New York impazzisce di gioia e si prepara a celebrare i propri eroi: l’amministrazione comunale dovrà trovare la data giusta per una parata che, in un’agenda cittadina già fittissima, potrebbe portare per le strade della Grande Mela 3-4 milioni di persone

La festa può finalmente iniziare. L’epilogo che sembrava scontato dopo la più incredibile delle rimonte messa a segno in Gara 4, davanti a un Garden scioccato ed estasiato, è puntualmente arrivato. A casa di Wembanyama, in quella San Antonio che di titoli Nba se ne intende. I Knicks sono campioni Nba, qualcosa che una tifoseria abbonata alle delusioni negli ultimi 27 anni ormai faceva fatica persino a sognare. Il primo titolo dal lontano 1973 arriva grazie a un gruppo davvero particolare, costruito da un burattinaio dal curriculum meno prestigioso rispetto a quello di predecessori come Isaiah Thomas e Phil Jackson, che a New York avevano fallito. Lui, invece, ha trasformato in oro praticamente ogni decisione presa.

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C’è tanto Leon Rose, presidente operativo dei Knicks, nella vittoria della squadra più amata dalla Grande Mela, una città che comunque di sport ad altissimo livello ne sa molto, e che di successi ne ha collezionati parecchi. Non però nello sport che più di ogni altro accomuna i newyorchesi. Perché se la città si divide tra Jets e Giants o tra Yankees e Mets, neanche l’arrivo dei Nets dal New Jersey ha mai davvero scalfito la fede dei tifosi della Grande Mela per i Knicks. New York ama visceralmente i Knicks e, proprio quando la tifoseria aveva ormai perso ogni speranza, la stella più “anti-star” di tutta la Nba ha regalato alla città la gioia più grande: per il suo fisico, per la sua storia personale, scelto al secondo turno dai Mavericks, che poi lo hanno lasciato partire da free agent perché Mark Cuban considerava troppo generoso un quadriennale da 55 milioni di dollari,  e per il suo approccio al lavoro in palestra. Jalen Brunson merita una statua davanti al Madison Square Garden e diventa di diritto probabilmente il più grande Knickerbocker della storia, con buona pace di leggende come Willis Reed, Walt Frazier o Patrick Ewing. Attorno al giocatore strappato ai Mavericks nel 2022, Rose ha creato un gruppo davvero granitico con operazioni rischiose, e spesso criticate, ma che alla fine hanno pagato straordinari dividendi. Da Towns a Bridges, dalla scelta di non puntare tutte le fiches su Giannis, alla trade di OG Anunoby. Propio OG è diventato forse il miglior “two way player” (decisivo sia in attacco che in difesa) di tutta la Nba. Poi l’esonero nella scorsa offseason di Tom Thibodeau, il tecnico che aveva raggiunto il miglior risultato negli ultimi 25 anni, per affidarsi a Mike Brown, reduce dal licenziamenti dei disastrosi Kings. Brown, però, si è rivelato il tecnico perfetto per un gruppo talentuoso che aveva bisogno di una voce diversa da quella, forse troppo vecchia scuola, di Tom Thibodeau. Nei playoff non ha praticamente sbagliato nulla, mostrando anche il coraggio di rinnegare alcune delle idee mostrate durante la regular season. Un vero capolavoro che ora verrà celebrato in una città già impazzita di gioia, con quella destinata a diventare la parata più imponente della storia della Nba. L’amministrazione comunale ha fissato a giovedì la celebrazione ufficiale dei Knicks. Una parata destinata a mandare in tilt una metropoli già alle prese con numerosi eventi e con il Mondiale di calcio. Le previsioni parlano di 3/4 milioni di persone lungo le strade della città che non dorme mai, e che ora ha un motivo in più per restare sveglia.