di
Alfio Sciacca
Il 36enne del Senegal, arrivato in Italia col barcone nel 2015, si è sempre dichiarato innocente per l’omicidio di Pierina Paganelli. Ora festeggia l’assoluzione in primo grado: «Rinasce la giustizia»
Se non ci sono indizi sufficienti per condannarlo come l’assassino di Pierina Paganelli, sicuramente è il responsabile dello stravolgimento portato in un sonnacchioso condominio alla periferia di Rimini. Via del Ciclamino è un mondo a sé. In mezzo alle campagne. Ad oltre sei chilometri dall’effervescenza del centro cittadino. È in questo contesto che irrompe un giovane, oggi 36enne, dal passato misterioso.
Una sorta di «bocca di rosa» dalla pelle scura che, come una tempesta nel deserto, turba la quiete pesante di famiglie che vivono una accanto all’altra come parenti stretti. Molti sono convinti Testimoni di Geova. Louis Dassilva arriva con tutta la sua prestanza fisica, i suoi riccioli neri, il suo indiscusso ascendente sulle donne. Che poi è anche all’origine del possibile movente del delitto di Pierina.
La fuga dal Senegal
In Italia approda col barcone. Nel 2015. Dopo aver attraversato il deserto ed essere stato anche incarcerato nelle terribili prigioni libiche. «Ci facevano combattere tra noi detenuti per scommessa», racconterà. Ma in Senegal era stato prima nell’esercito e poi miliziano ingaggiato per la sicurezza di dirigenti e politici. Il profilo, secondo gli inquirenti, di una persona abituata a usare le armi e magari a uccidere.
Un passato che verrà pian piano a galla solo durante le indagini per l’omicidio di Pierina. In Italia fa l’operaio metalmeccanico e nel 2018 sposa una delle grandi protagoniste di questo giallo di periferia, Valeria Bartolucci. Personaggio estroverso e dalla battuta sempre pronta, che sarà anche il suo principale alibi. «La sera del delitto eravamo assieme sul divano a vedere un film», giura lei.
La relazione e il possibile movente
Una fedeltà che resiste anche alla conclamata infedeltà del marito. Mentre divideva il letto con Valeria, aveva infatti una relazione parallela con Manuela Bianchi, nuora della vittima. «È l’uomo che ho più amato in vita mia», ammetterà l’amante, cotta come un’adolescente. A confermarlo decine di foto mentre si baciano e si scambiano effusioni. Anche nei giorni in cui il marito di Manuela è in ospedale dopo essere stato travolto in bici in un misterioso incidente. Come due ragazzini comunicato con dei «pizzini d’amore», lasciati in un’intercapedine del garage dove verrà trovato il cadavere.
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Per i pm sarebbe questo il movente del delitto: levare di mezzo Pierina perché aveva scoperto la tresca e minacciava di far cacciare Manuela dalla comunità dei Testimoni di Geova. Una passione sfuggita di mano, dove lei avrebbe indirettamente armato la mano dell’amante. Fino a quando, improvvisamente, Manuela non diventa la sua principale accusatrice: «L’ho visto in garage la mattina del ritrovamento del cadavere». Mentre lui la snobba: «Con Manuela era solo una storia di sesso». E non era l’unica. Un’altra amica di Valeria racconta di avere avuto una storia con Louise. E lui sbruffoneggia: «Avevo una lista di amanti, Manuela non era l’unica». Ma c’è di più: si scopre che in Senegal ha un’altra moglie e due figli.
L’amore incondizionato della moglie Valeria
Ma l’amore di Valeria sembra resistere a tutto. Vola anche in Senegal per andare a trovare l’altra moglie, portando regali per i figli. «Lui ha due mogli e noi lo accettiamo», spiega in tv. Dopo l’assoluzione ora vorrebbe proteggere il suo uomo a tutti i costi. Attualmente è in una località segreta e vuole portarlo via presto dal condominio dei troppi amori. Perché si troverebbero a vivere nell’appartamento accanto a quello della povera Pierina, dove oggi risiedono il figlio e la nipote. E di fronte all’abitazione della grande nemica Manuela Bianchi, andata a vivere nella casa del padre.
Louis, avvolto in un caftano bianco, invece ha pianto e si è fatto il segno della croce. «È stata fatta giustizia, è la rinascita della giustizia», sussurra lasciando il carcere. Per i suoi legali, Riario Fabbri e Andrea Guidi, «ha riacquistato la dignità e la libertà che gli erano state tolte in questi due anni di carcerazione preventiva».
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11 giugno 2026 ( modifica il 11 giugno 2026 | 08:20)
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