Prato, 15 giugno 2026 – Una “banca” illegale con base logistica a Prato, capace di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno per ripulire i soldi del narcotraffico internazionale e finanziare il mercato della droga. È questo il fulcro della maxi operazione “Easy Money”, un colpo durissimo inferto a un’organizzazione transnazionale che ha portato all’esecuzione di 41 misure di custodia cautelare e a un sequestro preventivo di oltre 60 milioni di euro. La maxi operazione è stata condotta dagli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e della squadra mobile di Prato, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) della procura della Repubblica di Firenze. Le accuse contestate a vario titolo ai soggetti indagati (italiani, cinesi e albanesi) spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio fino al traffico internazionale di stupefacenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un cittadino cinese a capo del gruppo
Le indagini hanno permesso di svelare la struttura del gruppo organizzato, operativo almeno dal 2021 e facente capo a un cittadino cinese stabilito da tempo a Prato. L’organizzazione funzionava come un istituto di credito clandestino a servizio dei cartelli albanesi del centro-nord Italia e di clan della criminalità organizzata italiana.

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Il sistema “hawala” per pagare le partite di droga
Il meccanismo di trasferimento virtuale del denaro si basava sul sistema di pagamento di tradizione islamica, denominato “hawala” (noto anche in Cina come “chop-shop”, o “Fei ch’ien, ovvero “moneta volante”). Questo sistema permetteva ai narcotrafficanti di pagare le partite di droga all’estero in totale anonimato e senza alcuna movimentazione fisica o tracciabilità del denaro oltreconfine, azzerando il rischio di controlli e sequestri da parte delle forze dell’ordine.
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Il legame con la mafia
L’inchiesta ha documentato l’aggravante di aver agevolato sodalizi di tipo mafioso. La banca occulta di Prato era infatti utilizzata come canale di pagamento sicuro da parte del “Clan Briganti” di Lecce (frangia della Sacra Corona Unita), della ‘ndrina Fiare/Razionale/Gasparro di San Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia) e del clan campano Aquino-Annunziata. Soggetti albanesi con precedenti specifici operavano invece come stabili broker internazionali per garantire le transazioni.

Il ruolo dei Pronto moda
Il giro del denaro contante si incrociava sistematicamente con l’economia tessile di Prato. I corrieri dell’organizzazione raccoglievano “a domicilio” il contante dei clan in tutta Italia, lo nascondevano in vetture dotate di doppio fondo e lo portavano a Prato. Qui il denaro veniva consegnato a imprenditori cinesi del pronto moda locale come corrispettivo per forniture di vestiti inviate in Spagna (in poli commerciali di Madrid, Siviglia, Malaga e Valencia), Francia e Portogallo. Nelle città spagnole, i corrieri della cellula estera ritiravano il contante parallelo dalle aziende cinesi e lo consegnavano direttamente ai grandi narcotrafficanti del posto per saldare le partite di droga dirette in Italia.
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Le tre distinte (ma connesse) strutture associative
L’indagine ha messo in luce tre strutture associative collegate tra loro: il network dedito all’attività bancaria abusiva e al riciclaggio internazionale; un’organizzazione dedita al narcotraffico radicata sul territorio toscano; infine una rete specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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Il traffico di migranti cinesi: 9.500 euro a persona per arrivare in Italia
Per quanto riguarda il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dalle indagini è emerso che alcuni membri della comunità cinese legati alla banca illegale gestivano una rotta clandestina per portare migranti dalla Cina all’Italia dietro il pagamento di 9.500 euro a persona. I cittadini cinesi venivano fatti atterrare in Serbia (paese esente da visto Schenghen), ospitati in strutture ricettive a Belgrado a gestione cinese e poi trasferiti in auto in Ungheria, costringendoli anche ad attraversare a piedi tratti di montagna. Una volta nell’area Schengen, i migranti venivano prelevati e portati in Italia tramite la Slovacchia, con mete finali Prato, Torino e Somma Campagna.
I 41 provvedimenti cautelari e i 60 milioni sequestrati
Dei 41 provvedimenti cautelari personali emessi dal gip del tribunale di Firenze, 17 sono ordini di custodia cautelare in carcere, 16 sono arresti domiciliari e 8 prevedono l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I blitz e i decreti hanno interessato l’Italia (principalmente le province di Prato, Pistoia e Pisa) e l’estero, in particolare la Spagna, grazie alla cooperazione internazionale coordinata da Eurojust. Il sequestro preventivo per equivalente ammonta a oltre 60 milioni di euro nei confronti di 27 indagati.