
Dove e chi guarda, Margaret Fairchild (Emily Blunt) in Disclosure Day di Steven Spielberg?
PROVE FOTOGRAFICHE DI VERITÀ SEGRETe nascoste dal Potere. Immagini rivelate, telecinesi, creature da altri pianeti e una Babele di lingue… Gli extraterrestri esistono? Sono buoni o malvagi? Steven Spielberg torna al “cinema degli alieni” che lo ha reso popolare negli anni Settanta (Incontri ravvicinati del terzo tipo) e Ottanta (E.T. L’extraterrestre). Lo fa con un’opera potente, suggestiva e capace di tensione, sia emotiva che etica. Cast notevole in cui spiccano Josh O’Connor e Emily Blunt.
Il giovane matematico Daniel Kellner (Josh O’Connor) lavora per l’importante multinazionale non governativa Wardex diretta da Noah Scanlon (Colin Firth). Kellner, insieme a un team di altri colleghi guidati da Hugo (Colman Domingo), ha trafugato materiali segreti all’azienda e intende renderli pubblici. L’uomo ha una quantità sterminata di prove video che dimostrano l’esistenza degli alieni. Diversi uomini in divisa nera della Wardex danno la caccia a lui e alla sua fidanzata Jane (Eve Hewson). Nel frattempo, la meteorologa Margaret Fairchild (Emily Blunt) comincia a parlare lingue che non ha mai studiato e perfino un linguaggio sonoro astruso e mai udito da orecchio umano. La donna inizia improvvisamente anche a percepire pensieri, paure, dolori delle persone che le stanno accanto. Gli extraterrestri esistono davvero? Cosa vogliono da noi?

Josh O’Connor in Disclosure Day
Nella prima scena di Disclosure Day ci troviamo al centro di un ring di wrestling, ovvero lo spettacolo di finzione USA per eccellenza. Nonostante i muscoli e le evoluzioni degli atleti in campo siano reali e richiedano un vero sforzo fisico, sul quadrato tutto è finto. Ricostruito, recitato: una messinscena di cui gli “attori” conoscono il copione fino alla vittoria di uno dei “combattenti”, quasi moderni gladiatori (finti). Tra gli spettatori vedremo poi uno dei protagonisti del racconto, il matematico Daniel Kellner. Spielberg sembra dirci fin dalla prima inquadratura che all’epoca del nuovo panem et circenses, ma anche delle fake news (l’informazione “autentica” è per pochi), forse solo le singole persone che cercano Verità potranno cambiare qualcosa in un nuovo grande conflitto tra libertà e destino. Tra testimonianza e memoria. Il titolo inglese Disclosure Day significa proprio questo: giorno della divulgazione, ma anche giorno della rivelazione (dei segreti tenuti nascosti sugli alieni).
In nome della verità, Kellner si rivela quasi un David contro il Golia della multinazionale Wardex. Kellner e Fairchild (bambina giusta) “sentono” il mondo. Percepiscono il dolore, le frustrazioni e la sofferenza degli altri. Anche il capo della Wardex, Noah Scanlon (Firth), può entrare nella mente degli altri. Ma solo per prenderne il controllo, per manipolare e “dominare” il pensiero o incrinare la forza di volontà. La differenza è come “si osserva il mondo”. I corpi manipolati e con la mente “controllata” subiscono un improvviso cambio di iride. Il colore degli occhi muta in pochi secondi.
Il gruppo di “sovversivi” di Disclosure Day ripetono, attraverso il pensiero extraterrestre: «Non avere paura di ciò che non conosci!». Fin dai tempi di Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. e dell’episodio Kick the Can nel film collettivo Ai confini della realtà, Spielberg fa proprio, ancora una volta, l’insegnamento biblico “amerai lo straniero”. Secondo Genesi (19, 5) per il peccato contro lo straniero non c’è remissione possibile. Disclosure Day riesce a tessere forza narrativa/visiva e forza etica. Mostra l’America di oggi – chiusa, spaventata, razzista – attraverso la metafora e la visionarietà del cinema sci-fi. L’autore sembra avere ancora una fede incrollabile nelle persone. Nel potere rivelatorio di certe immagini. E, ancora e sempre, nella meraviglia: dei bambini giusti, degli affetti, di ciò che ci rende “umani”.