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Madrina della 72ª edizione del Taormina Film Festival, Anna Valle inaugura la manifestazione raccontando il valore del dialogo tra artisti e pubblico. Dalle storie che le sono rimaste dentro alla scelta di fermarsi per quasi due anni nel momento più fortunato della carriera, l’attrice riflette sul mestiere, sul tempo che passa e sul desiderio di continuare a cercare ruoli nuovi.
Essere madrina significa anche fare da ponte tra il pubblico e gli artisti. Quanto conta oggi mantenere vivo questo dialogo?
«Conta tantissimo. Noi facciamo un lavoro che è destinato al pubblico, non soltanto a noi stessi. Un regista realizza un film perché qualcuno possa andare al cinema o guardarlo in televisione. Per questo credo che il dialogo debba esserci sempre: è una parte fondamentale del nostro lavoro.»
Dopo tanti personaggi interpretati, ce n’è qualcuno che le è rimasto particolarmente nel cuore?
«Più che un personaggio, direi alcune storie. Quando un attore interpreta un ruolo, in quel momento quello è il suo personaggio preferito. Poi però lo lascia andare. Ci sono però storie che restano più di altre. Soraya, per esempio, era una donna realmente esistita e interpretarla mi ha permesso di conoscerne aspetti che non sapevo e di raccontarli al pubblico. Oppure Anna de “Le onde del passato”, una donna segnata da una violenza che affrontava il trauma in modo molto diverso dalla sua amica. Era un tema enorme e il lavoro fatto con il cast e con il regista è stato molto intenso. Sono storie che restano dentro.»
C’è ancora qualcosa che sente di non aver esplorato come attrice?
«Mi piacerebbe interpretare un personaggio più oscuro, con più ombre che luci. Credo che per un attore sia una sfida affascinante, perché costringe a scavare in zone meno comode e più complesse dell’animo umano.»
Guardandosi indietro, c’è una scelta che allora sembrava incomprensibile ad altri e che invece si è rivelata quella giusta?
«Sì. In un momento in cui il lavoro andava molto bene ho deciso di fermarmi per quasi due anni. Molti non capivano quella scelta, perché arrivava proprio quando sembrava che avessi tutto a disposizione. In realtà avevo bisogno di fermarmi, guardarmi intorno e capire quale direzione volevo prendere. Sono andata anche a vivere per un periodo in Francia e poi ho scelto progetti indipendenti che mi hanno dato molto. Oggi penso sia stata una decisione importante.»
Ha detto di vivere i cinquant’anni con serenità. Che cosa significa, per lei, essere sereni?
«Non li vedo tanto come un traguardo, ma come un momento di passaggio, una delle fasi della vita. Per chi fa il mio lavoro il passare degli anni è importante, ma bisogna farci pace, accoglierlo e non subirlo. Per me la serenità non coincide con la tranquillità assoluta. Anzi, ho bisogno di sentire un fermento continuo, qualcosa che mi stimoli a guardare avanti. La curiosità, la passione, il desiderio di scoprire cose nuove fanno parte della mia idea di serenità. È questo che mi tiene viva.»
E Anna Valle lontano dai riflettori com’è?
«Molto più giocherellona di quanto possa sembrare.
Quando sono con persone che conosco e di cui mi fido emerge una parte più spontanea e leggera del mio carattere.»
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