di
Valentina Santarpia
Ristrutturarlo costerebbe 7 milioni. M5S: «Stanno smantellando il patrimonio immobiliare come Rai 3». Contro la vendita del teatro si erano schierati anche artisti come Rosario Fiorello e Fabrizio Biggio. Pd: «Risposte insoddisfacenti»
«Il teatro delle Vittorie rappresenta una delle pagine più importanti della storia della televisione italiana» dove «si sono svolti programmi, eventi e produzioni che hanno contribuito a formare l’identità culturale del Paese e la memoria di intere generazioni. Il suo valore storico è indiscutibile e costituisce parte integrante del patrimonio culturale della Rai. Tuttavia il riconoscimento di tale valore non esime dalla necessità di valutare se l’immobile continui a rappresentare, nelle mutate condizioni tecnologiche e produttive, un’infrastruttura strategica per il perseguimento degli obiettivi aziendali».
Lo ha detto il direttore generale della Rai, Roberto Sergio, in audizione davanti alla commissione di Vigilanza. «La responsabilità gestionale – ha proseguito – impone infatti di considerare con attenzione i costi di mantenimento, gli investimenti necessari all’adeguamento strutturale e tecnologico, il livello di utilizzo effettivo e la capacità dell’immobile di rispondere alle esigenze produttive contemporanee».
Il punto chiave è la dismissione del patrimonio immobiliare della Rai, che, ricorda Sergio, «costituisce una risorsa di valore storico, culturale e industriale, costruita nel corso di oltre settant’anni di attività» ma «proprio per questa ragione deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e visione prospettica».
Il che significa che non si può necessariamente conservare «ogni singolo bene», ma valutare la sua «capacità di contribuire concretamente agli obiettivi del servizio pubblico» considerando che «l’evoluzione tecnologica e produttiva degli ultimi decenni ha profondamente modificato le esigenze operative dell’industria audiovisiva»: le modalità di produzione «richiedono oggi infrastrutture sempre più flessibili, tecnologicamente avanzate, sostenibili sotto il profilo energetico e pienamente integrate con le piattaforme digitali e con i nuovi modelli di distribuzione dei contenuti».
L’obiettivo è «garantire che il patrimonio materiale e immateriale costruito in oltre settant’anni di storia continui a produrre valore per i cittadini, rafforzando la capacità della Rai di adempiere, anche nei prossimi decenni, alla propria missione culturale, informativa e democratica al servizio della Repubblica». Critiche le opposizioni, con il deputato M5S Gaetano amato che sottolinea: «Stanno smantellando il patrimonio immobiliare come stanno smantellando Rai 3».Vinicio Peluffo, componente Pd nella commissione e di vigilanza Rai, attacca: «La Rai continua a presentare il piano immobiliare come un’operazione di razionalizzazione, ma la sensazione è che il piano immobiliare stia diventando, di fatto, il surrogato del piano industriale e del piano editoriale». Secondo Peluffo, «restano aperti tutti i principali nodi relativi al piano immobiliare dell’azienda e, in particolare, al futuro del Centro di produzione Rai di Milano». Contro la vendita del teatro delle Vittorie si erano schierati anche artisti come Rosario Fiorello e Fabrizio Biggio.
I costi impossibili di risistemazione
«Non facciamo le dismissioni per fare cassa e vendere i gioielli di famiglia» ma per rendere «più performanti, moderne e digitali tutte le sedi che ci sono sul territorio italiano che in questo momento vivono una situazione di grande sofferenza», sottolinea il direttore generale della Rai, Roberto Sergio.
Da tempo il Teatro delle Vittorie viene utilizzato esclusivamente per la registrazione di trasmissioni quotidiane e preserali, «non essendo più possibile garantire le condizioni minime di affidabilità e sicurezza richieste per le trasmissioni in diretta», come ha spiegato Paola Sciommeri, direttrice infrastrutture immobiliari e sedi locali della Rai- «Inoltre, la sua collocazione logistica all’interno di un contesto abitativo rende la sua piena operatività incompatibile con i vincoli acustici e ambientali previsti dalla normativa vigente».
Ci sono anche «problemi di impermeabilizzazione della copertura, con interventi ripetuti che non hanno risolto il problema». In sintesi, «un’eventuale rifunzionalizzazione richiederebbe investimenti estremamente elevati, stimati in 7 milioni di euro, per il completo rinnovamento degli impianti elettrici, della climatizzazione, delle insonorizzazioni, oltre che per ulteriori adeguamenti funzionali e normativi».
Le trattative con il ministero della Cultura
Quindi, che fine farà lo storico teatro? Con il ministero della Cultura c’è «un’interlocuzione in corso» dopo la manifestazione di interesse per «il teatro delle Vittorie e palazzo Labia» a Venezia, ha spiegato Sergio. «Va valutato se il MiC intenda anticipare i tempi rispetto al pacchetto di vendita mettendo in campo una veloce negoziazione» oppure se sarà necessario «attendere il diritto di prelazione al momento del rogito, previsto per la fine dell’anno».
In ogni caso non c’è fretta: il piano di dismissione immobiliare della Rai «aveva una temporalità ben definita e secondo la previsione si dovrebbe completare a fine anno 2026. C’è un’ipotesi possibile di slittamento al 2027 ma questo non inciderà minimamente sul bilancio del 2026», grazie ai 9 milioni di utile del 2025, un «bilancio positivo» che «si riverbererà comunque nel 2026 anche a fronte di uno slittamento, con l’obiettivo di un pareggio di bilancio».
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10 giugno 2026 ( modifica il 10 giugno 2026 | 11:57)
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