Domenico Procacci, patron della casa di produzione Fandango che da quasi quarant’anni firma i più grandi successi del cinema e della letteratura italiana, dietro l’immagine del produttore di successo che ha scoperto talenti e collaborato con mostri sacri come Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Gabriele Muccino, nasconde un passato fatto di profonde insicurezze e aneddoti inediti che ha confidato al Corriere della Sera.


A partire dalla sua giovinezza a Bari e dai primi anni romani, segnati da una forte timidezza: «Un ragazzo che all’epoca non era tanto socievole, anzi era perennemente a disagio. Ma questa è una cosa che non è passata anche se faccio finta che lo sia. C’era il mio amico Ennio, un po’ più grande di me, amico ancora oggi, che mi recuperava dopo che me ne andavo dalle feste perché mi veniva male a stare lì. Tra i 18 e i 20 anni non ero un caso umano ma insomma… Forse se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore oggi». Un disagio rimasto vivo anche a inizio carriera: «Mi ricordo quando alla Mostra di Venezia si annunciavano anche i produttori, come gli attori e i registi. Ecco, solo per il fatto di dover fare così (alzarsi per ringraziare con il capo n.d.r) il cuore mi batteva a mille, avevo la tachicardia».



L’amore con Kasia Smutniak

La vera svolta personale è arrivata grazie all’incontro con l’attrice Kasia Smutniak: «La mia vita è cambiata molto da 15 anni a oggi.

Mio figlio Leone ne ha meno di 12, quindi io ne avevo 54 quando è nato. Il primo figlio biologico quando uno dice basta figli perché ne ha già 2 o 3. Considero però mia figlia anche Sophie, avuta da Kasia con Pietro Taricone, che ha 21 anni. Sì, prima di Kasia la mia vita era disordinata. Con alcune relazioni importanti ma sostanzialmente disordinata».

Nel corso della lunga chiacchierata, il fondatore di Fandango svela anche i retroscena dei suoi rapporti con i registi più famosi d’Italia, confessando di non amare i conflitti ma di aver avuto scontri accesissimi proprio con uno dei suoi più grandi amici di sempre: «Io non sono una persona portata al conflitto. Però, ecco, se dovessi dire il regista con cui ho litigato di più è Sergio Rubini. Ma è anche una delle persone a cui voglio più bene. È un amico e stiamo parlando di fare un altro film insieme». Infine, Procacci rivela una bizzarra ossessione per lo sport che lo assorbe totalmente nella vita di tutti i giorni e che fa sorridere l’intero ambiente del cinema: «La mia sola regia è “Una squadra” sulla coppa Davis vinta in Cile… Tutti mi sfottono perché parlo solo di tennis. Comunque Sandro Veronesi lo batto sempre. Giovanni Veronesi è meno forte di me ma riesce a battermi. E non me lo spiego».




Ultimo aggiornamento: martedì 9 giugno 2026, 12:03





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