di
Andrea Arzilli
Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli architetti di Roma (Oar): «È qui che spesso si incagliano le opere pubbliche a Roma, trasformando le buone intenzioni in cantieri infiniti»
A Termini un «progetto stravolto» nel merito, al momento ancora avvolto nei teloni dei cantieri loggati Giubileo 2025 anche se siamo abbondantemente nell’anno successivo. «Lavori conclusi entro l’estate», conferma l’Anas che li sta portando avanti e che, probabilmente, in alcune aree già molto usurate della piazza antistante alla stazione, dovrà ricominciare a delimitare gli spazi per montare nuovi cantieri. Il problema, però, sembra al di là dei teloni di oggi. Perché, osservando oltre le reti, si tratta di «un progetto completamente diverso da quello che aveva vinto il concorso — dice Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli architetti di Roma (Oar) —. È qui che spesso si incagliano le opere pubbliche a Roma, trasformando le buone intenzioni in cantieri infiniti».
L’appello dell’Oar: «Il Comune non sprechi un’occasione storica»
Il rischio, cioè, che la città si ritrovi diversa da come, in termini di nuova vivibilità, l’aveva pensata chi l’amministra. Come se, a un certo punto, le cose sfuggissero di mano, e i progetti cambiassero direzione perdendo il filo concettuale e filologico con sui sono stati ricamati. Termini, in questo senso, potrebbe essere l’esempio di cui tener conto, per dimensioni e spesa pubblica, ma anche perché i cantieri sono sempre lì sulla piazza e, forse, si fa ancora in tempo a recuperare il tiro. «Chiediamo all’amministrazione attenzione e rispetto dell’idea progettuale originaria per non sprecare un’occasione storica», l’appello dell’Oar.
Il metodo della gara internazionale
Perché evidentemente, come sostengono gli architetti, qualcosa è andato storto. E ciò nonostante un metodo consolidato, «sostenuto dall’Ordine per garantire la massima qualità», e dal respiro mondiale, ovvero calibrato sulle dimensioni, sull’occasione del Giubileo e sulla storia della Capitale. La via della gara internazionale — bandita nel 2020 da GS Rail con FS Sistemi Urbani e Comune di Roma, vinta nel 2021 da un team composto da It’s, TVK, Artelia, Net engineering, Latitude Platform e Rustici — era quella che sembrava dare maggiori garanzie per la trasformazione di piazza dei Cinquecento in relazione alla marea di milioni — circa 45 tra fondi giubilari e risorse del Mit — stanziata per il maxi intervento, il più importante del Giubileo.
Il progetto nato dalla matita degli architetti
C’era da affrontare il tema della ricostruzione filologica del luogo per proiettarlo nell’era moderna dandogli il significato giubilare dell’accoglienza, ma tenendo ferme le coordinate della sostenibilità ambientale, dell’aumento dei flussi e dell’avanzata della tecnologia. Giunte le proposte preliminari uscite dalla matita dei architetti, le migliori erano state selezionate per conoscerne anche i requisiti di fattibilità tecnica ed economica. Quindi la scelta del vincitore e l’affidamento dell’incarico per la progettazione.
«Ora non è una piazza, è un non luogo»
Dopodiché, sul piano puramente esecutivo, la cosa sembra aver preso un’altra strada. «È la porta d’ingresso di Roma, ma ora non è una piazza. È un non-luogo che necessita disperatamente di una riqualificazione virtuosa — dice ancora Busnego —. Nonostante le criticità attuali, il metodo del concorso rimane l’unico virtuoso per trasformare la città, come dimostrano i progetti del Museo della Scienza o la rigenerazione di zone complesse: solo la visione dell’architetto può ricucire il tessuto sociale e urbanistico restituendo spazi di identitari e a misura di cittadino».
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16 giugno 2026
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