È stato la rivelazione di “The Unknown”, l’adventure-game che Rai 2 ha tirato fuori dal cassetto ad otre un anno dalle registrazioni. Pur non vincendo, Pino Strabioli si gode la rinnovata popolarità, che gli ha consentito tra l’altro di essere scoperto da giovani e giovanissimi. “Questa esperienza mi ha fatto conoscere ai ragazzi – racconta il conduttore a Today – le persone mi riconoscono, mi fermano per strada anche se non ricollegano il nome. Il programma sta funzionando su RaiPlay e questo è utile per essere intercettati da quella fascia d’età”.
Eliminato prima della finalissima, a Strabioli sono bastate quattro puntate rivelarsi come sorpresa assoluta di un programma a metà tra “Pechino Express” e “Money Road”, ma che col passare delle settimane ha saputo costruirsi una sua identità e autenticità.
“I primi contatti ci furono nel febbraio 2025, dopo il Festival di Sanremo, con le riprese che partirono attorno a marzo”, rivela Strabioli. “Effettuai dei colloqui da remoto, non ci furono incontri dal vivo per un provino. La mia prima reazione fu gelida, pensai che fossero dei pazzi, ero convinto di non essere adatto al programma. Cercai di capire il più possibile il meccanismo, ma furono bravissimi a mantenere l’assoluto mistero. Da casa poteva apparire tutto studiato, invece no. Ci fornirono pochissime informazioni e furono bravi a convincerci”.
Non ti comunicarono nemmeno i nomi dei compagni di viaggio?
“Nulla di nulla. Due giorni prima della partenza lessi alcune indiscrezioni sul web. Stop. Ci misero in una casetta per quarantott’ore, ognuno isolato nella sua camera. Poi ci bendarono e ci fecero salire su questo van, come si è visto nella prima puntata. In macchina sentivo le ginocchia degli altri concorrenti seduti accanto a me. Mi domandavo se fossero di uomini o di donne. Quando ci scoprirono gli occhi ebbi solo la conferma della Manzini, di cui avevo letto il nome in qualche anticipazione. Il resto fu una sorpresa”.
Come si svolsero le registrazioni?
“Una puntata si girava in tre giorni. Seguiva una giornata di riposo chiusi in una stanza, senza telefonini e televisione. Complessivamente le riprese sono durate venti giorni, circa quindici nel mio caso”.
Il tuo approccio fu un po’ traumatico.
“Si è visto. Sono partito in un modo abbastanza confuso. Poi sono entrato nel gioco. In questo mi ha molto aiutato il teatro: ti immergi in una dimensione che non conosci e ti lasci andare. Ho deciso di mostrarmi per quello che sono, senza fare finta. Non ho recitato e mi sono divertito tantissimo. Sono curioso per natura. Osservare un’umanità così varia con cui dovevo convivere è stato educativo”.
In che senso?
“La convivenza la conoscevo da un altro punto di vista, non per gioco. Ci siamo ritrovati a stare in sei in una stanzetta, a camminare tantissimo. Molte scene sono state tagliate per motivi di tempo. Ma devo riconoscere che il montaggio è stato perfetto, non è stato censurato niente. Attorno a noi si muovevano tantissime persone, c’era un apparato tecnico pazzesco. Sono rimasto sconvolto dal lavoro della macchina produttiva”.
Il programma è stato tenuto in magazzino per oltre un anno.
“Questo letargo alla fine non ci ha fatto male. Rivedermi dopo un anno è stato positivo. Ho maturato il giusto distacco e mi sono riguardato come se fossi un altro. Mi sono persino giudicato simpatico. Sono riuscito ad azzerare tutti i timori che avevo e ho riso di me stesso”.
Mantenere il riserbo per tutto questo tempo, però, sarà stato complicato.
“Guarda, era già uscito tutto ed essendo stato eliminato prima dell’epilogo non potevo sapere chi avesse vinto. Non è stato un problema da quel punto di vista”.
Grazie a “The Unknown” il pubblico ha potuto scoprire il tuo lato comico.
“Chi mi ha visto in teatro sa che possiedo un taglio ironico. Al contrario, chi mi ha seguito solo in tv lo scopre adesso, anche se a dire il vero io nasco come comico. In ‘T’amo Tv’, mio primo programma su Tmc con Fabio Fazio, facevo cose carine. Parlavo umbro, ero divertente. Così come ad ‘Uno Mattina’. In seguito ho mollato quel percorso. Recuperarlo non mi dispiacerebbe. Una trasmissione come ‘Lol’ la farei!”.
E “Pechino Express”?
“No, non ce la farei fisicamente. Potrei partire in coppia con Sabrina Knaflitz, con cui sono in scena, ci avevamo pensato. Ma non reggerei, onestamente”.
Qualcuno ti vedrebbe bene al “Grande Fratello”.
“Qualcuno su X lo auspica, io lo escludo. Non per snobismo, ma stare fermo nel quotidiano non mi interessa. In ‘The Unknown’ si andava alla scoperta di una regione splendida come la Calabria. Ho ammirato posti incantevoli. Anzi, intendo tornarci in vacanza. Le convivenze coatte lunghe dei mesi non fanno per me”.
Sei diventato un meme. Un piacere o un fastidio?
“Mi ha divertito molto. A parte qualche frecciatina idiota di chi mi consigliava la pensione, il clima che si è creato attorno a me mi è piaciuto. Mi sono goduto l’esperienza, liberandomi dei miei limiti”.
Auspichi la realizzazione di una seconda edizione?
“Sarebbe un grande peccato se la Rai non ripetesse l’esperienza. ‘The Unknown’ ha gli ingredienti del reality che fa uscire i caratteri delle persone che sono in continuo movimento. A questo aggiungici i panorami meravigliosi, le gare che si possono svolgere a qualsiasi età. E pure l’idea di mescolare famosi e non in continuazione è stata una bella trovata”.
Qualche correzione in corsa forse sarebbe necessaria.
“Si potrebbe andare alla scoperta di altri luoghi, questo sì. In ogni caso, la Rai ha dimostrato di poter attrarre i giovani. I risultati ottenuti sono stati buoni e c’è un linguaggio che andrebbe coltivato”.
Costanza Caracciolo sui social è stata tutt’altro che diplomatica: “Programma stupendo, completamente sottovalutato dalla rete che ci ha trasmessi! Peccato”. Concorda?
“Non c’è stata una promozione massiccia. E’ passata l’idea di un esperimento e possiamo affermare che ha funzionato. Per questo andrebbe replicato. La televisione deve essere una palestra e andrebbe valorizzato il lavoro di autori, tecnici e produttori validissimi. Io provengo da una tv artigianale, semplice, povera, fatta in studio. Vederli all’opera mi ha affascinato, è stato un viaggio nel viaggio”.
Speri che questa parentesi possa aprirti nuove porte all’interno della Rai?
“Sono lucido e cosciente, a me va benissimo così. Le cose passano, la gente dimentica. Non so quale sarà il mio futuro in Rai, sono in attesa, ma è un’attesa che non mi disturba, non mi agita. Per adesso so che l’8 luglio condurrò su Rai 3 la serata finale del Premio Strega con Gloria Campaner. Non ho ansie da prestazione. Ho i miei impegni teatrali, sto nella mia dimensione consapevole delle mie qualità graffianti”.
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