di
Tiziano Manzoni

I primi interventi eseguiti a Zingonia dal professor Stefano Olmi, un innovatore: la sua prima idea nata dalla passione per la pesca

Quando entra in sala operatoria, il professor Stefano Olmi porta con sé molto più di bisturi e tecnologia: porta una storia fatta di radici solide, intuizioni e una curiosità mai ferma. Nato a Milano il 9 settembre 1967 da padre bergamasco e madre bresciana di Chiari, è cresciuto a Pontoglio e oggi è professore associato all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore della Chirurgia generale, oncologica e robotica del Policlinico San Marco di Zingonia, oltre che uno dei nomi più rispettati della laparoscopia internazionale. Gira l’Italia per visite dedicate a casi oncologici e bariatrici complessi, che poi opera a Zingonia.

Dal gennaio 2010, dopo le esperienze al Fatebenefratelli di Milano e al San Gerardo di Monza — dove per oltre dieci anni affina la tecnica sotto la guida del professor Enrico Croce, figura di riferimento della chirurgia italiana —, Olmi ha trasformato l’Unità da lui diretta in un centro di eccellenza per la chirurgia dello stomaco, del colon-retto e dell’obesità. «Da Croce ho imparato l’importanza di guardare sempre avanti», dice.
Proprio da quella scuola nasce la sua vena innovativa. Da giovane, mentre assisteva agli interventi tenendo la telecamera, osservava i limiti degli strumenti. E da appassionato di pesca, mentre montava una lenza, ideò uno strumento per eseguire nodi extracorporei in laparoscopia. Pensò a una forbice con un piccolo foro: un nodo scorsoio esterno viene spinto in profondità e il filo tagliato con la stessa forbice. Successivamente ideò pinze da presa e porta-aghi (Croce-Olmi). Le sue pinze atraumatiche da 5 mm, progettate per afferrare i tessuti delicati senza traumi, sono usate ovunque.



















































Dalla grande esperienza nel reflusso gastroesofageo e nella Chirurgia bariatrica ha inoltre inventato una nuova tecnica che associa la sleeve gastrectomy a una plastica antireflusso a 360°, risolvendo contemporaneamente peso e reflusso. Accanto a Olmi operano collaboratori come Giovanni Cesana, Francesca Ciccarese e Matteo Uccelli: «Hanno umanità e amore per il lavoro. Sono una grande squadra», dice fiero.
Oggi il chirurgo è al centro di un’altra piccola rivoluzione: è stato scelto dal professor Michel Gagner (inventore della sleeve gastrectomy) tra i principali ricercatori di uno studio internazionale su un innovativo sistema di anastomosi magnetica. Una tecnica nata per la chirurgia bariatrica, ma che Olmi ha proposto di estendere al colon-retto: «Dissi a Gagner che sarebbe stato interessante avere i magneti per il colon, modificandoli per consentire il transito intestinale».

L’idea è stata sviluppata e a febbraio il Policlinico San Marco ha realizzato i primi interventi al mondo di resezione laparoscopica del colon con anastomosi magnetica lineare. Al posto delle graffette in titanio delle suturatrici meccaniche, due magneti comprimono i tessuti favorendo una cicatrizzazione naturale. «Il vantaggio — spiega Olmi — è che il magnete azzera teoricamente i rischi di sanguinamento e fistole, garantendo un recupero più rapido».
Il beneficio è cruciale in oncologia: «Il tumore del colon-retto è curabile se diagnosticato precocemente. Se si interviene allo stadio iniziale il paziente è guarito, ma spesso si arriva tardi. È fondamentale rafforzare lo screening e sensibilizzare medici di base e pazienti».

La scelta del team di Zingonia per questo studio non è casuale: il centro si occupa sia di chirurgia bariatrica sia di oncologica, con una reputazione consolidata. Lo stesso Gagner ha invitato i colleghi stranieri a Zingonia per apprendere la tecnica e ha chiamato l’équipe a operare in diretta al convegno che si terrà al Policlinico il prossimo 25 giugno.
Guardando al futuro, Olmi è convinto che l’intelligenza artificiale e la robotica non sostituiranno il chirurgo: «Serviranno sempre l’intuito e l’esperienza — sostiene il medico —. Solo unendo la tecnologia alla sapienza manuale faremo la differenza».


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15 giugno 2026