di
Redazione Esteri

Eseguita la sentenza del giudice: il nome dell’attuale presidente è stato tolto dalla facciata della prestigiosa istituzione culturale, che torna a essere intitolata solo a JFK

Con qualche ora di ritardo a causa del maltempo, all’alba di oggi un gruppo di operai ha rimosso, lettera per lettera, il nome di Donald J. Trump dalla facciata del John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington. Il presidente degli Stati Uniti, dopo aver riempito di fedelissimi il board che gestisce il Kennedy Center, che è una delle più prestigiose istituzioni culturali americane, aveva voluto che al nome di JFK fosse aggiunto anche il suo. Ma su iniziativa della deputata democratica dell’Ohio Joyce Beatty, che aveva presentato ricorso, il giudice Christopher R. Cooper ha sentenziato che entro ieri dovessero essere staccate le lettere che componevano il nome di Trump e che erano state applicate sull’edificio meno di sei mesi fa. E a nulla sono serviti i tentativi del consiglio direttivo del Kennedy Center e del dipartimento di Giustizia di impugnare la sentenza o, quantomeno, di posticiparne l’esecuzione.

Mentre gli operai lavoravano, una piccola folla radunatasi davanti all’impalcatura per assistere dal vivo a questo simbolico ridimensionamento dell’ego del presidente (che domani festeggia il suo ottantesimo compleanno) li incoraggiava scandendo la frase «take it down!», tiratelo giù. E a un certo punto, tra i presenti è stata avvistata anche la deputata Beatty che assaporava la sua vittoria.



















































Il giudice Cooper, il 29 maggio, ha sentenziato che per modificare l’intestazione del Kennedy Center, inaugurato nel 1971 e dedicato al presidente assassinato a Dallas nel 1963, serve un’apposita legge approvata dal Congresso. E ha anche bloccato la chiusura dell’edificio che, nei piani di Trump, avrebbe dovuto interrompere le sue attività il mese prossimo per lavori di ristrutturazione che sarebbero durati due anni. Ed è stato respinto il tentativo del board del centro che aveva fatto ricorso scrivendo: «Il Tribunale non ci permette di chiudere l’edificio per poterlo sistemare e ristrutturare adeguatamente, occupandoci di ammaloramenti strutturali potenzialmente letali, come ad esempio delle travi e dei soffitti del parcheggio che sono arrugginiti e che rischiano seriamente di crollare sulla testa delle persone».

13 giugno 2026 ( modifica il 13 giugno 2026 | 18:20)