di
Cesare Zapperi

Vertice improvvisato con Fontana, Romeo e Molinari. Verso lo stop al Federale

Non erano quattro amici al bar, ma quattro tra i maggiori esponenti della Lega nordista. Giancarlo Giorgietti, Massimiliano Romeo, Riccardo Molinari e Attlio Fontana attovagliati alla cena di gala alla Fiera di Bergamo dell’Accademia dello sport per la solidarietà (associazione di beneficienza che raccoglie fondi con tornei di tennis dei vip: sportivi, politici, imprenditori). Due seduti ad un tavolo e due ad un altro, ma prima e dopo c’è scappato un minivertice, una nuova puntata della telenovela sul destino della Lega e della sua leadership.

Comune è la preoccupazione per lo stallo che si è creato quando pareva ci potesse essere una svolta con un coinvolgimento nella guida del partito di Luca Zaia. Come pareva evidente già nei giorni scorsi, il Consiglio federale che avrebbe dovuto tenersi mercoledì prossimo quasi sicuramente non ci sarà: non è ancora stato convocato, Zaia e Fedriga hanno fatto sapere che hanno altri impegni, lo stesso Salvini sembra non sia più convinto alla nomina a vicesegretario dell’ex governatore veneto. Tre indizi che fanno una prova: la Lega è in un limbo, oscillante tra una leadership messa fortemente in discussione e una alternativa che non si palesa.



















































Di questo hanno parlato i quattro protagonisti della serata bergamasca. Tutti molto critici con il segretario, tutti convinti che il Carroccio abbia imboccato un sentiero scosceso che porta verso un burrone elettorale. Tutti persuasi, però, che se nessuno tra quanti propugnano un ritorno alla Lega delle origini si fa avanti, non si pone alla testa di una possibile svolta, correndo ovviamente anche il rischio di non riuscire nell’operazione, per il partito sarà estremamente improbabile invertire la rotta verso il baratro.

Servirebbe un atto di coraggio per sfidare Salvini che, dal canto suo, come dimostrano le uscite del suo fedelissimo Armando Siri che tanto fanno arrabbiare i governatori, ricorda a tutti che quando in passato sono state fatte le scelte, dalla svolta nazionalista al sostegno al governo Draghi, nessuno ha alzato il dito per dire no. Così come, è l’altra annotazione che arriva dal fronte del leader, un anno fa il congresso di Firenze (quello in cui fu consegnata la tessera a Roberto Vannacci, per intenderci) ha decretato la rielezione del segretario all’unanimità.

A Giorgetti, Romeo, Molinari e Fontana è chiara un’altra cosa. Che la stessa ipotesi, applaudita da tutti al Consiglio federale della scorsa settimana, di chiedere a Giorgia Meloni di riportare Salvini al ministero dell’Interno non ha grande praticabilità, per ragioni diverse: politiche (servirebbe un rimpasto, non è detto che otterrebbe il via libera del capo dello Stato e soprattutto è da stabilire se a FdI giovi fare un favore alla Lega) e temporali. Peraltro, il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, ieri al Forum in Masseria ha fatto tenere alla larga i giornalisti per evitare di rispondere sul tema.
E allora si torna allo stallo che è la condizione peggiore in un quadro politico sul fronte di centrodestra alle prese con l’ascesa dirompente di Futuro nazionale. 

Se, come pare ormai assodato, non ci sarà il Consiglio federale di mercoledì è comunque già prevista la due giorni a Mogliano Veneto il 4 e 5 luglio prossimi. Un appuntamento voluto da Salvini e spostato di un paio di settimane per superare impedimenti di Zaia. Potrebbe postarsi lì, allora, il confronto, a cui parteciperanno parlamentari e consiglieri regionali che del Federale non sono componenti. Il clima in Veneto non è dei più sereni. Tant’è che a Treviso qualcuno ha vagheggiato un sit-in di protesta davanti all’albergo dove si riuniranno i vertici.

13 giugno 2026