di
Lorenzo Sarra
I fiorentini Lorenzo Berti Valobra e Rita Toscano, entrambi 37enni, da oltre un anno stanno girando il mondo. Dopo essersi sposati, invece della luna di miele, si sono presi un anno sabbatico e sono partiti: «Non siamo figli di papà e ci accontentiamo di poco»
«Non siamo dei figli di papà, proveniamo da famiglie normalissime. Ci stiamo pagando il viaggio dopo anni di lavoro e rinunce, ma crediamo che ne valga la pena…». I fiorentini Lorenzo Berti Valobra e Rita Toscano, entrambi 37enni, da oltre un anno stanno girando il mondo a bordo di un Fiat Ducato: «Lo abbiamo ribattezzato affettuosamente Ferruccio, perché è davvero un ferro vecchio. La nostra pagina Instagram dedicata all’avventura si chiama appunto Ferruccio Van».
Tutto è partito nel 2023, quando, dopo essersi sposati, Lorenzo e Rita erano in procinto di partire in luna di miele per la Namibia. Di mezzo ci si è messa, suo malgrado, la suocera: «Cercando di aiutare la mamma di Lorenzo, che stava per cadere, mi sono fratturata la testa del femore. Il bello è che lei, invece, non si è fatta nemmeno un graffio», scherza Rita. Viaggio di nozze annullato e una lunga riabilitazione, dopo mesi di riposo forzato: «Quando il periodo di malattia è finito, però, faticavo ancora molto a camminare. Avevo bisogno del part-time per proseguire la fisioterapia, ma nella concessionaria dove lavoravo era impossibile. Così ho deciso di mollare il posto fisso».
Lorenzo, reporter di cronaca e fotografo sportivo, decide a sua volta di prendersi un anno sabbatico: «Dopo un viaggio zaino in spalla in Sud America, da ragazzo, mi era rimasto il sogno di percorrere la Panamericana, la rete stradale che collega le Americhe per circa 30mila chilometri». Preparare un’impresa del genere richiede tempo e organizzazione: «Con gran parte dei nostri risparmi abbiamo acquistato un Fiat Ducato che abbiamo camperizzato alla meglio – racconta Lorenzo –. Poi è arrivato il momento di comunicarlo alle nostre famiglie».
«Mio padre è rimasto entusiasta, quasi invidioso – ride Rita –. È un motociclista e da quando ho 15 anni ho viaggiato con lui per l’Europa». «I miei erano un po’ più esitanti – ammette Lorenzo –. Anche loro sono appassionati di viaggi in camper, ma, insomma, non dall’altra parte del mondo, in Paesi considerati anche pericolosi».
Inizialmente era stato programmato un anno e mezzo di viaggio: «Ma probabilmente prolungheremo l’esperienza di qualche altro mese – raccontano i due –. Ora siamo in Colombia e l’obiettivo è approdare a Ushuaia, nella Terra del Fuoco, a marzo 2027».
L‘avventura on the road è cominciata a maggio 2025: da Firenze gli sposi hanno raggiunto Anversa, in Belgio, dove Ferruccio è stato caricato su una nave cargo diretta in Canada. «Da Halifax, durante l’estate, abbiamo percorso ottomila chilometri di strade canadesi, spesso costretti a viaggiare tra i fumi degli incendi boschivi che in quel periodo si propagano nelle foreste. Poi siamo arrivati in Alaska».
Forse il momento logisticamente più complesso dell’intero itinerario. Lorenzo e Rita, alternandosi al volante, vogliono guidare fino a Prudhoe Bay, oltre il Circolo Polare Artico: «Seicento chilometri di percorso sterrato, considerato tra i più difficili del Nord America. Abbiamo contato circa 180 pneumatici abbandonati lungo la strada, senza considerare che rischi davvero di ritrovarti con il paraurti davanti a un orso polare».
Anche Ferruccio, come molti altri mezzi, non è rimasto incolume: «Abbiamo forato vicino alle storiche miniere di rame di Kennecott, nei pressi di McCarthy. Eravamo in mezzo al nulla. Il nostro cric era omologato per sollevare due tonnellate, ma dopo la camperizzazione non riusciva più ad alzare il mezzo. Ci ha salvato un abitante del posto a bordo di un quad. Ma è stata una fortuna, perché mentre aspettavamo che il Ducato venisse riparato ci ha invitato alla cerimonia Potlatch, la tradizionale celebrazione dei nativi Ahtna. Un evento molto suggestivo, durante il quale vengono scambiati doni».
Seguono tre mesi negli Stati Uniti, visitando i parchi nazionali di Utah, Arizona, California e Nevada: «Esiste una tessera che consente di visitarli tutti spendendo appena 85 dollari. Peccato che da poco Trump ne abbia aumentato il costo per gli stranieri». A fine ottobre, per assistere al Día de los Muertos, arriva l’ingresso in Messico dal Texas, sfiorando il dramma dei narcos: «In un paesino in cui ci eravamo fermati era stato appena assassinato il sindaco».
Successivamente ecco il Centro America, tra El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama: «Tutto senza lussi. Spendiamo per benzina, lavanderie a gettoni e cibo, vivendo in appena sei metri quadrati. Non ci serviamo nemmeno dei campeggi a pagamento, ma sfruttiamo l’app iOverlander per trovare piazzole gratuite adatte alla sosta e bagni pubblici dove fare la doccia, sempre purtroppo freddissima. Certo, siamo consapevoli di essere fortunati: stiamo vivendo il sogno di tante persone e, ad esempio, avere avuto la possibilità di abitare in una casa di famiglia, senza dover accendere un mutuo come molti altri coetanei, ci ha dato la chance di lanciarci».
Il Paese che è rimasto più nel cuore di Lorenzo e Rita, finora, è il Guatemala: «Per la straordinaria umanità e accoglienza della sua gente. Ad Antigua Guatemala una signora ci ha ospitato senza sapere niente di noi, soltanto per spirito di solidarietà».
L’esperienza ha già cambiato le vite di Lorenzo e Rita: «Non sappiamo cosa faremo quando rientreremo a Firenze. Di sicuro l’idea di tornare 40 ore alla settimana in ufficio non ci attira». Tant’è che tra qualche anno i due potrebbero organizzare una nuova spedizione sulle orme di Marco Polo: «Stavolta lungo la Via della Seta. A parte qualche piccolo bisticcio, direi che siamo stati bravi a sopportarci a vicenda in spazi molto ristretti».
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15 giugno 2026 ( modifica il 15 giugno 2026 | 14:37)
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