeguate competenze specifiche scolastiche di base, con significative carenze nella capacità di lettura e di scrittura. Inoltre i minori risultano cresciuti in un ambiente caratterizzato da significativo isolamento socio relazionale, con ridotta esposizione a contesti educativi, socializzanti e di inclusione territoriale con carenza di esperienze con coetanei». 

Nessuno intende, spiega Ceccoli, che i bambini devono continuare a stare nella casa famiglia in eterno ma certe critiche rivolte dai Trevallion sono apparse ingiustificate: «I tre bambini, pur essendo istituzionalizzati (inseriti nella struttura di Vasto, ndr), hanno sempre mantenuto una continuità affettiva e relazionale con la madre presente nella struttura fino al 6.3.2026. È stato altresì garantito il regolare esercizio delle frequentazioni con il padre. I minori hanno inoltre beneficiato della presenza di un caregiver personale stabile, quale figura di riferimento continuativa sotto il profilo assistenziale ed educativo.. I bambini hanno inoltre iniziato un percorso scolastico, e sono ben inseriti nella comunità con gli altri bambini e con gli operatori». 

Ora, nelle settimane scorse i consulenti della famiglia Trevallion — lo psichiatra Tonino Cantelmi in particolare — avevano manifestato preoccupazione riguardo all’affermazione di «inadeguatezza genitoriale» dei coniugi Trevallion che era stata espressa dagli esperti del Tribunale. La contro-risposta dei Trevallion (oggi assistiti dall’avvocato Simone Pillon) era stata chiara: l’inadeguatezza presunta dei nerorurali di Palmolinon era sostenuta da «alcuna patologia mentale» diagnosticata e dunque era perlomeno discutibile. Vi era poi, una sorta di confusione metodologica «tra caratteristiche personali e incapacità genitoriale». La rigidità di mamma Catherine? Insufficiente di per sé a definirne l’ incapacità genitoriale. Ceccoli replica in questo caso e torna a sottolineare come l’«immaturità dei bimbi» sia dipesa dalle lacune formative familiari: «Si è dimostrato come lo stile educativo di Nathan Trevallion e Catherine Birminghan ha leso i diritti dei minori garantiti dalla Costituzione: il diritto alla salute, alla istruzione e alla socializzazione ed ha inciso sullo sviluppo psico emotivo e cognitivo dei tre figli». Eppure si è in tempo per rimediare.

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8 giugno 2026 ( modifica il 8 giugno 2026 | 19:52)