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Geolier ha debuttato, nella serata di ieri venerdì 13 giugno, allo Stadio San Siro con il suo tour negli stadi. Sorridente e un pò emozionato, il cantante è salito sul palco segnando un nuovo traguardo della sua carriera.
Il concerto a Milano
Lo spettacolo si è aperto con un ingresso scenografico dall’alto, a circa 30 metri di altezza, simbolo di un concerto costruito come un vero e proprio racconto in quattro atti: “Promessa”, “Sangue”, “Riscatto” e “Gloria”. Una suddivisione pensata per ripercorrere la sua crescita musicale e personale, come ha spiegato l’artista a FqMagazine: «Ho voluto una suddivisione fatta in questo modo per creare un inizio e una fine, una storia, la mia. E poi era anche un modo per raccontare tutta la musica che ho fatto in questa mia piccola carriera».
APPROFONDIMENTI
Il valore dei sogni e i pregiudizi
Nel corso dell’evento, Geolier ha ribadito il legame profondo con le proprie origini e l’importanza di rimanere fedeli ai propri sogni anche nei momenti difficili. «Solo noi sappiamo quanto ci teniamo a un sogno», ha raccontato, «l’unica persona che mi ha supportato nei momenti no e di difficoltà sono stato io stesso». E poi un pensiero va ai suoi cari: «Ho avuto sempre la mia famiglia con me, i miei amici, i miei fratelli, la mia città. Però alcune cose non gliele facevo nemmeno capire, quando rimanevo deluso per un momento non positivo». Dal palco di San Siro l’artista ha anche affrontato il tema del pregiudizio linguistico e culturale: «Stasera canto totalmente in napoletano davanti a 47.000 persone che non vengono tutte da Napoli. Insomma questo dimostra che non siamo nel pregiudizio, ma c’è gente che viene anche per ascoltare me cantare in napoletano.
La divisione tra Nord e Sud non è mai esistita: l’Italia è più aperta e unita di quanto pensiamo».
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