di
Simone Dinelli
La storia dello stabilimento inizia nel 1933 dai nonni Sebastiano e Siria e ancora oggi, 93 anni dopo, resta il simbolo di quel Forte in stile «Sapore di Mare» di cui è sempre più difficile trovar traccia
Discrezione, riservatezza e clientela fidelizzata. Con il vicino di ombrellone o tenda che è lo stesso da anni. E dove si trascorrono ancora lunghi periodi di vera e propria villeggiatura. In un’epoca di lusso ostentato e nella quale a Forte dei Marmi cresce in modo esponenziale il numero degli stabilimenti balneari a proprietà araba o russa (ad oggi una trentina, su un totale di cento), c’è ancora chi tiene alta la bandiera della tradizione fortemarmina.
Come Roberto Santini titolare del Bagno Piero, uno dei più esclusivi a queste latitudini: una storia iniziata nel 1933 dai nonni Sebastiano e Siria e ancora oggi, 93 anni dopo, simbolo di quel Forte in stile “Sapore di Mare” di cui è sempre più difficile trovar traccia.
Santini, si può dire che il turismo balneare di Forte dei Marmi stia vivendo una rivoluzione?
«Tutto cambia attorno a noi: il Forte, l’Italia, il mondo, E il nostro settore non fa eccezione. Qua oggi c’è una forte convergenza d’interessi: da una parte, tanti imprenditori che vogliono investire; dall’altra, famiglie storiche che vivono l’incertezza delle aste ormai imminenti e, legittimamente, scelgono di vendere in anticipo. Il risultato è quello che vediamo».
Dica la verità: le piace questo Forte 4.0, dove la riservatezza lascia sempre più spesso spazio all’ostentazione dei selfie e del “Ehi guardatemi, sono qua”?
«Ogni tanto, parlando con i clienti, dico che per ritrovare certe sensazioni ci vorrebbe una guida locale per andare in certi posti che ancora oggi regalano emozione. E’ chiaro, però, che tante cose siano cambiate. Forte dei Marmi era una realtà inclusiva, che accoglieva indistintamente Gianni Agnelli così come l’impiegato di banca che veniva con moglie e figli. Io sono cresciuto negli anni ‘70 in cui bisognava essere, ho attraversato gli anni ‘80 in cui era importante avere, la società dell’apparire mi è estranea. Una volta i cosiddetti vip sceglievano il Forte per vivere una sorta di momento d’ombra, uscendo da sotto i riflettori per godersi in tranquillità le vacanze. E ancora oggi, nei confronti di chi sceglie noi, il mio compito resta lo stesso: esporre me, per preservare loro: Non sa quante lotte con i paparazzi e i giornalisti per proteggere i nostri clienti (ride, ndr)».
Oggi, al centro del dibattito sul turismo balneare del Forte, ci sono anche le feste notturne in spiaggia. Combattute nei loro eccessi anche dal sindaco Bruno Murzi.
«Le feste nei Bagni vanno sapute fare, perché si tratta di luoghi che non possono diventare discoteche all’aperto. Ok le cene in spiaggia, anche con musica, ma senza eccessi. Uno dei problemi in tal senso è che in questo momento mancano posti dove i ragazzi possano fare serata, contenitori di aggregazione dove mandarli e gestirli. Faccio un esempio: la Capannina. Credo che la mia sia stata l’ultima generazione a vederla al massimo del suo splendore, prima dell’inizio di un lento e inesorabile declino. Adesso speriamo molto nel suo rilancio da parte del Gruppo Armani, una garanzia nel mondo di eccellenza».
Torniamo al Bagno Piero: chissà di vip quanti ne ha conosciuti.
«Abbiamo avuto la fortuna di accogliere nel corso del tempo il gotha economico finanziario e grandi nomi dell’arte e della cultura. Ricordo un divertente episodio con Michail Barysnikov: era nostro ospite e un giorno decide di uscire in mare col patino, in compagnia di un’altra persona. Al suo ritorno, avvicinandosi alla spiaggia, trova davanti a sé un nugolo di fotografi sulla riva, pensando che siano lì per lui. Invece alle sue spalle, in mare aperto, ha da poco ormeggiato lo yacht di Tronchetti Provera con Afef, oggetto di tutte le attenzioni. Quando capisce come i paparazzi non siano lì per lui, si fa una bella risata».
E poi l’indimenticabile Robin Williams.
«E’ stato da noi in due diverse circostanze: nel 1993 e nel 1995: veniva in spiaggia con la famiglia e dedicava tutto la giornata ai figli. Costruiva castelli di sabbia e inventava storie con personaggi di fantasia, ad ognuno dei quali dava una voce diversa. Con il suo talento e la sua umanità incantava tutti i bambini e i ragazzini sulla battigia. Un giorno due signori italiani lo vedono, lo riconoscono e uno fa all’altro: “Guarda, c’è quello di nano nano (il ritornello della sigla tv di Mork & Mindy, ndr)”. Lui si alza, va verso di loro, si mette le mani alle orecchie e ripete loro in italiano: “Nano – nano”, che era il marchio di fabbrica del suo personaggio. Uomo di una semplicità unica».
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15 giugno 2026
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