di
Alfio Sciacca

L’ipotesi dell’addio al carcere e dell’affidamento in prova. Cataliotti: «Per un avvocato notizie del genere non possono che far piacere. La decisione non fa una piega». Tizzoni e Compagna: «Questo non rende Stasi ancora un uomo libero e la condanna resta»

MILANO – Nessuna sorpresa. Tutt’altro. «Ad un avvocato notizie del genere non possono che far piacere. Per Alberto Stasi, come per qualunque altro condannato che dia dimostrazione di potersi reinserire socialmente. Si tratta di un sacrosanto principio di diritto». Liborio Cataliotti commenta così la notizia che Stasi potrebbe presto lasciare il carcere per essere ammesso all’affidamento in prova ai Servizi sociali. «Evidentemente — risponde al Corriere — si sono create le condizioni perché la pena residua possa essere espiata fuori dal carcere, quindi con prescrizioni meno restrittive. Esattamente come prevede la legge. La decisione non fa una piega e mi complimento».

Il giudizio dell’avvocato, che assieme ad Angela Taccia difende Andrea Sempio, arriva ancor prima della decisione del Tribunale di Sorveglianza. Perché rientrerebbe in una routine per i detenuti con un residuo di pena inferiore a quattro anni. E soprattutto perché il parere favorevole dato dalla Procura generale e la decisione del Tribunale del Riesame «non hanno assolutamente nulla a che vedere con la nuova inchiesta che vede indagato Sempio».



















































Lo pensano anche i legali della famiglia Poggi. «Stasi — affermano gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna — ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa al carcere avendo un residuo di pena inferiore ai quattro anni. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente sia sostanzialmente. A noi interessa che le sentenze abbiano accertato la verità sull’omicidio di Chiara, quanto al percorso rieducativo è, appunto, il Tribunale di Sorveglianza a doverlo stabilire». L’avvocato Compagna non rinuncia ad una sottolineatura sull’annunciata istanza di revisione da parte dei legali di Stasi. «Ad oggi — dice al Corriere — non c’è stata alcuna istanza di revisione e per quello che ci riguarda non ce ne sono assolutamente i presupposti. L’affidamento in prova si inserisce in una normale dinamica carceraria».

Insomma per i legali il fatto che Stasi finisca di scontare la pena fuori dal carcere non sposta nulla rispetto alla condanna a 16 anni e rispetto alla posizione del nuovo indagato Andrea Sempio per il quale al momento non c’è ancora (anche se è scontata) neppure la richiesta di rinvio a giudizio.

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E nulla sposta anche la circostanza che ad esprimersi, dando parere favorevole, sia stata la Procura generale di Milano. Cioè lo stesso ufficio chiamato a valutare un’eventuale richiesta di revisione del processo Stasi. «La Procura generale è un ufficio, non una singola persona — afferma Francesco Compagna —. Anche a voler fare il processo alle intenzioni non è che la Procura generale esprime un parere favorevole o meno sull’affidamento in prova sulla base delle valutazioni che potrebbe fare su un’eventuale richiesta di revisione. Sono due cose totalmente diverse e sganciate tra di loro».

In altre parole, sia per i legali di Sempio sia per quelli dei Poggi, è completamente fuorviante leggere la concessione dell’affidamento in prova alla luce della riapertura del caso Garlasco. «Parliamo esclusivamente di misura alternativa al carcere — insiste l’avvocato Cataliotti —. L’affidamento in prova ormai viene concesso anche per i reati cosiddetti parzialmente ostativi. La Procura generale per dare il suo parere valuta esclusivamente la condotta del detenuto, le relazioni degli educatori del carcere, quelle delle forze dell’ordine su una possibile pericolosità, le relazioni sulle condizioni di vita fuori dal carcere dal punto di vista abitativo e lavorativo. Sarebbe veramente sorprendente se le motivazioni facessero riferimento ad altro».

E snocciola anche i dati: «Non vedo nulla di eccezionale perché mediamente a Milano nei giorni fissati ci sono 70-80 udienze per misure alternative alla detenzione. Quindi non solo affidamento in prova». Semmai l’avvocato Cataliotti è rimasto sorpreso che non sia trapelato nulla sull’udienza. «In genere — spiega — vengono fissate molti mesi prima. Ma evidentemente la notizia è sfuggita a tanti, anche a voi giornalisti»

13 giugno 2026 ( modifica il 13 giugno 2026 | 08:37)