Classe ’95, è reduce dall’esperienza al Fenerbahçe ma il segno più tangibile l’ha lasciato al Leverkusen
Collaboratore
14 giugno – 15:38 – MILANO
Ha imparato dai migliori. Ora però cammina da solo. Benché abbia appena 31 anni (è un classe 1995) il percorso di Devin Özek, valutato dal Milan come possibile direttore sportivo, è già lungo. “Non ero un calciatore talentuoso – ha raccontato Özek, che in gioventù ha giocato a Monaco con il Gern -. Non ero veloce, non ero dinamico, non avevo tecnica. Dopo essermi diplomato ho provato di tutto per diventare calciatore. Mi sono impegnato, ho fatto almeno venticinque provini fra Germania, Svizzera e Austria, avevo giornate di 17-18 ore. Non ce l’ho fatta, ho capito che bisogna sempre mettercela tutta per non avere rimpianti. E proprio questo voglio trasmettere ai miei giocatori”. In fin dei conti a lui il salto nel grande calcio è comunque riuscito. Da dirigente ha contribuito alla stagione magica del Leverkusen nel 2023-24 (quando le Aspirine hanno vinto campionato e coppa, perdendo solo la finale di Europa League contro l’Atalanta). Ci è riuscito dopo un lungo percorso, cominciato nel 2015. A poco più di 20 anni ha infatti incontrato Simon Rolfes, oggi amministratore delegato del Leverkusen. Gli mandò una mail, nella quale affermava che aveva notato che nel settore giovanile del Bayer c’erano pochi giocatori della Baviera. “Fui sfrontato, sfacciato. Gli dissi che io capivo di calcio e che li avrei potuti aiutare”. La mail, che lui era convinto che Rolfes non avrebbe mai nemmeno letto, colpì invece il dirigente tedesco che lo contattò. Prima un video-colloquio, poi un incontro di persona, poi ancora una serie di partite e di filmati da analizzare. E venne assunto.
la crescita—
Inizialmente Özek lavorava nel settore giovanile del Leverkusen (“Per me è importante che i ragazzi diano la priorità alla scuola, perché io sono la dimostrazione che molti non riescono a diventare calciatori. Ed è fondamentale che col calcio si divertano”), poi, crescendo, ha sempre avuto più potere, arrivando fino alla prima squadra. Forgiato inevitabilmente da Rolfes, ha le stesse idee di calcio del dirigente tedesco. Per lui è il club a dover scegliere lo stile di gioco, in modo da individuare i giocatori più adatti ruolo per ruolo. Fra i protagonisti dei recenti successi del Leverkusen c’è Grimaldo, che Özek aveva segnalato due anni prima che arrivasse. Ne ha però consigliato l’acquisto solo una volta che sulla panchina dei tedeschi si era seduto Xabi Alonso. Perché per altri allenatori erano più funzionali calciatori diversi. “Il tecnico deve allinearsi perfettamente al progetto e ai principi della società. Così che, partendo da un sistema di base, il club, con allenatori diversi, possa aggiungere idee, senza però essere costretto a stravolgere la struttura di gioco”.
acquisti e cessioni—
L’avventura di Özek al Leverkusen è finita sia perché aveva l’ambizione di diventare responsabile tecnico di un club importante (da qui il trasferimento di un anno fa al Fenerbahçe), sia perché alcuni dirigenti della società tedesca avevano notato, con un certo fastidio, la sua voglia di espansionismo. “Non sono contento di non essere diventato calciatore – racconta Özek -, ma non sarei mai stato capace di accontentarmi di giocare a un livello basso. Caratterialmente non riesco a essere la seconda scelta di qualcuno, sono ambizioso ed esigente con me stesso”. Non poteva quindi più lavorare dietro le quinte. A Leverkusen gli riconoscono un’ottima capacità di negoziazione (ha girato Kossounou in prestito all’Atalanta per 5 milioni di euro), in Turchia, suo paese d’origine, ha dimostrato di saper trattare anche con grandi giocatori: è stato lui a portare al Fenerbahçe Asensio (preso dal Psg) ed Ederson (Manchester City). Ha dimostrato di sapersi muovere. Ma d’altronde ha imparato dai migliori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
