di
Luca Angelini

I ristoranti servono pizza cotta nel forno a legna, si paga tramite cellulare, sulle strade sfrecciano veicoli elettrici cinesi, sono state costruite migliaia di case, scrive il quotidiano finanziario. Certo: il «miracolo economico» nordcoreano ha molte più ombre che luci. Ma dietro questi dati ci sono gli elementi necessari per capire le ragioni della visita di Xi da Kim

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Dici Corea del Nord e, dalle nostre parti, la mente dei più corre alle ultime bizzarie alla corte del dittatore Kim Jong-un, tipo lui che passeggia soddisfatto tra centinaia di missili, o alle calciatrici che scoppiano in lacrime di gioia quando il Rispettato Maresciallo le omaggia per i loro successi. La visita di queste ore a Pyongyang del presidente cinese Xi Jinping – uno che non lascia Pechino né spesso né volentieri – dovrebbe però far capire che Kim andrebbe preso sul serio, non ridotto a bizzarra macchietta.



















































Non soltanto perché, come ricorda Luca Miele su Avvenire, alla vigilia del vertice, «il leader nordcoreano prima ha chiesto un’espansione “esponenziale” dell’arsenale atomico del Paese e poi ha dato ordine di ampliare di 2,5 volte la capacità produttiva di missili balistici e da crociera del Paese in cinque anni». Giusto per far capire al potente vicino che la capacità nucleare del «regno eremita» non è negoziabile. Ma anche perché, come ha sottolineato sul Corriere Guido Santevecchi, «è in corso una grande partita di potere geopolitico tra Pechino, Mosca e Washington e nella mappa del gioco evidentemente entra anche Pyongyang». La visita di Xi sarebbe da leggere anche come riflesso della preoccupazione di Pechino che la Corea del Nord si avvicini troppo alla Russia.

Avvicinamento propiziato dal sostegno a Mosca nella guerra in Ucraina e che si è rivelato un toccasana economico per Pyongyang. «L’intelligence occidentale – ha dettagliato Santevecchi – ha calcolato che dagli arsenali della Nord Corea siano stati spediti in Russia almeno 30 mila container carichi di 8-11 milioni di proiettili e razzi. Nell’autunno 2024 dalla Nord Corea sono partiti anche migliaia di soldati che hanno permesso ai russi di riprendere la regione del Kursk occupata dagli ucraini. Le perdite della legione nordcoreana sono state gravi, Putin ha ringraziato inviando a Pyongyang petrolio, derrate alimentari e tecnologia missilistica e naturalmente pagando anche il salario ai soldati di Kim impegnati al fronte e le liquidazioni per i caduti. L’operazione ha fruttato alla Nord Corea circa 14 miliardi di dollari, una somma notevole per un Paese stretto dalle sanzioni internazionali, con un Prodotto interno lordo stimato a 26 miliardi nel 2024».

I risultati di quell’iniezione di denaro li riassumono, sul Wall Street Journal, Dasi Yoon e Timothy M. Martin, sotto un titolo provocatorio ma fino a un certo punto: «La più sorprendente storia di successo economico al mondo è… la Corea del Nord». «Il regime di Kim ha chiuso ermeticamente i suoi confini durante la pandemia di Covid-19 – ricordano i due giornalisti del Wsj -. Da allora li ha riaperti solo a un numero ristretto di stranieri, tra cui viaggiatori e diplomatici russi e occidentali. Quei visitatori descrivono una Corea del Nord irriconoscibile rispetto al passato, soprattutto la Capitale, Pyongyang, dove vivono Kim e l’élite del Paese. I ristoranti servono pizza cotta nel forno a legna e alette di pollo. I clienti possono pagare tramite un sistema di QR code sul cellulare. Veicoli elettrici cinesi sfrecciano per le strade. Pyongyang ha nuovi negozi per animali, un internet café e concessionarie che vendono Bmw. Kim ha dato il via a un boom edilizio a livello nazionale. L’anno scorso, la Corea del Nord ha costruito 10.000 nuove case a Pyongyang, più di quante ne abbiano costruite Los Angeles o Chicago messe insieme». Nell’ultimo anno, la Corea del Nord ha completato importanti progetti di costruzione rimasti bloccati per anni, tra cui il più grande ospedale di Pyongyang, un complesso di serre più grande del Central Park di New York e un nuovo complesso turistico balneare . La sua iniziativa di punta “20×10” – nuove fabbriche in 20 città e contee all’anno per i prossimi 10 anni – prevede la rivitalizzazione economica locale, che richiede una moderna struttura sanitaria, stabilimenti per l’industria leggera e un complesso ricreativo.

E, ancora, alcuni ricercatori dicono che gli smartphone sono ormai così diffusi nel Paese che ne esisterebbero oltre 50 marche diverse. Zoe Stephens, cittadina britannica, ha accompagnato, come guida, gruppi di turisti in Corea del Nord. Prima della pandemia, ricorda, tutti i pagamenti avvenivano in contanti. Visitando Pyongyang l’anno scorso, ha invece notato che sempre più persone del posto facevano acquisti con lo smartphone. Esistono app per chiamare taxi, ordinare cibo, beni di prima necessità e persino farmaci con prescrizione. Gli scambi commerciali mensili con la Cina hanno appena raggiunto il livello più alto degli ultimi otto anni, con diversi marchi cinesi di beni di consumo che vantano attività commerciali in Corea del Nord nonostante tali vendite violino le sanzioni. La proliferazione di dispositivi tecnologici, che ha dato vita a un’economia digitale nordcoreana, si basa in larga misura su componenti cinesi.

Intendiamoci, il «miracolo economico» nordcoreano ha molte più ombre che luci. Ed è alquanto improbabile che parta una corsa a diventare sudditi di Kim. Il Wsj rimarca che, al di fuori della Capitale, la Corea del Nord rimane un Paese povero, con quasi la metà dei suoi 26 milioni di abitanti affetti da malnutrizione, secondo un rapporto delle Nazioni Unite. Il suo prodotto interno lordo annuo è inferiore all’1% di quello degli Stati Uniti. Quanto al regime politico, «il Paese è uno dei peggiori violatori dei diritti umani al mondo e la distribuzione di una serie televisiva sudcoreana può essere punibile con la pena di morte».

Ma i progressi dell’economia nordcoreana rimangono comunque sorprendenti, soprattutto se si ripensa agli anni della pandemia di Covid 19, che avevano interrotto i vitali flussi di merci e soldi dalla Cina. «Secondo i dati più recenti della Banca centrale sudcoreana, che utilizza informazioni provenienti dai servizi segreti per elaborare le proprie stime, l’economia della Corea del Nord è cresciuta del 3,7% nel 2024, il tasso di crescita più elevato degli ultimi otto anni. I think tank sudcoreani stimano che tale crescita sia proseguita. La situazione economica della Corea del Nord è la più solida da quando Kim ha assunto il potere quasi 15 anni fa, e probabilmente supera qualsiasi punto raggiunto durante il mandato di suo padre, Kim Jong Il, che ha governato dal 1994 fino alla morte, nel 2011, sostiene Stephan Haggard, dell’Università della California, San Diego, studioso dell’economia nordcoreana da decenni. “Un risultato incredibile per un Paese così povero”, ha detto Haggard». Alcuni rapporti di think tank sudcoreani, con titoli come “Le sanzioni non si vedono nelle immagini satellitari”, indicano prove che i presunti progressi economici della Corea del Nord non sono mera propaganda. L’attività navale è aumentata vertiginosamente presso i depositi di petrolio nordcoreani, che sono in fase di ampliamento. Molti parcheggi sono più affollati. Secondo un altro rapporto, la Corea del Nord ora brilla di notte circa tre volte più intensamente rispetto a cinque anni fa.

Oltre a soldati e armi, la Corea di Kim ha beneficiato di un’altra «merce» di esportazione: «Molti dei criminali informatici al soldo di Kim vivono in Cina, dove possono connettersi a internet più liberamente e operare senza timore di essere arrestati dalle autorità straniere. Secondo quanto riportato da nazioni e gruppi di cybersicurezza che monitorano le attività di Pyongyang, le sole incursioni contro gli exchange di criptovalute hanno generato miliardi di dollari di fondi per il regime».

Più in generale, «il programma nucleare di Kim si è finora dimostrato un deterrente contro attacchi militari o tentativi di rovesciarlo con la forza, permettendogli di concentrarsi sull’economia». I cui progressi, però, possono nascondere delle insidie. Come scrive Paolo Salom, «il regime dei Kim è più forte e, con la pancia piena (la metafora non considera che il Giovane Maresciallo è l’unico nel Paese a sfoggiare un ventre voluminoso), come è naturale arrivano anche i pensieri di indipendenza, di maggiore libertà dal burattinaio di Pechino. Ecco dunque il motivo, probabile, dell’onore di una visita dell’imperatore in casa».

Ed è anche il motivo per cui Xi ha invece tenuto a rimarcare che le relazioni tra Cina e Corea del Nord «si trovano a un nuovo punto di partenza storico». «Il vertice tra Xi e Kim ci ricorda che Pechino considera ancora Pyongyang una risorsa strategica – dice all’agenzia Reuters Craig Singleton, ricercatore senior sulla Cina alla Foundation for Defense of Democracies. I due Paesi, insieme a Russia e Iran, condividono l’interesse a indebolire il potere degli Stati Uniti e a metterne a dura prova le alleanze».

Santevecchi scrive, però, che potrebbe prendere forma uno scenario diverso: «Xi ora potrebbe consigliare a Kim di riprendere il dialogo con la Casa Bianca, un favore per il quale Trump gli sarebbe grato. L’ipotesi più ottimistica avanzata dai politologi esperti di questione coreana è che Kim, in cambio del riconoscimento dello stato di potenza nucleare acquisito di fatto dalla Nord Corea, si impegni in un negoziato serio sulla riduzione dell’arsenale di missili e testate. A quel punto le sanzioni economiche potrebbero essere revocate e il focolaio di crisi sarebbe contenuto, se non spento».

L’ipotesi più pessimistica la fa, invece, il Wsj: «I progressi economici affievoliscono le speranze di un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti, poiché Washington ha spesso offerto la revoca delle sanzioni o incentivi economici per convincere Pyongyang a congelare, interrompere o rinunciare al suo programma nucleare». Anche l’appetito nucleare può crescere mangiando (un po’) di più.

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9 giugno 2026 ( modifica il 9 giugno 2026 | 17:20)