di
Guido Olimpio
L’arresto, la confessione in tv e l’esecuzione. Cosa sta succedendo dopo la guerra con Israele e Usa, dalle accuse alla caccia dell’Iran ai collaboratori
È una trama completa, una storia dove non manca nulla. A raccontarla le autorità iraniane attraverso le parole dello stesso protagonista, in seguito ucciso.
Rouzbeh Vadi, 40 anni, scienziato nucleare, è apparso una dozzina di giorni fa in tv dove ha ammesso le proprie responsabilità ricostruendo i passaggi che lo hanno portato a spiare il proprio paese. Il Mossad – secondo la sua versione – lo ha reclutato da remoto, tattica ormai universale impiegata da molte intelligence. Il suo contatto, Alex, lo ha sondato, ha verificato se ci fossero margini di collaborazione ed una volta costruite le basi è passato alla seconda fase.
Vadi ha compiuto un viaggio a Vienna dove ha incontrato il suo referente, presentatosi come Kevin: è stato lui a fornirgli istruzioni, indicazioni e tecniche in vista della missione. Seguiranno almeno altri quattro colloqui, sempre nella capitale austriaca, grande arena storica dello spionaggio.
All’inizio gli israeliani paiono insoddisfatti dello «scavo» da parte della talpa, però successivamente Vadi sembra soddisfare le loro richieste. E in cambio riceve una ricompensa in criptovalute. Non solo. Il Mossad gli promette un passaporto e l’espatrio verso un luogo sicuro per tutta la sua famiglia. Lo scienziato, stando alla ricostruzione ufficiale, avrebbe passato al nemico dettagli sui siti atomici, compreso quello di Fordow, protetto all’interno di una montagna e in seguito bombardato dal raid dei B-2 americani.
Vadi non si limita a bersagli «fissi» strategici: gli inquirenti lo accusando di aver messo a disposizione del Mossad dati impiegati per uccidere un suo collega ricercatore. A questo proposito i media iraniani hanno mostrato uno studio che la presunta spia aveva realizzato insieme ad Ahmad Zolfaghar e Abdulhamid Minoushar, una coppia di scienziati assassinati da Israele nelle prime ore dell’offensiva aerea contro l’Iran, un destino analogo riservato ad una dozzina di esperti del settore nucleare.
Non è stato rivelato come le forze di sicurezza siano riuscite a scoprire la presunta spia mentre fonti dell’opposizione hanno ipotizzato che la confessione pubblica – un rito abbastanza frequente – potrebbe essere stato un modo per evitare conseguenze per i suoi familiari. Vadi, invece, è stato giustiziato all’alba, attorno alle 4 della mattina e la sua salma non sarebbe stata consegnata ai parenti.
Il caso, con la scelta di Teheran di dargli luce, è parte della strategia varata dal regime dopo la decapitazione dei vertici militari, alti ufficiali eliminati da Israele con strike missilistici e operazioni speciali. Un comandante della polizia ha affermato che sono stati condotti migliaia di fermi in tutto il paese, con circa 260 arresti per spionaggio e 172 riguardanti persone che hanno registrato video illegali riguardanti installazioni militari. Numeri incompleti, in quanto è probabile che vi siano state attività di contrasto riservate, sempre alla caccia di chi ha permesso a Israele di individuare con precisione i dirigenti, i luoghi di riunione, i momenti esatti per lanciare gli strike. Come hanno sottolineato diverse analisi il Mossad ha contato sull’appoggio di oppositori interni alla Repubblica islamica, nuclei divisi per team, a volte addestrati all’estero e poi rimandati in patria seguendo itinerari diversi.
L’Iran confina con tanti paesi ed è composto da un mosaico di etnie – alcune con spinte separatiste – che è relativamente facile trovare persone disposte a collaborare. Inoltre, la repressione di questi anni ha fatto da molla: c’è chi è pronto a vendicarsi mettendosi a disposizione dell’avversario.
A Teheran ne sono consapevoli, sono in guardia e i commenti della gerarchia continuano a ammonire sul rischio di un nuovo scontro armato.
Per questo una decina di scienziati sopravvissuti agli attacchi sono stati portati in nuovi rifugi, «case sicure» che – sulla carta – dovrebbero sottrarli ai colpi. I vertici del potere hanno, in parallelo, accentuato la propaganda patriottica e, al tempo stesso, hanno lanciato iniziative per ridare vigore all’Asse della resistenza, l’insieme di milizie sciite presenti in Medio Oriente, uscite ridimensionate a causa della pressione di Israele.
18 agosto 2025 ( modifica il 18 agosto 2025 | 11:55)
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