di
Cesare Giuzzi
Attesa la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il nodo della revisione del processo
Di giorni, da quel 12 dicembre 2015 quando si presentò alla porta del carcere di Bollate dopo la condanna della Cassazione, ne sono trascorsi più di 3.800. Ma per la prima volta Alberto Stasi potrebbe non dover rientrare più nella cella dove sta scontando la condanna a 16 anni per aver ucciso Chiara Poggi. Manca ancora la decisione dei giudici del Tribunale di Sorveglianza, ma il parere positivo della Procura generale, le relazioni del carcere e degli educatori rendono piuttosto prevedibile l’ok dei giudici alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali avanzata due mesi fa dai suoi legali.
Niente a che vedere con l’eventuale revisione o provvedimenti di sospensione dell’esecuzione della pena che potrebbero essere adottati in relazione alle nuove indagini sul caso Garlasco, ma un istituto previsto per tutti i detenuti a cui rimanga da scontare una pena inferiore ai quattro anni. Il fine pena di Stasi, al netto degli sconti previsti per la buona condotta, è infatti fissato per il 22 ottobre 2028, quindi tra poco più di due anni. Da qui l’istanza presentata due mesi fa dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis al Tribunale di Sorveglianza che già aveva concesso, nel 2023, la possibilità del lavoro esterno e nell’aprile dell’anno scorso la semilibertà (ossia la possibilità di rientrare in carcere solo per dormire).
Ieri Stasi s’è presentato all’udienza al piano terra del Palazzo di Giustizia di Milano dove quaranta minuti prima c’era stata quella su Nicole Minetti dopo la concessione della grazia. Telecamere e fotografi però erano tutti già lontani. Del resto gli stessi legali di Stasi avevano tenuto la notizia dell’istanza segreta nonostante il clamore continuo di questi mesi sul caso Garlasco.
In aula, davanti al presidente della Sorveglianza, Marcello Bortolato, la sostituta pg Valeria Marino delegata dalla procuratrice generale Francesca Nanni. La stessa che aveva invece dato parere «non positivo» (e fatto ricorso in Cassazione poi respinto) sulla concessione della semilibertà. Allora a muovere la Procura generale era stata la concessione di una intervista di Stasi alle Iene ritenuta «non autorizzata». Stavolta invece il parere positivo sarebbe legato alla «buona condotta, alle relazioni positive del carcere» e in particolare dell’area educativa, al comportamento tenuto da Stasi in questi mesi e dopo la concessione della semilibertà. Ma tra gli elementi positivi sottolineati dalla Pg c’è anche il fatto che Stasi «ha accettato la condanna» pur continuando a professare la sua innocenza, stia risarcendo la famiglia della vittima e «non abbia più fatto interviste alla stampa» oltre alla «sua presenza davanti al Tribunale».
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In aula il 42enne ha anche risposto alle domande dei giudici sul suo percorso carcerario e su quello lavorativo. Da tre anni, infatti, lavora come contabile in uno studio del centro di Milano. Un percorso senza macchie né infrazioni. In caso di ok dei giudici Stasi lascerà la sua cella a Bollate, condivisa con un giovane detenuto (ieri però era già fuori per una licenza).
Stasi ha detto che porterà via solo le cose essenziali lasciando il resto ai compagni. In questi anni, nonostante il reato atroce per il quale è stato condannato, gli altri reclusi hanno sempre avuto nei suoi confronti un atteggiamento di «rispetto» a causa dei «dubbi» suscitati negli altri reclusi da un percorso processuale controverso, con la condanna arrivata dopo due assoluzioni e cinque gradi di giudizio.
Anche se formalmente l’inchiesta di Pavia non è «entrata» nel procedimento (ad occuparsi della questione revisione è la stessa Procura generale) in aula durante l’udienza c’è stato più di un riferimento a questi mesi «caldi» sia da un punto di vista mediatico, sia per l’aspettativa di una riscrittura dell’intera vicenda del delitto di Chiara Poggi. Per la legge Stasi è, e rimane, il colpevole del delitto e lo sarà fino all’intervento di un giudizio di revisione. La procuratrice Nanni sta studiando le carte inviate dai magistrati pavesi. Se ne parlerà dopo la fine dell’estate. Di fatto però la scarcerazione di Stasi, seppure con i paletti dell’affidamento, darebbe «respiro» anche al lavoro della Procura generale, non trattandosi di una persona reclusa. E per l’ex «bocconiano con gli occhi di ghiaccio» sarebbe il primo passo verso il futuro, che sarà certamente lontano da Garlasco, come ha già deciso. Se da semplice ex detenuto, o redivivo innocente, lo si capirà presto.
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13 giugno 2026
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