di
Massimo Sideri
L’astronauta italiano: «Tenteremo di capire chi va meglio per la luna, se Space X o Blue Origin»
La Nasa sa giocare bene le sue carte. «Dieci giorni fa ricevo un’email con un titolo fuorviante: il direttore della robotica era in visita a Houston. Mi convocano. Penso, come si diceva una volta: diretta di re tanto buona non è. Sarà un problema. Invece mi ritrovo con quattro colleghi astronauti e ci dicono: guardatevi, ecco il vostro equipaggio». Partenza per Artemis III. Per intendersi è come far parte negli anni Sessanta delle missioni Apollo. E Luca Parmitano, 49 anni, 367 giorni nello spazio, oltre 33 ore di «passeggiate spaziali», astronauta Esa, primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale, pilota sperimentatore e colonnello dell’Aeronautica, oltre che triatleta, è per ora l’unico europeo che può dire di far parte del nuovo balzo verso la Luna (tutti gli altri sono statunitensi, Nasa, tranne un canadese della Artemis II).
Colonnello Parmitano, durante l’annuncio ha ricordato come l’amore per le sue figlie e per la sua famiglia allargata è stato la scintilla per questa nuova avventura (la terza nello spazio).
«È così: subito dopo averlo scoperto, ho portato le mie figlie a cena e ho aspettato che avessero davanti un dolce per dire che sarei tornato nello spazio».
Messaggi ricevuti? Le ha scritto Maurizio Cheli che l’aveva ispirata a diventare astronauta tanti anni fa?
«Da tutto il mondo: ho passato due giorni a rispondere e non ho ancora finito».
Cosa significa per lei e anche per l’Italia?
«È una delle cose che mi ha portato il sorriso: se si ricorda dopo l’annuncio della Nasa c’era stato un momento non chiaro sul ruolo delle cooperazioni internazionali. Tra la Nasa e l’Esa, solo pochi mesi fa, era stato sollevato un grosso punto interrogativo sulla volontà di condividere il balzo stabile verso la Luna. Con la mia partecipazione la Nasa ci sta dicendo che l’Esa è un partner non solo per la tecnologia del modulo europeo e per le capacità scientifiche ma anche per il personale. Lo ha detto bene Norman Night, il direttore operazioni di volo Nasa: insieme andiamo più lontani e più veloci».
Avete già cominciato l’addestramento. Come è andato il primo giorno?
«Sono entrato per la prima volta nella navicella Orion e posso dire che è stato un salto nel futuro dopo due missioni con la Soyuz che, nonostante gli aggiornamenti, era una navicella disegnata mezzo secolo fa. L’interfaccia di navigazione è molto confortevole. Come anche quella che chiamiamo l’integrazione uomo-macchina. Siamo rimasti dentro dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio: da oggi mangerò Orion a colazione, pranzo e cena».
A proposito, quanto è piccola la vostra nuova casa?
«Sono circa otto metri cubi. Il grande o piccolo dipende dalle aspettative ma per un missione di breve durata come questa non è pochissimo. Abbiamo già provato a coordinarci all’interno».
Il suo ruolo nella missione è pilota, ma cosa significa?
«Effettivamente la definizione può confondere: nell’astronave Orion il posto numero uno è quello del comandante, Randy Bresnik, che chiamiamo tutti già “commander”, il secondo posto è quello del pilota, dunque il mio. Il comandante e il pilota hanno accesso agli stessi sistemi, sia comandi di volo e interfaccia comandi e controlli, sia i comandi di volo per il volo manuale. Va compreso che l’Orion deve essere pilotata da due persone perché è molto complessa come navicella: una persona può farlo ma con molte difficoltà. Di fatto sarò il responsabile delle operazioni di avvicinamento, aggancio e stacco».
Le fasi più delicate e pericolose.
«Non solo, al momento abbiamo pagine bianche per procedure che non esistono. È questo il lavoro del pilota sperimentatore, la mia specialità. Di fatto faremo qualcosa che non è mai stato fatto anche se saremo su un’orbita terrestre. Dovremo definire le operazioni che poi, in seguito, andranno ripetute sulla Luna».
La missione Artemis III spiegata a noi mortali?
«Abbiamo quattro piloti che vanno in orbita intorno alla Terra e tre astronavi: un lunar lander di Blu Origin (società di Jeff Bezos, ndr) che entrerà in orbita. Noi con una seconda astronave ci avvicineremo per ricongiungerci e poi staccarci. Infine rifaremo le operazioni con una terza astronave di Space X (Elon Musk, ndr), completamente diversa. Alla fine con la nostra astronave torneremo sulla Terra, un unico splash down, dopo circa due settimane di lavoro».
Di fatto dovrete scegliere se verrà usata Space X o Blu Origin per la Luna…
«Sì, bisognerà vedere le versioni finali delle navicelle».
Come ha ricordato la sua storia è anche la prova del valore dell’education italiana.
«Tutti gli studi primari li ho completati a casa in Sicilia con un anno all’estero grazie a Intercultura. Dopodiché la mia educazione è proseguita in Accademia Aeronautica a Pozzuoli. Non riesco ad immaginare un luogo più italiano».
Spera a questo punto di proseguire ed essere una delle persone che scenderà sulla Luna in futuro?
«Guardo alle missioni Apollo: non ho ancora 50 anni ed è presto per andare in pensione».
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Ps. Parmitano non è scaramantico, ma tre degli astronauti delle prime missioni Apollo di avvicinamento poi scesero sulla Luna. Incrociamo le dita per lui.
13 giugno 2026 ( modifica il 13 giugno 2026 | 08:39)
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