L’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su MPS potrebbe non aver chiuso definitivamente la partita sul futuro della banca senese, infatti UniCredit e Banco BPM starebbero valutando un possibile rilancio congiunto, sullo sfondo dei contatti tra Andrea Orcel e Delfin.
Il Giornale d’Italia aveva anticipato le possibili contromosse: secondo i rumors raccolti, proseguirebbero infatti i contatti tra Andrea Orcel e gli eredi Del Vecchio in merito al 17,5% del capitale del Monte dei Paschi di Siena detenuto da Delfin. Le valutazioni allo studio farebbero riferimento a una valorizzazione complessiva di circa 5,5 miliardi di euro, pari a circa 11 euro per azione, livello superiore di circa il 3% rispetto alla proposta avanzata dal gruppo guidato da Carlo Messina.
Parallelamente, il mercato guarda alle opzioni strategiche valutate da Giuseppe Castagna. Tra gli scenari che circolano negli ambienti finanziari figura anche l’ipotesi di un eventuale contro-Opas su MPS, con il possibile coinvolgimento di Banco BPM accanto a UniCredit.
I riflettori sono puntati in particolare su Andrea Orcel e Giuseppe Castagna. I due amministratori delegati si trovano infatti di fronte a uno scenario che potrebbe ridisegnare gli equilibri del credito italiano. L’eventuale successo dell’operazione di Intesa rafforzerebbe ulteriormente il primo gruppo bancario del Paese, spingendo inevitabilmente gli altri grandi istituti a valutare le proprie opzioni strategiche.
Il mercato guarda con attenzione a UniCredit. La banca guidata da Orcel è oggi concentrata sul rafforzamento della propria posizione in Germania, dove le adesioni all’Ops su Commerzbank hanno superato l’11% del capitale, portando la quota complessiva detenuta dal gruppo vicino al 38% tra partecipazioni già possedute e azioni conferite all’offerta. Un risultato che ha consentito a UniCredit di superare ampiamente l’obiettivo iniziale del 30% e che consolida il ruolo dell’istituto nel processo di consolidamento bancario europeo.
Proprio il progresso registrato sul dossier Commerzbank alimenta però nuove speculazioni. È molto probabile che, una volta definita la partita tedesca, UniCredit potrebbe tornare a valutare opportunità sul mercato italiano.
È da qui che nasce una delle ipotesi più discusse nelle ultime settimane: quella di una possibile convergenza di interessi tra UniCredit e Banco BPM. Il mercato non esclude che, di fronte a un ulteriore rafforzamento di Intesa, possano emergere valutazioni comuni o iniziative capaci di modificare l’attuale assetto della partita. Tra gli scenari presi in considerazione dagli operatori figura anche quello di un eventuale rilancio sostenuto da Banco BPM e UniCredit.
A sostenere queste aspettative è stata anche la reazione di Piazza Affari. Nella seduta successiva all’annuncio dell’Opas, oltre a MPS sono saliti con decisione anche UniCredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo e BPER. Un andamento che molti operatori hanno interpretato come il segnale che il mercato continui a considerare aperti diversi scenari sul fronte del consolidamento bancario.
Come anticipato nei mesi scorsi da Il Giornale d’Italia, Andrea Orcel potrebbe valutare contromosse indirette piuttosto che una contro-Opas frontale, concentrandosi sugli azionisti chiave del sistema finanziario italiano. Tra i nomi citati dagli analisti figura in particolare Delfin, primo azionista di MPS con il 17,5% e azionista rilevante anche di Generali. Secondo questa lettura, il rafforzamento delle relazioni con gli azionisti strategici potrebbe rappresentare per UniCredit una leva più efficace rispetto a un’offerta concorrente sulla banca senese.
Anche la reazione di Piazza Affari ha contribuito ad alimentare le speculazioni su possibili contromosse all’Opas di Intesa. Nella seduta successiva all’annuncio dell’operazione, oltre a MPS (+4,03%), sono salite anche UniCredit (+3,7%) e Banco BPM (+2,5%). Un andamento che alcuni operatori leggono come il segnale che il mercato continui a considerare aperta la partita per Siena e a prezzare l’eventualità di una contro-Opas o di iniziative alternative da parte degli altri protagonisti del risiko bancario.
Carlo Cimbri ha espresso una posizione favorevole all’operazione promossa da Intesa Sanpaolo, definendola coerente con l’obiettivo di rafforzare il sistema bancario nazionale. L’amministratore delegato di Unipol ha sottolineato di non vedere particolari criticità per gli interessi italiani e ha ribadito che saranno gli azionisti a decidere l’esito dell’offerta. Pur evitando di sbilanciarsi sugli scenari futuri, Cimbri non ha escluso che il processo di consolidamento possa proseguire una volta completata l’integrazione tra MPS e BPER, osservando come sia ancora prematuro immaginare quale sarà l’assetto del mercato nei prossimi anni. Un atteggiamento che riflette la consapevolezza di un risiko ancora in movimento, nel quale le attuali operazioni potrebbero rappresentare soltanto una fase di un più ampio processo di riassetto del settore bancario italiano.
Ad alimentare le speculazioni contribuiscono anche le dichiarazioni dello stesso Carlo Messina. L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo ha infatti riconosciuto che il completamento dell’operazione su MPS potrebbe spingere altri operatori a valutare contromosse. Secondo Messina, la nascita di un gruppo MPS-BPER destinato a diventare il secondo operatore sul mercato domestico potrebbe indurre UniCredit a riflettere sul proprio posizionamento in Italia. Il manager ha inoltre osservato che, qualora Banco BPM non riuscisse a portare avanti un’operazione sul Monte, l’istituto potrebbe tornare a rappresentare un obiettivo di interesse nel più ampio processo di consolidamento del settore. Considerazioni che, secondo gli operatori, contribuiscono a mantenere aperti diversi scenari sul futuro del risiko bancario italiano.
Con un’Opas da 30,6 miliardi di euro su MPS, Intesa Sanpaolo punta a rafforzare ulteriormente la propria posizione nel mercato bancario italiano. L’operazione prevede la cessione di 635 filiali a Unipol, destinate a confluire in BPER all’interno di un più ampio progetto di consolidamento. La mossa di Intesa si inserisce nel pieno del risiko bancario e rappresenta un’alternativa al progetto di fusione tra Banco BPM e MPS promosso da Giuseppe Castagna, contribuendo a ridisegnare gli equilibri del settore e coinvolgendo direttamente anche Unipol e BPER.