di
Chiara Marchetti

La recensione del mega concerto, in 75mila all’autodromo. «Il palco più grande della mia carriera, devo ringraziare ognuno di voi». Il duetto e l’emozione di Luca Carboni

«Abbiamo fatto la storia!», grida Cesare Cremonini mentre corre come un ragazzino sull’infinita passerella che divide esattamente a metà le 75mila persone arrivate all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Come un centometrista, nel corso delle oltre due ore e mezza di concerto il cantautore bolognese percorrerà quei 100 metri più e più volte, ballando, cantando, scherzando con il suo pubblico, non risparmiandosi niente ma solo fermandosi, a volte, per riprendere fiato. «Questa è la Woodstock della Romagna» urla entusiasta dopo un paio di canzoni, aggiungendo tra gli applausi che «la Romagna è già la Woodstock d’Italia». 

Primo artista a esibirsi alla Music Park Arena, ieri sera Cremonini ha inaugurato «uno spazio meraviglioso», enorme, gigante, anche faticoso. Così grande che i fan sul prato in fondo «sembrano quasi sulle colline del Mugello», e «vedervi tutti da quassù è lo spettacolo più bello della serata, ve lo posso assicurare». Per guardarli meglio percorre ancora una volta la passerella, che «simboleggia molte cose per noi e per me. Sicuramente il tempo che ci abbiamo messo ad arrivare fino a qua. Ventisei anni per attraversare questa passerella di vita, per questo palco che è il più grande della mia carriera e devo ringraziarvi perché ognuno di voi ha fatto parte di questo percorso. Oggi facciamo la storia». 



















































La scaletta di tutti i più grandi successi

Il concerto inizia che il sole non è ancora tramontato e il ghiaccio viene rotto, letteralmente, da Alaska Baby (che per un secondo diventa «Imola baby»), canzone che dà il nome al suo ultimo album in studio, pubblicato nel 2024. E poi si prende il via con «Dicono di me», «Padre e madre», «Il Comico (Sai che risate». Sul palco arriva anche la sua «ragazza del futuro», Caterina Licini, ballerina e in realtà «ragazza del presente» del cantautore, che si esibisce sulle note della canzone mentre Cesare la guarda e le dice, come prevede il testo che però sembra assumere un significato nuovo, «sei così bella che potrei ancora innamorarmi»

Le note di Vasco e le gag con Valentino Rossi

A un certo punto partono le prime note di «Vita spericolata» di Vasco, e tutti prendono fuori i telefoni per immortalare quella che credono essere un’ospitata a sorpresa. Purtroppo, il Blasco non c’è e non rimane altro da fare che cantare a squarciagola «Voglio una vita, la voglio piena di guai». Nel parterre c’è però un altro Rossi, Valentino, che viene invitato sul palco da Cremonini perché «è uno di quegli amici che c’è sempre stato, anche quando le cose non andavano bene come ora». The Doctor è applaudito da tutti i 75mila dell’autodromo e prendendo in prestito il microfono del musicista ammette: «Voglio dire che mi dispiace un sacco non sapere cantare. Grande Cesare»

il duetto con Luca Carboni

Qualche canzone più avanti si torna a Bologna, precisamente a San Luca. Entra Luca Carboni, visibilmente emozionato, e con Cremonini percorrono abbracciati tutta la passerella, intonando insieme il famoso brano dell’ultimo album. «Mamma mia che felicità – dice Carboni –, sono emozionatissimo. Grazie Cesare per avermi fatto vivere quest’esperienza che è più di Woodstock, è Imola. È il mondo, siamo noi». Insieme ai suoi undici musicisti, lo showman continua la carrellata di hit indimenticabili, tornando anche agli inizi con pezzi come «50 special» e «Vorrei». Su «Marmellata #25» cambia il testo e dice «c’è ancora lì sul pianoforte una sciarpa rossoblù», facendo gridare tutti i bolognesi presenti. 

Dopo «Poetica» e «Nessuno vuole essere Robin», Cremonini finge di aver terminato il concerto, ma i fan lo conoscono troppo bene e, a parte qualche persona ansiosa di andare via prima per non trovare traffico, nessuno si muove. E infatti eccolo, Cesare esce un’ultima volta, a torso nudo con gli occhiali da sole e l’accappatoio rosso cantando «Un giorno migliore». È il momento dei saluti, con la promessa di un nuovo album e un nuovo tour «ma non più in posti così grandi, la prossima volta voglio vedervi negli occhi e voglio che ci ascoltiamo di più». Quello che vuoi, Cesare. Sembra logico che tutti i tuoi fan ti seguiranno ovunque andrai. Sì, è logico. 


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14 giugno 2026