di
Andrea Laffranchi

«Magia bianca» è il nuovo disco della cantautrice, disponibile dal 12 giugno

Tra il medioevo e gli anni 80. Il presente di Francesca Michielin è lì nel mezzo. Storie di streghe e boschi di betulle in cui spesso irrompe la contemporaneità; suoni che si ispirano a «Mike Oldfield, Franco Battiato, Annie Lennox, Kate Bush, e il cosiddetto dungeon synth» ma con anche strumenti e canoni del Quattrocento.

Ecco «Magia bianca», sesto album nella carriera della cantautrice, disponibile dal 12 giugno. «Il progetto è un concept che celebra una femminilità alternativa, non accondiscendente. Per restare al medioevo, non è la donna angelicata di Dante, ma una donna perturbante, la strega». Se vogliamo un riferimento più recente, «Il trono di spade, storia di rivalsa femminile». 
E in una visione così attentamente coordinata anche gli ospiti, Angelica, Patrizia Laquidara, Veronica Lucchesi, Caparezza e Ceneri, hanno un ruolo speciale: «Non sono feat o camei, ma spettri».



















































Il disco apre con il clavicembalo e i synth di «1484», l’anno della bolla papale che inaugurò la caccia alle streghe: racconta quelli di oggi come «tempi di m…» e rimpiange l’epoca delle «dame di corte»: «Detto che a volte le critiche sono utili e l’idolatria non è sana, sui social ogni giorno c’è una caccia alle streghe che accende roghi digitali in cui si mette a morire qualcuno e la sua reputazione. Con le donne accade ancora di più tanto che i sociologi hanno dato un nome al fenomeno: deragliamento». Lei lo ha subito nel 2023 quando a «X Factor» parlò al presente di Ivan Graziani, cantautore scomparso. «Ci fu un accanimento incredibile. Mi davano dell’ignorante quando Graziani è fra i miei preferiti. Ero stanca dopo un’operazione chirurgica, avevo il cervello spento e ho letto al volo una frase negli appunti». 

C’è poi la questione del corpo delle donne, bersaglio dell’odio social: «La caccia al corpo perfetto ha trasformato l’artista nel suo corpo. Il clima è tossico dagli anni 90, ma non c’era questa ossessione 15 anni fa». La strega è una risposta: «È in opposizione non solo all’uomo che vuole controllarla, ma anche alla clean girl di oggi che accetta di essere controllata. Prendere il comando è una forma di ribaltamento sociale».

Uno dei temi che più stimola Francesca è quello sul ruolo dell’artista. «Elisa nel 2019 mi disse che un’artista deve scegliere fra la magia bianca, la missione, o la magia nera, il timbrare il cartellino: scelgo la prima». Secondo De Gregori non è fra i compiti di chi fa musica sensibilizzare il pubblico e prendere posizione sull’attualità. «In un’epoca come questa puoi scegliere di essere rassicurante e non esporti, oppure vivere la musica come missione: è il mio disco più politico».

In «Feral Girl» torna il contemporaneo, una società che chiede alla donna di «non disturbare» e il «tecnofeudalesimo»: «Il termine lo ha coniato Varoufakis: siamo vassalli delle big tech, con i nostri dati coltiviamo una terra non nostra, siamo noi il prodotto. Forse per questo in tanta musica, vedi Rosalía, si parla di spiritualità». Che in questi testi è spesso pagana, vedi le ninfe dei racconti del nostro nordest che popolano «Il canto delle anguane»: «La cultura pagana celtica ha influenzato quella cattolica. Le anguane popolano fiumi e laghi, che rappresentano zone di passaggio in cui una ragazza diventa una donna, si trasforma e sceglie cosa essere». Partita da enfant prodige, a 31 anni sente di aver fatto il passaggio. «È avvenuto, anche se forse non lo volevo perché si vorrebbe sempre avere 20 anni sebbene sia un’età che fa schifo, piena di insicurezze e pressioni. In musica oggi non me ne frega più nulla dei doveri da piccola popstar che avevo a 20anni e ho preso in mano le redini della mia vita artistica. In privato c’è un matrimonio in vista perché mi sento pronta al passo. In questo momento non cerco la tranquillità della serenità. fare il compitino e andare bene, ma il furore della felicità».

9 giugno 2026