Dallas (Usa), 15 giugno 2026 – L’incontro tra Olanda e Giappone, terminato 2-2, è stato sicuramente uno dei più interessanti disputati sino a qui alla Coppa del Mondo 2026. I nipponici hanno ripreso nel finale la nazionale allenata da Koeman grazie a una deviazione fortunata dell’ex Lazio Kamada, che gli ha permesso di strappare subito il primo punto da una complicata gara d’esordio. Più che per il risultato e per i discorsi prettamente di campo tuttavia, anche dopo una partita divertente e ricca di giocate, a fare parlare di sé dopo una partita del Giappone sono stati ancora una volta i suoi tifosi. Dopo il triplice fischio, infatti, i supporters della nazionale hanno subito provveduto a ripulire gli spalti nel loro settore, seguendo una splendida abitudine che va avanti da tempo. Questo gesto ha tra l’altro anche una forte simbologia, poiché si ricollega da una parte al concetto shintoista di “O-Soji” (le grandi pulizie di fine anno) nonché alla dottrina buddista.

I tifosi giapponesi impegnati a ripulire gli spalti dopo l’incontro della loro nazionale contro l’Olanda (Ansa)
L’”O-Soji” dei tifosi giapponesi
Riportata da diversi quotidiani internazionali nelle ore successive al post-partita di Olanda-Giappone, la tradizione dell’“O-Soji” è un rito giapponese che richiama una pratica filosofica radicata nello shintoismo. Il significato di questa “pulizia profonda” effettuata dai giapponesi negli spalti a fine gara (traduzione letterale) è molto più ampio di quello che sembra: se di base indica un modo per eliminare il disordine fisico ed emotivo e ‘salutare’ l’anno nuovo che arriva, in questo caso si tratta di una procedura utile a purificare gli ambienti condivisi e manifestare rispetto per gli altri.
Un gesto tanto semplice quanto potente nel messaggio che, inavvertitamente, lancia al resto del mondo, insegnando a tutti quanti a prendersi cura di ogni luogo comune e facendo capire come la disciplina e il rispetto per il prossimo siano alla base di tutto. Una tradizione adottata non soltanto dai tifosi, ma anche dai calciatori stessi pronti a ripulire e mettere in ordine lo spogliatoio una volta utilizzato.
L’educazione all’ “O-Soji” viene insegnata ai giapponesi sin dai primi anni di scuola: in molte scuole del Paese non è presente personale sanitario, ma sono gli studenti stessi a pulire le aule, i corridoi e i servizi igienici al termine delle varie giornate di lezioni. Che si tratti di una sconfitta, di un pareggio o una vittoria poco importa: i tifosi giapponesi provvederanno in ogni caso a rimuovere ogni segno di sporcizia dagli spalti.