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Redazione Milano e Cesare Giuzzi
L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato per l’omicidio avvenuto il 13 agosto 2017 che già scontava la pena in regime di semilibertà, era in licenza fino a domenica, ma sabato è tornato in cella a prendere i suoi effetti personali, per poi lasciare il penitenziario
Dopo quasi 11 anni di reclusione, Alberto Stasi ha lasciato questa mattina il carcere di Bollate, nel Milanese, per scontare la pena residua in affidamento ai servizi sociali. L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere e che da più di un anno beneficiava del regime di semilibertà, questo fine settimana si trovava già fuori dal penitenziario per una licenza e sarebbe dovuto rientrare domenica. A cambiare tutto l’arrivo della la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che sabato mattina ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. E così sabato Stasi è rientrato in anticipo dalla licenza, ma per ritirare dei pochi effetti personali dalla cella che condivide con un giovane detenuto.
Una cena frugale, un piatto di pasta cucinato da Stasi secondo le ricette affinate sul fornelletto della sua cella a Bollate, il controllo compulsivo della casella di posta elettronica aspettando la notifica del provvedimento del Tribunale di sorveglianza. Così Stati ha atteso decisione. Come tante altre sere, il viaggio in auto verso i cancelli di Bollate. Posticipati a oggi gli abbracci ai detenuti diventati amici in dieci anni e mezzo, cui lascerà un ventilatore e un minifrigo come ricordo e pegno, e le strette di mano al direttore Giorgio Leggieri e al capo degli educatori Giorgio Bezzi, il reale custode dei sospiri delle oltre 1600 anime recluse nei sette reparti.
Sabato, Stasi è uscito da un varco secondario dell’istituto penitenziario intorno alle 10.30. L’uscita è avvenuta lontano dall’ingresso principale, dove erano presenti numerosi giornalisti. La conferma che Stasi, dopo oltre dieci anni dietro le sbarre, potrebbe non fare più rientro a Bollate (dovrà rispettare le prescrizioni del magistrato di sorveglianza fino alla fine del periodo di affidamento in prova) è arrivata dall’avvocato Antonio De Rensis che insieme alla collega Giada Bocellari difende Stasi. Incalzato dalle domande dei cronisti sullo stato d’animo del suo assistito, l’avvocato preferisce non commentare. «Sapete com’è riservato. Questo riguarda la sua sfera intima, non potrei trasferire esattamente quello che prova».
Telecamere e giornalisti attendevano l’uscita di Stasi fin dal primo mattino, ma erano stati proprio altri detenuti a dire che lui si trovava in licenza, fino a domenica sera, circostanza confermata anche da un agente della polizia penitenziaria. Il parere positivo della Procura generale, espresso nell’udienza di venerdì e le relazioni del carcere e degli educatori rendevano piuttosto prevedibile l’ok dei giudici alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali di Stasi avanzata due mesi fa dai suoi legali. L’affidamento in prova è l’ultimo passo prima della libertà. Ma non ha a che vedere con una eventuale revisione del processo o provvedimenti di sospensione dell’esecuzione della pena che potrebbero essere adottati in relazione alle nuove indagini sul caso Garlasco, che vedono indagato Andrea Sempio.
L’affidamento è un istituto previsto per tutti i detenuti a cui rimanga da scontare una pena inferiore ai quattro anni. Il fine pena di Stasi, al netto degli sconti previsti per la buona condotta, è infatti fissato per il 22 ottobre 2028, quindi tra poco più di due anni. Da qui l’istanza presentata due mesi fa dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis al Tribunale di Sorveglianza che già aveva concesso, nel 2023, la possibilità del lavoro esterno e nell’aprile dell’anno scorso la semilibertà (ossia la possibilità di rientrare in carcere solo per dormire).
L’avvocata Giada Bocellari
«Pur non trattandosi tecnicamente di un fine pena, oggi per Alberto Stasi è un nuovo punto di inizio per la sua vita futura». Lo ha detto l’avvocata Giada Bocellari in un video a TgLa7 dopo il via libera all’affidamento in prova ai servizi sociali per il 41enne condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. «Dopo dieci anni e mezzo – ha aggiunto – può condurre una vita effettivamente e sostanzialmente libera, pur con limitazioni molto più affievolite rispetto al passato».
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13 giugno 2026 ( modifica il 13 giugno 2026 | 22:41)
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