La canzone del cantautore usata alla convention di Futuro Nazionale. Curreri degli Stadio: «Eravamo davanti al Muro di Berlino insieme quando la scrisse guardando la breccia. Lucio era per unire e non per dividere, credeva nella pace e nella convivenza delle diversità»
Quello del generale Vannacci non è il futuro scritto, cantato e immaginato da Lucio Dalla. Ha creato un grande disagio agli amici del cantante e alla Fondazione a lui intitolata, sentire la musica e le parole di «Futura» risuonare all’assemblea costituente del partito fondato dal generale, Futuro Nazionale. «Non ne sapevamo nulla, nessuno ci ha chiesto l’autorizzazione.
«L’uso politico della canzone è un fatto molto spiacevole», dicono dagli uffici di via d’Azeglio, «non abbiamo mai consentito un uso delle sue opere in alcun contesto politico, peraltro Lucio era estraneo a certi ragionamenti. Una cosa del genere non ci era mai capitata».
Roberto Vannacci e «Futura» di Lucio Dalla: le polemiche
Non è la prima volta che l’opera di un artista viene usata dai partiti politici senza chiedere il permesso, con puntuale disappunto dell’interessato. E in questo caso gli eredi. E poi gli amici.
Ha fatto rumore, molto rumore questo accostamento. «Siamo rimasti sconvolti», dice Eugenio D’Andrea che per decenni l’ha assistito legalmente, «ho sentito gli amici e i collaboratori di un tempo ed erano tutti sbigottiti. Se non c’è stata autorizzazione non dubiterei un istante a mandare una lettera per chiedere che la sua canzone e la sua figura non sia più accostata al partito del generale Vannacci. Lucio Dalla non ha mai avuto bandiere. Ci devono essere stati diversi errori, tipo sentire cosa canta in quella canzone».
Curreri degli Stadio: «Forse il generale non ha capito il testo»
«Forse Vannacci non l’ha capita, quello che dice lui è in totale contrasto con quello che Lucio esprime in “Futura”. Eravamo insieme a Berlino davanti al Muro quando la scrisse, incontrammo anche Phil Collins che osservava quella breccia come noi. Lucio era per unire e non per dividere, credeva nella pace, nella convivenza delle diversità», racconta Gaetano Curreri, impegnato nei preparativi del suo tour estivo, la prima delle dieci date il 27 giugno a Trento, «tutelare il pensiero di Lucio è importante, serve rispetto nei confronti dell’artista. Sono certo che non sarebbe stato affatto felice, fra l’altro diciamo che era pure antimilitarista».
«Lucio si rivolterebbe nella tomba», dice l’amico di sempre Stefano Bonaga, «me lo immagino in “Se io fossi un angelo”, tornare fra noi e mettere a posto le cose», chiosa D’Andrea.
15 giugno 2026 ( modifica il 15 giugno 2026 | 18:19)
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