di
Caterina Ruggi d’Aragona
Grande mobilitazione venerdì di molte sigle sindacali del pubblico e del privato per migliori condizioni di lavoro nei musei. Solo il Giardino di Boboli ha aperto normalmente. Montanari sulle dimissioni: «Nessuna conseguenza, a parte le parole scomposte del ministro Giuli»
La Galleria di Palazzo Pitti è rimasta chiusa per tutta la giornata di venerdì. Di pomeriggio ha chiuso tutto Palazzo Pitti, eccetto il Giardino di Boboli. Agli Uffizi, porte chiuse in mattinata per il primo piano e in alcune sale del secondo piano della Galleria delle Statue e delle Pitture. È stata questa la conseguenza del primo sciopero nazionale del settore culturale, indetto da Fp-Cgil, Nidil-Cgil e Filcams-Cgil, a cui hanno aderito anche Cub, Usi, Adl Cobas, Cobas Lavoro Privato, Clap, Sial Cobas, e le associazioni del lavoro culturale Mi Riconosci?, Redacta e Acta.
«La prima volta nella storia che uno sciopero abbia messo insieme lavoratori della cultura afferenti a tipologie contrattuali diverse (dipendenti pubblici, impiegati di aziende private e di cooperative), perché in una situazione in cui il pubblico arretra sempre di più, riducendo le dotazioni organiche, avanza l’esternalizzazione, che porta precarietà, false partite iva, part-time ciclico, lavoro a intermittenza, assenza di tutele previdenziali e sociali, sottoremunerazione, contratti impropri o inesistenti. Questi i motivi per cui oggi la cultura si è fermata, a Firenze e non solo», spiega Mirella Dato, segretaria regionale della Cgil alle Funzioni centrali, che ha partecipato al presidio dei lavoratori della cultura e bibliotecari, venerdì 12 dalle ore 9 alle 12.30 sul piazzale degli Uffizi.
Al loro fianco anche Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, dimessosi pochi giorni fa dal cda degli Uffizi in polemica per la nuova composizione a suo giudizio troppo orientato politicamente a destra, che ha detto: «Il patrimonio culturale serve al pieno sviluppo della persona umana, pero se il lavoro che dovrebbe produrre questo effetto è lavoro precario, non dignitoso, il risultato è diametralmente opposto. Il problema del precariato estremo è problema di tutti noi: ha a che fare con la qualità della nostra democrazia e della nostra vita.
Sullo specifico degli Uffizi Montanari aggiunge: «Non è possibile che un museo che produce quantità enorme di denaro abbia lavoratori stagionali come i campi dei pomodori. È inutile guardare Botticelli se disprezziamo le persone che puliscono i bagni del museo dove è esposto». Quanto alle sue dimissioni: «Nessuna conseguenza, a parte le parole scomposte del ministro Giuli».
Jacopo Andreoni, della Rsu Cgil dell’Accademia e del Bargello, ha messo in evidenza il contrasto tra «il sovraffollamento da overtourism e gli organici del settore museale, a cui manca il 35% dei lavoratori». Una percentuale nazionale ma che, spiega il sindacato, ricalca il fabbisogno anche in Toscana.
«Andreoni ha posto anche il problema della precettazione, riferendo che molti suoi colleghi non hanno potuto partecipare al presidio per garantire il servizio minimo essenziale: abbastanza ridicolo, perché l’attività museale non riguarda la salute o il soccorso. Certamente, oggi ci sono stati disagi non da poco agli Uffizi, un museo con 5 milioni di visitatori all’anno. Non riusciamo a essere precisi sui numeri dei lavoratori, proprio per la grande quantità di esternalizzati; ma sicuramente – prosegue Mirella Dato – sappiamo che gli Uffizi così come gli altri musei, le biblioteche e la stessa Sovrintendenza, sono ridotti all’osso. Il Ministero della Cultura non fa assunzioni da anni, e non ha rimpiazzato nemmeno i migliaia di lavoratori fuoriusciti con il turnover».
Sarah Caudiero del sindacato di base ha riferito che nell’ultima settimana ci sono addetti che hanno fatto tutti i giorni doppi turni, arrivando a lavorare 9-11 ore con cinque minuti di pausa pranzo perché non c’è abbastanza personale. «Questa situazione – ha sottolineato -è rappresentativa di un settore che viene svilito continuamente, precarizzato, sottopagato. Per questo, la lotta delle lavoratrici dei musei continuerà. Le mobilitazioni continueranno fino a ottenere un contratto indeterminato per tutto l’anno».
Gaia Ravalli di Mi Riconosci? ha osservato che «si parla veramente di salari bassissimi, anche 5-6 euro l’ora», e che «siamo in una città», ossia Firenze, «in cui c’è un problema fortissimo di turistificazione, di gentrificazione a discapito della cittadinanza, si perdono spazi per la cittadinanza. Noi come cittadine e cittadini paghiamo le conseguenze della turistificazione e al contempo come lavoratrici e lavoratori siamo sottoposti a un lavoro povero, precarizzato, frammentato».
«Siamo qui per iniziare un percorso che non non finisce oggi ma ci vedrà in piazza, speriamo uniti, quante più persone possibili per un nuovo corso che vada verso la legittimazione dei lavoratori impiegati in questo settore», ha detto Valeria Giunta (Fp-Cgil), sottolineando che «non vogliamo più sentir parlare di partite Iva improprie, di lavoratori in subappalto che non hanno le giuste tutele».
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12 giugno 2026 ( modifica il 12 giugno 2026 | 18:32)
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