Hamilton vince, Ferrari convince

La vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari nel Gran Premio di Barcellona è qualcosa di storico. È la prima del sette volte iridato in rosso, ma è anche un ideale trait d’union tra la crisi vissuta in tempi recenti da Lewis e dalla Ferrari e la sensazione che qualcosa di nuovo stia iniziando a prendere forma. Sia chiaro: parlare di mondiale dopo una sola gara vinta è esageratamente prematuro, tanto per Hamilton quanto per la Ferrari, anche perché l’avversario principale, la Mercedes, resta tutt’altro che addomesticabile. Ma non si può neppure ignorare una realtà tecnica ormai evidente: una SF26 dalle qualità telaistiche eccezionali. Protagonista quest’ultimo importante pacchetto di aggiornamenti che Toto Wolff ha definito “monstre”, e che ha brillato nella complicatissima e caldissima gara spagnola. La Ferrari appare oggi come la monoposto con il maggior livello di carico verticale del gruppo di testa, riprendendosi lo scettro che aveva perso proprio dalla Mercedes dopo gli aggiornamenti portati in Canada dal team di Brackley. La SF26 ha migliorato enormemente il bilanciamento e ha un avantreno che è decisamente più solido rispetto agli appuntamenti precedenti, aspetto fondamentale in una pista che sollecitava tanto l’anteriore come Barcellona. Ma dimostra anche un controllo della temperatura degli pneumatici fenomenale, segnale arrivato da più fronti: il giro in qualifica con gomma in finestra fino all’ultima curva, il primo stint di Hamilton con mescola soft senza accenni di crolli nonostante il serbatoio pieno, l’ultima parte di gara dove la rossa continuava a rifilare quasi 1 secondo al giro a Russell anche a fine stint, quando ci si aspettava che il vantaggio di 5 giri di gomma più fresca per Hamilton andasse man mano ad esaurirsi.

VSC un aiuto, ma Lewis ne aveva per giocarsela

Guardando alla gara c’è la ovvia tentazione di cadere nel tranello di affermare che la vittoria sia arrivata solo grazie alla VSC provocata dal ritiro di Alonso, ma guardando i tempi ed i dati l’impressione complessiva è che il campione di Stevenage avrebbe avuto la sua chance anche in una gara tradizionale grazie ad una serie di fattori da tenere in conto. Il primo arriva dagli errori altrui, dato che Mercedes non ha ottimizzato il proprio tempo di gara sia con una strategia difensiva non ottimale, sia perché alla fine del secondo stint Antonelli sembrava avere molto più passo di Russell ma senza ordini di scuderia l’italiano è dovuto rimanere dietro alzando il piede e rinunciando a tempo prezioso. Il secondo arriva invece dal ritmo imposto da Hamilton e dalla Ferrari, sorprendentemente in crescita durante la gara. Un paradigma invertito rispetto ad inizio stagione che vedeva le rosse andare in difficoltà all’alleggerirsi della vettura, complice il turbo di ridotte dimensioni. Ma così non è stato questa volta grazie al talento di Hamilton e al sopracitato controllo della temperatura delle coperture.

I corner ruota, un tassello importante della performance di quest’anno

L’impressione è che oltre alla bontà aerodinamica del nuovo pacchetto ci sia anche un lavoro “invisibile” anzitutto sui corner ruota (specialmente sui cerchi), dove proprio Hamilton ha sofferto di surriscaldamento delle gomme in molte delle gare precedenti. Una carenza tecnica della rossa non solo scomparsa proprio nel Gran Premio più caldo fin qui disputato, ma anzi diventata punto di forza, chiaro indice che qualcosa di molto significativo è cambiato anche in quell’area. Anche la conformazione del cofano motore vista in pista, più stretta e aderente nonostante le temperature, e la nuova forma delle pance sembra rivelare che oltre agli evidenti e fondamentali cambiamenti all’aerodinamica superiore, anche alcuni aspetti relativi soprattutto al raffreddamento della Power Unit potrebbero essere stati messi in campo dagli ingegneri di Maranello. La mera aerodinamica comunque ha avuto un peso fondamentale, considerando che l’ala anteriore è quell’elemento che indirizza i flussi lungo tutto il veicolo, e la somma di una nuova ala con un fondo che, non a caso, presenta ingressi dei flussi totalmente ridisegnati dà l’idea che la monoposto ora lavori in una finestra diversa ed evidentemente ancora migliore rispetto alla versione originale. La carenza più evidente della rossa resta la Power Unit, come si è visto soprattutto in qualifica.

Mercedes è andata indietro o Ferrari è andata avanti?

Le previsioni della vigilia di tutti gli addetti ai lavori (incluso chi scrive) erano di una Mercedes con un significativo vantaggio su un tracciato come quello di Barcellona e con temperature così alte. Ma, al di là del risultato finale, il vantaggio non si è visto, con una Ferrari che in ogni caso sarebbe stata comunque testa a testa. Al di là di una rossa decisamente veloce viene quindi da chiedersi se la Mercedes abbia sotto-performato a Barcellona rispetto alle aspettative, anche pensando alla annosa questione del rapporto di compressione. La risposta però è che così non sembra. Togliendo Hamilton dalla classifica finale, troviamo Norris a 4 secondi da Russell con la McLaren e Verstappen, che pure ha sfruttato la VSC, a 21 secondi. Due risultati assolutamente in linea con quanto era prevedibile prima del weekend. A questo va aggiunto che Mercedes non ha ottimizzato perfettamente il proprio tempo gara dal punto di vista strategico e che Antonelli, nella fase finale del secondo stint, sembrava avere più passo di Russell, con il potenziale per chiudergli davanti di almeno 3-4 secondi. Sfortunatissimo l’italiano, anche se pesa forse più psicologicamente per Russell il sorpasso subito in pista che per Kimi i punti persi col ritiro. Il problema accusato da Antonelli a Barcellona è stato del tutto analogo a quello patito dal compagno-rivale in Canada, con un cedimento improvviso della parte elettrica dopo un probabile utilizzo del boost.
Il resto del gruppo è stato tutto doppiato incluso Hadjar, fino a Piastri anche da Russell, per cui relativamente al gruppo la Mercedes non mostra particolari segni di “under performance”, è anzi in linea con le aspettative. È la Ferrari che ha fatto senza dubbio un exploit ben oltre il prevedibile.

Hamilton e Leclerc qualifiche Barcellona(Photo by David Davies/PA Images via Getty Images)

Hamilton stratosferico. Il problema di Leclerc non è la velocità, ma ora sono i punti

In questa prestazione veramente notevole della rossa non si può però non vedere la differenza di momento tra i due piloti. Hamilton a Barcellona ha fatto l’Hamilton. Primo stint a gestire la gomma al meglio ma sempre veloce, visione di gara perfetta, nessun errore, e uno stint finale “MONSTRE” per assicurarsi la vittoria, di quelli che il miglior Lewis ha sempre saputo fare quando si è trovato a lottare per qualcosa di importante. Il feeling con la vettura per il britannico al momento è chiaramente fantastico, ma è arrivato dopo un ribaltamento dell’assetto durato fino a pochi minuti prima della qualifica, dato che, evidentemente, non aveva trovato da subito la quadra giusta con il nuovo modo di lavorare della SF26 aggiornata. Chi l’aveva trovato ma non ha concretizzato è invece Charles Leclerc. La strategia scelta per Leclerc sulle due soste era forse troppo conservativa, ma dal punto di vista del passo il monegasco teneva il ritmo di chi era sulla sua stessa strategia tra i primi, per cui Mercedes e McLaren. Leclerc non è lento: fin qui è stato veramente più lento di Hamilton in gara solo in Australia e in Canada. Ma, al di là della rottura di Barcellona le cui cause andranno chiarite per essere sicuri che non derivi dall’impatto del sabato, paga i tanti, troppi errori, quasi tutti derivanti dal tentativo di fare qualcosa in più e di diverso che però con una Ferrari così è del tutto innecessario. Leclerc sembra vittima del retaggio di dover “sovra-guidare” per trovare un risultato importante: una volta era così per sopperire alle carenze della monoposto, oggi probabilmente anche per stare davanti ad un Hamilton ritrovato. Ma non è questo ciò che raccontano i dati: il monegasco continua a mostrare velocità per fare bene, spesso anche davanti a Hamilton, ma la sta disperdendo in questi eccessi. Leclerc avrebbe ora bisogno di portare a casa risultati gara dopo gara, senza cadere in altri errori, perché le rimonte si costruiscono con solidità e continuità nei risultati, ma non sarà facile: la brutta serie di Miami-Monaco-Barcellona relega il monegasco a 40 punti da Hamilton, praticamente lo stesso distacco (41) del britannico da Antonelli in testa al mondiale. Un gap importante numericamente e che potrebbe portare la squadra anche a dare ordini di scuderia nelle prossime gare qualora si presentassero delle situazioni che potrebbero dare una chance concreta di aggancio per Hamilton.
Si ripartirà dall’Austria, dove andremo a verificare se oltre all’anteriore anche il posteriore e la trazione sono migliorati e dove, forse, si parlerà anche di motore nuovo per la Ferrari. Considerando anche una McLaren non così lontana al Montmelò, una stagione iniziata in maniera non certo esaltante, potrebbe diventare davvero interessante.