A Parigi per la finale tutti rigorosamente in maglia azzurra per sostenere Flavio. C’era anche il centrocampista del Watford, amico dai tempi delle giovanili con la Roma
8 giugno – 21:35 – PARIGI
Quello squarcio di azzurro sulle tribune del Philippe Chatrier resterà tra le immagini iconiche della finale del Roland Garros. Il muro blu di Flavio Cobolli, il piccolo esercito d’amore arrivato a Parigi per sostenere il figlio, fratello, fidanzato, amico, nipote. Tutti con la maglietta azzurra per essere più visibili, per attirare lo sguardo di Flavio nei momenti di festa o in quelli più difficili. C’è la mamma, Francesca, che appare raramente ma che il tennista romano ringrazia pubblicamente dopo il match, cercando di recuperare un sorriso dopo la fatica: “Fino a quando avevo 16 anni e giocavo a calcio e a tennis era lei che mi scarrozzava tra il Parioli e Trigoria. È la mia mamma, mi ha cresciuto, e posso solo essere grato per quello che ha fatto. Ora ha trovato il suo equilibrio, sta a casa e viene solo quando sa che ho bisogno di energia positiva”. E c’è Guglielmo, il fratellino che non soffre la fama del primogenito anzi, lo prende come esempio e gli dedica un post che gronda amore e stima: “Quando sei entrato in campo ho trattenuto il respiro – scrive su Instagram -. Ho pensato a tutto in un secondo solo, a quando eravamo piccoli e ti vedevo uscire con la racchetta e una valigia e non sapevo quando saresti tornato. A papà accanto a te, in ogni angolo del mondo, a quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse veramente il prezzo. Io lo capivo. Perché ero lì, perché sono tuo fratello. E ti voglio bene in un modo che non finisce”.
bove—
E poi Edoardo Bove, anche lui in azzurro, bambini cresciuti insieme col sogno di diventare calciatori, le loro strade hanno preso direzioni diverse ma le loro anime sono rimaste unite. Nella gioia e nel dolore come nelle vere amicizie. Edoardo che ha rischiato la vita per un problema cardiaco, Flavio che ha trattenuto il respiro fino a quando non era in salvo. “Quello che gli è successo mi ha fatto maturare, capire che non bisogna mai dare per scontata la gioia di poter fare quello che si ama”. Edo è arrivato a Parigi per lui, ne ha seguito gli allenamenti, quasi una parte del team, della famiglia: “Flavio si è costruito da solo, sono orgoglioso di lui”. E poi Matilde, la fidanzata con cui è praticamente cresciuto, presenza costante ma mai invadente, mai in cerca di una ribalta che al contrario evita con pudore. Lei che alla vigilia del match più importante di Flavio è così agitata da non riuscire quasi a parlare: “C’era tanta tensione intorno a me, sono dovuto andare al campo perché mi stava prendendo un buco allo stomaco per l’ansia…”. Tutti per Cobbo, Cobbo per tutti, una carovana festosa anche nella sconfitta: “Non vi guardo o mi viene da piangere” ha detto il tennista durante la premiazione, spiegando più tardi quanto sia stato importante quel muro azzurro: “È stato speciale. C’erano amici, persone che mi conoscono da sempre, la mia ragazza, i miei nonni. Credo siano orgogliosi di me e penso che questa sera mi daranno tutti un grande abbraccio. Alla fine abbiamo giocato una finale Slam: nessuno potrà toglierci questa esperienza”. Il muro azzurro non finisce mai.
© RIPRODUZIONE RISERVATA