di
Elisabetta Andreis
I ladri sono entrati in azione alle 7.33 di sabato mattina, vestiti da operai: pettorine ad alta visibilità, caschetti arancioni. Secondo gli investigatori, non si è trattato di un colpo imrovvisato
Alle 7.33 di sabato mattina entrano come operai diretti a un cantiere. Pettorine ad alta visibilità, caschetti arancioni e pochi minuti a disposizione. Davanti a loro, però, non c’è un cantiere: c’è una delle vetrine di vini più preziose di Milano. È il colpo messo a segno ieri mattina all’Affinatore, il ristorante in zona Sempione noto per la sua carta dei vini e per la selezione di carni pregiate. Nel mirino sono finite alcune tra le bottiglie più rare al mondo: etichette della Domaine de la Romanée-Conti, il nome che per molti appassionati rappresenta il vertice assoluto del vino. Le immagini delle telecamere interne mostrano due persone all’opera. Prima praticano un foro nel vetro antisfondamento della vetrina d’ingresso. Attraverso quel piccolo varco raggiungono il pomolo interno e aprono la porta. Una volta dentro, utilizzano la stessa tecnica contro la teca blindata che custodisce le bottiglie. Nei filmati si vedono chiaramente i fori e gli strumenti utilizzati. Poi il vetro cede. I due afferrano le bottiglie adagiate orizzontalmente e le infilano in una grossa sacca. Questione di minuti. Poi la fuga.
Le fotografie scattate dopo il furto raccontano la violenza dell’azione: ragnatele di crepe attraversano il vetro della porta d’ingresso e quello della vetrina interna. Attorno, decine di bottiglie rimaste intatte. Un dettaglio che colpisce gli investigatori e i proprietari: i ladri hanno scelto soltanto le etichette più rare e prestigiose, ignorando altri vini di grande valore presenti nella stessa esposizione. «Presenteremo denuncia e confidiamo che i responsabili vengano individuati», spiega Pino Scalise, titolare del locale e imprenditore della ristorazione milanese, proprietario tra l’altro anche del Gattopardo, dello Chatulle e della Bullona che aveva iniziato da giovane gestendo vari locali della movida come il Loolapaloosa o il Pitbull cafè. Secondo una prima ricostruzione, «il valore di vendita delle bottiglie sottratte è di circa 280 mila euro. Anche il semplice costo di riacquisto sarebbe enorme: oltre 150 mila euro, ammesso di riuscire a rintracciare esemplari analoghi sul mercato internazionale attraverso aste e collezionisti specializzati».
Il locale è dotato di videosorveglianza e di un servizio di vigilanza privata attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. L’addetto, impegnato in quel momento presso un altro ristorante del gruppo, è arrivato circa tre minuti dopo l’allarme. Troppo tardi: i responsabili si erano già allontanati. Nelle prossime ore verrà formalizzata la denuncia, assicura Scalise. Intanto il ristorante sta lavorando insieme alla Domaine de la Romanée-Conti per ricostruire i numeri seriali delle bottiglie rubate e trasmetterli alle autorità e agli operatori del settore. L’obiettivo è rendere il più difficile possibile la rivendita di vini che, per rarità e valore, rischiano di lasciare tracce ovunque compaiano. Un particolare emerge con forza dai filmati: chi è entrato sapeva esattamente cosa cercare. Non un furto improvvisato. Un’azione chirurgica, costruita attorno a poche bottiglie che valgono quanto un appartamento in città.
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14 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 14:21)
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