di
Marianna Peluso

Nel cantiere aperto sono protagoniste un’azienda vicentina e una società trevigiana

Ci sono anche acciaio vicentino e una tecnologia commercializzata da un’azienda trevigiana dentro la storia infinita della Sagrada Família. Il cantiere aperto a Barcellona nel 1882 si prepara a vivere una delle giornate più attese: oggi, nel centenario esatto della morte di Antoni Gaudí, Papa Leone XIV celebrerà una messa solenne nella basilica e benedirà la nuova Torre di Gesù Cristo. È la guglia centrale dell’edificio, il punto più alto del progetto. Con la posa dell’ultimo elemento della croce, l’edificio ha toccato quota 172,5 metri, ridisegnando lo skyline della città e facendo della Sagrada Família la chiesa più alta del mondo. I cantieri, a carrer de Mallorca, resteranno aperti anche nel 2027 e nel 2028 perché altre parti della basilica sono ancora incomplete ma la cerimonia segna un passaggio storico.

Dentro un’opera costruita da generazioni di architetti, artigiani e imprese, il Veneto ha lasciato una traccia concreta. La prima conduce a Vicenza nella sede delle Acciaierie Valbruna. L’azienda ha fornito il proprio Reval, barre ad aderenza migliorata in acciaio inox impiegate nel complesso portante delle strutture in cemento armato della Torre di Cristo, delle Torri degli Evangelisti e della Facciata della Gloria. È un contributo nascosto agli occhi dei visitatori perché è all’interno dell’ossatura del monumento. Queste barre sono state scelte per limitare uno dei problemi più comuni nelle strutture in cemento armato: la corrosione delle armature che con il tempo può compromettere il calcestruzzo. È la stessa soluzione utilizzata negli edifici esposti ad agenti aggressivi, dalle costruzioni vicine al mare a quelle sottoposte all’azione del sale antigelo.



















































Il secondo filo veneto parte da Castelfranco e arriva fino alla cripta della basilica. Ma bisogna fare una precisazione: l’intervento nella Sagrada Família è stato eseguito in Spagna da Rehabilit, delegazione catalana di Humicontrol, società con sede a Barcellona. Umidità Zero, azienda trevigiana, detiene l’esclusiva per la commercializzazione della stessa tecnologia sul mercato italiano. «Noi abbiamo acquisito il mandato per la distribuzione in Italia — spiega Manuel Zandonai, ad di Umidità Zero —. Questa tecnologia è stata installata all’interno della Sagrada Família e abbiamo una dichiarazione scritta dell’architetto che ne attesta l’efficacia». Per trovare i dispositivi bisogna scendere nella parte più bassa della chiesa. Tra il 2007 e il 2009 la cripta fu sottoposta a un intervento di recupero. Uno dei problemi riguardava l’umidità di risalita capillare: l’acqua presente nel terreno penetrava nelle murature e risaliva verso l’alto, con effetti visibili sulle superfici. 

Nel 2008 furono installati cinque dispositivi Mursec Eco, distribuiti in modo da coprire l’intera superficie della cripta. Il sistema, basato su una tecnologia di elettrofisica senza fili, viene applicato senza demolizioni. «Il punto di partenza è semplice: un fiume scende dalla montagna verso il mare per effetto della gravità — racconta Zandonai —. Contrariamente a quanto avviene in natura, all’interno delle murature si verifica il fenomeno opposto: l’acqua riesce a risalire dal basso verso l’alto attraverso il processo di capillarità. La tecnologia Mursec Eco interviene sulla causa che genera il problema, agendo sulle proprietà elettrofisiche del materiale da costruzione e contribuendo a neutralizzare l’effetto di attrazione capillare responsabile della risalita dell’umidità».


Vai a tutte le notizie di Vicenza

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

10 giugno 2026 ( modifica il 10 giugno 2026 | 09:20)