di
Cesare Giuzzi
Le prime ore di libertà. L’obbligo di dimora in regione
La nuova e quasi definitiva libertà ha il sapore di un desiderio: un giro in moto. Una nostalgia quasi «ribelle» e così lontana dall’immagine del «biondino dagli occhi di ghiaccio» che per anni s’è portato addosso insieme alla condanna a 16 anni in abbreviato per omicidio. Questa però per Alberto Stasi rimane, perché il via libera all’affidamento in prova altro non è che parte del percorso di reinserimento di un condannato. Ma adesso — e per la prima volta dal 2007 — c’è la prospettiva che qualcosa possa succedere.
Se ci sarà davvero un processo di revisione è presto per dirlo. Le indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio — benché ancora senza il timbro di un giudicato — stanno riscrivendo una storia che sembrava impossibile cambiare. Specie dopo l’inchiesta del 2017, durata lo spazio di poche settimane, e sulla quale pesa adesso l’inchiesta di Brescia per corruzione. Alberto Stasi era già «semilibero», poteva lavorare all’esterno, andare a fare una cena o un aperitivo con amici e colleghi, e rientrare nel carcere di Bollate solo a sera.
Venerdì, quando nel primo pomeriggio s’è presentato all’udienza al piano terra del Palazzo di Giustizia di Milano, il 42enne era in «licenza». Un permesso per restare fuori dal carcere per tutto il weekend come già gliene erano stati concessi in questi ultimi mesi. Per questo ha atteso la decisione dei giudici già «libero», con una frugale cena a casa insieme alla sua avvocata Giada Bocellari, attendendo gli aggiornamenti dalla Pec e il parere positivo già ampliamente prevedibile dopo la conclusione dell’udienza.
Il responso dei magistrati è arrivato di prima mattina. Il tempo di precipitarsi a Bollate, dribblando i giornalisti da un ingresso secondario e il saluto al compagno di cella al quale ha lasciato un frigorifero portatile, il ventilatore e i pochi oggetti acquistati in questi anni. Abitudini di chi lascia la galera imparate vivendo quasi 11 anni tra i 1.600 reclusi del carcere. Ma il saluto è stato qualcosa di più, perché a dargli l’addio c’erano più di trecento persone, tra detenuti e personale. Dal direttore Giorgio Leggieri agli educatori, al responsabile dell’area educativa Roberto Bezzi, fino alla penitenziaria.
Poi la corsa nell’appartamento preso in affitto nell’hinterland dove ha riabbracciato la mamma Elisabetta Ligabò. Un incontro speciale, che in realtà è un appuntamento fisso del sabato ormai da mesi, ma dal sapore completamente diverso. Commossa la madre che in questi anni non ha mai smesso di lottare per sostenere l’innocenza del figlio. Ma nessuna festa, niente torte o bollicine.
L’insalata di riso, preparata da mamma, qualche piatto, l’immancabile presenza del suo «angelo custode», l’avvocata Giada Bocellari diventata nell’immaginario di molti la paladina di una battaglia per la verità: la fermano per strada, al supermercato, in farmacia.
Quale sarà il destino giudiziario di questa storia, se mai ce ne sarà uno diverso dalla condanna a 16 anni per omicidio, è presto per saperlo. Ma l’apertura della nuova inchiesta di Pavia e il quotidiano bombardamento di social e tv hanno contribuito a contrapporre alla narrazione del freddo assassino anche quella di un ragazzo timido ed educato, mai sopra le righe, in una disperata ma composta «lotta per la giustizia».
Stasi dovrà attenersi a prescrizioni particolari: dal non stare fuori casa la notte, all’obbligo di dimorare in Lombardia. Però, se autorizzato, potrà spostarsi anche solo per una vacanza. Non all’estero. Potrà invece guidare. E questo per lui, appassionato di moto e motori, è stato forse quanto è più mancato in questi anni. Non lo ha fatto ieri, affidandosi invece alla guida dell’avvocata, visti gli anni trascorsi senza mettersi al volante.
Stasi ha già detto che non tornerà a Garlasco, almeno non a vivere. Potrà invece in autonomia andare a casa della madre. E, come ha detto la stessa Elisabetta Ligabò nei giorni scorsi, se questa storia si concluderà davvero con una clamorosa revisione, andare insieme al cimitero per pregare sulla tomba di Chiara.
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14 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 07:27)
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