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“Disclosure Day” potremmo definirlo una sintesi del pensiero spielberghiano, della sua visione dell’altrove, della fantascienza come rappresentazione di un sogno, una chimera, ma soprattutto una metafora di ciò che siamo, ciò che potremmo essere, ciò che dovremmo essere. Vent’anni dopo averci terrorizzato, Steven Spielberg sforna un film fatto di autocitazioni, omaggi ma soprattutto di un accorato appello alla nostra umanità. Da domani in sala.
“Disclosure Day” – La trama
Per Daniel Kellner (Josh O’Connor) la situazione è disperata. Addetto alla cybersecurity della potente Multinazionale Wardex, ha trafugato informazioni classificate e sta cercando di far sì che diventino di dominio pubblico. Questo almeno è il piano di Hugo (Colman Domingo), ex dipendente della Wardex ed ora a capo di un gruppo di attivisti che ritengono il potere nelle mani di Noah Scanlon (Colin Firth), il CEO della Wardex, un pericolo per l’umanità. Peccato che Daniel venga scoperto e costretto alla fuga assieme alla fidanzata Jane (Eve Hewson), braccato per tutto il paese dai segugi della Wardex.
Intanto, la meteorologa e giornalista Margaret Fairchild (Emily Blunt) sta cercando di dare una svolta alla sua carriera, non sa se restare lì a Kansas City col fidanzato Jackson (Wyatt Russell) o tentare la sua fortuna altrove. Nel giro di poche ore, Margaret comincia a comportarsi in modo strano, a manifestare segni di squilibrio a cui nessuno, neppure lei, sa dare una spiegazione logica. Intanto, Daniel continua la sua fuga, tallonato da Scanlon, deciso ad impedire che le informazioni rubate cambino per sempre la storia dell’umanità e ci mettano di fronte ad una verità sconcertante.
La democrazia sotto attacco. Tra supermiliardari e manipolazione
Steven Spielberg l’ultima volta ci aveva parlato di invasioni aliene, della Guerra dei Mondi immaginata da Wells. Era nell’America post 11 settembre impegnata in Medio Oriente, questa America del 2026 invece è sotto il tallone di Trump, ma soprattutto di un ristretto gruppo di CEO e supermiliardari che condizionano la democrazia, la libertà di espressione, usano la paura e la manipolazione. Non occorre un genio per capire che il personaggio di Noah Scanlon sia una sorta di mix dei tanti guru hi-tech di quest’epoca, così come avvertire il grido di allarme che Spielberg lancia verso la passività delle masse.
“Disclosure Day” è molto di più di un film sugli alieni, un mix di narrazione complottista, ucronia, fantascienza e mistero avvolto in un thriller mai troppo aggressivo. Spielberg inserisce anche l’elemento religioso, ci parla di libero arbitrio, dello scontro profondo (almeno in America) tra scienza e religione, mostrandoci una via mediana oggettivamente accettabile, ponendosi come narratore in grado di ricordarci cosa conta e cosa no. Il tutto dentro un iter che accarezza le corde dell’incertezza, a volte del paranormale, recupera i topoi del genere, quando la Guerra Fredda imperava su tutto e tutti.
I veri alieni forse alla fine siamo sempre noi
“Disclosure Day” ha dalla sua una sceneggiatura di David Koepp (non il primo che passa) che prende molto, moltissimo da autori come Jack Finney, Harry Bates, il già citato Wells, ma poi ecco che strizza l’occhio allo stesso Steven Spielberg, ai suoi cavalli di battaglia. Tanti i riferimenti a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “E.T. – L’extraterrestre”, “Minority Report” ed anche a “A.I. – Intelligenza Artificiale”. “Disclosure Day” si connetta al complottismo, all’ufologia, tra cerchi nel grano, Area 51, il Caso Roswell, l’eredità di ciò che è stato il nostro immaginario nel XX secolo, quando lo Spazio diventò la nuova Frontiera dell’ignoto.
A dominare tutto e tutti una bravissima Emily Blunt. La sua Margaret è un personaggio strano, un mix di sbadataggine quasi da slapstick comedy del cinema muto e di eroismo involontario tipicamente spielberghiano. Con lei e con il Daniel di O’Connor si torna al tema della solitudine dei diversi dalla norma, dei bambini come simbolo di uno sguardo curioso, empatico, privo di pregiudizi. L’obiettivo finale? Ricordarci che ogni alieno che abbiamo immaginato o creato, altro non era che la rappresentazione del nostro inconfessabile.
Colin Firth è il perfetto strumento con cui Spielberg rende questo carosello di misteri, dialoghi interiori, ragionamenti su cosa spetti conoscere alle masse e cosa no, una rappresentazione del male nel nostro tempo, fatto di controllo mediatico, la narrazione distorta dal fascismo 2.0. “Disclosure Day” ha forse una parte centrale un po’ ferma, eccede con lo zucchero (piccolo difetto che a Spielberg abbiamo sempre perdonato) ma ha un finale di una potenza incredibile, con cui il regista torna a giocare con la nostra emotività collettiva con un’abilità che non riportava alla luce da anni. Siamo soli nell’Universo? Domanda sbagliata, forse siamo soli in questo Universo, su questa Terra, siamo diventati fruitori, gregge, invece di inseguire l’autonomia di pensiero e la speranza collettiva.
Difficile prevedere se e quanto il film potrà incassare, le nuove generazioni il cinema di Steven Spielberg non hanno dimostrato di amarlo particolarmente. Ma è e rimane uno dei suoi migliori di questo secolo, un grande film di fantascienza dove più che la natura visiva contano le idee, i sentimenti, la sua volontà di farci capire che alla fine il male che creiamo, è parte di quella paura verso l’ignoto che dovremmo combattere, non accogliere.
Voto: 7,5
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