La centrale, che il prossimo anno giocherà a Conegliano, è in corsa per conquistare un posto all’Europeo: “L’esordio a Brasilia è stato speciale”
Laerte Salvini
9 giugno – 16:13 – MILANO
Ha giocato con disinvoltura, schiantando palloni in attacco – tra le migliori per efficienza nel fondamentale in questa Vnl – e toccando tanti palloni a muro. Il cammino verso una chance agli Europei di Linda Manfredini è partito da Brasilia, una partenza perfetta, e l’unica sbavatura, quella contro il Brasile padrone di casa, che è stata paradossalmente la prova più bella. Perché è lì, sotto nel quinto set contro le campionesse di casa, che si è visto di che pasta è fatto questo gruppo. E lei, in mezzo, non ha mai tremato.
l’esordio—
Per Linda Manfredini quella di Brasilia è stata la prima Vnl, la prima competizione ufficiale con la Nazionale maggiore. “Sicuramente ho vissuto tante emozioni. Sono cresciuta dal punto di vista mentale, su come si affronta una competizione da Nazionale maggiore. Ho imparato dalle mie compagne, da come l’hanno vissuta, da come hanno aiutato noi che abbiamo esordito”. Un battesimo che lascia il segno e una base su cui costruire: “Mi lascia un buon punto di partenza. C’è tanta roba da migliorare, ovviamente, però mi sembra un buon punto da cui ripartire”.
un gruppo che non trema—
L’Italia sbarcata in Brasile è un cantiere giovane, un roster sostanzialmente inedito in attesa dei rientri di Danesi, Fahr, Egonu, Sylla e Orro. Eppure le azzurre rientrano con tre vittorie, una sola sconfitta e dieci punti, terze nel ranking alle spalle di Brasile e Giappone. Il segreto, per Manfredini, sta nello spogliatoio: “Siamo un gruppo molto affiatato, ci aiutiamo sempre. Se ci sono difficoltà ci guardiamo negli occhi e sappiamo già come affrontarle. Le abbiamo vissute già nelle amichevoli, nei tornei di preparazione: siamo un gruppo nuovo, ma che di esperienze ne ha vissute”. E le più esperte, giovanissime anche loro, hanno fatto da chioccia: “Ci hanno fatto entrare nel gruppo, ci davano consigli in campo. La loro disponibilità ha fatto la differenza”.
efficienza—
Manfredini non si aspettava un impatto così dirompente, e il merito lo gira alla squadra: “Quello che ho fatto è anche merito delle mie compagne, perché c’è un gioco dietro che mi ha aiutato a far bene. Non me lo aspettavo, però vivo tutto un po’ alla giornata. Tutto quello che viene per me è super positivo. Questo modo di affrontare le cose aiuta, senza mettersi troppe pressioni: le cose vengono così, semplicemente”. Un capitolo a parte lo merita Antropova, spostata di ruolo per esigenze di squadra: “Si è resa disponibilissima, il suo cambio di ruolo è molto difficile. Si fermava sempre a fare ricezione, si impegna tantissimo. Quello che sta facendo è incredibile”.
insegnamenti—
Se c’è un momento da portare a casa, Manfredini non sceglie una vittoria. Sceglie l’unico ko, quel 2-3 al tiebreak contro il Brasile. “È quella che ci può insegnare di più. Non era la nostra migliore giornata, eppure siamo riusciti a rimanere attaccate alla partita. Sotto 2-7 siamo riusciti a recuperare contro il Brasile, che aveva in campo tante titolari di esperienza. La forza di questo gruppo è che non si arrende mai, prova tutte le soluzioni possibili. E questo fa la differenza anche contro squadre consolidate”.
sogno azzurro—
C’è un momento preciso in cui Linda ha capito dove fosse finita. “Fino a che non siamo arrivati lì in Brasile non avevo ancora realizzato. L’ho capito davvero alla prima partita, quando è iniziata: il palazzetto grande, i tifosi che ci seguono sempre, sia da casa sia quelli che erano lì. Mi ha fatto capire che è un movimento davvero grande, con cui non mi ero mai confrontata”. Ora il cammino prosegue: qualche giorno di break, poi la week 2 a Pasig City, contro gli Stati Uniti. Il secondo posto nel ranking è un punto di partenza. La strada della futura centrale di Conegliano verso una maglia per gli Europei, è appena cominciata. Da Brasilia, e da una sconfitta che valeva più di una vittoria.
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