di
Antonella Gasparini e Andrea Pasqualetto, inviato
Le informazioni emerse dalle prime due ispezioni sul corpo della 53enne. L’omicidio è avvenuto a San Stino di Livenza (Venezia). Il cadavere galleggiava vicino a una chiusa
Oltre venti coltellate, inferte per la maggior parte sul collo e sul torace. Il corpo di Chiara Guerra, ritrovato (nella mattina di martedì 16 giugno) a galleggiare nelle acque di un canale a San Stino di Livenza (Venezia) a circa otto chilometri dal punto in cui sarebbe stato buttato dal nipote, è anche in parte bruciato.
È quanto emerge dalle due ispezioni cadaveriche eseguite dal medico legale Antonello Cirnelli. La prima nell’immediatezza del ritrovamento, la seconda nel pomeriggio, all’obitorio di Portogruaro dove è stata portata la salma.
Smentita la versione del nipote
Viene così in parte riscontrata la versione data dal 17enne reo confesso. È vero che ha buttato la zia in acqua ma non è vero che le avrebbe dato un un paio di coltellate. Si è trattato di un’azione efferata e reiterata, seguita dal tentativo di bruciare il corpo della donna, che galleggiava liberamente all’interno del canale. Il ragazzo aveva dichiarato di averlo chiuso in un sacco che comunque potrebbe essersi sfilato durante il tragitto.
L’incarico per eseguire l’autopsia vera e propria sarà conferito dalla procura per i minorenni di Trieste che ha iscritto il ragazzo nel registro degli indagati per omicidio volontario e soppressione di cadavere.
I vigili del fuoco avevano trovato il corpo di Chiara Guerra nel terzo giorno consecutivo di ricerche. Il cadavere era vicino a una chiusa, a vederlo per primi sono stati gli agenti della polizia locale di Caorle, da cui dipendono i vigili urbani di San Stino di Livenza. Poi sono intervenuti i sommozzatori dei carabinieri con l’ausilio dei colleghi vigili del fuoco. Il coltello non è stato trovato e gli inquirenti sanno che non era stato gettato nello stesso punto del corso d’acqua. Ma il nipote della vittima non è stato preciso nell’indicare il luogo esatto.
I testimoni
Ancora non si sa ancora quale possa essere stato il movente del delitto.
I testimoni hanno ricordato come fra la zia e il padre del ragazzo non ci fossero buoni rapporti. Erano frequenti i litigi, sempre per lo stesso motivo: il patrimonio di famiglia. Stiamo parlando di una tenuta di 5mila metri quadri, dove abitavano i genitori della zia Chiara, attualmente ospitati in una casa di riposo. Anche il nipote vive nella stessa tenuta insieme a mamma e papà, fratello di Chiara, ma in una villetta più piccola.
Gli inquirenti stanno anche cercando di capire se il minorenne abbia agito da solo o se sia stato aiutato da un complice.
L’omicidio sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio di giovedì 11 giugno. Alle 14.06 il ragazzo sarebbe stato immortalato dalle telecamere di videosorveglianza private delle case di via Verdi mentre si dirigeva verso l’argine del canale con una carriola. Dentro a quell’attrezzo agricolo sarebbe stato nascosto proprio il cadavere della donna, sistemato in un sacco nero e coperto da un lenzuolo.
Un residente avrebbe raccontato agli investigatori di aver notato quel giovane mentre procedeva con difficoltà. «Sembrava barcollare», avrebbe riferito. A quel punto gli avrebbe chiesto se avesse bisogno di una mano pensando che in quella carriola ci fossero dei rifiuti da portare nel vicino ecocentro, ricevendo però una risposta negativa: «Ce la faccio da solo». Poco dopo il diciassettenne sarebbe sceso lungo la sponda del torrente e avrebbe abbandonato il corpo in acqua insieme al coltello con cui l’ha uccisa.
Il telefono
Il ritrovamento è un passaggio fondamentale per consolidare il quadro accusatorio e chiarire con precisione la dinamica dei fatti. Un tassello ancora avvolto nel mistero riguarda il telefono cellulare dell’insegnante. Per tutta la giornata di venerdì il dispositivo era spento, tante erano state le chiamate delle amiche e delle colleghe preoccupate. Poi, improvvisamente, alle 22 è rimasto acceso per pochi istanti ma gli investigatori non sono ancora riusciti a trovarlo. Il sospetto è che il nipote possa essersi liberato del dispositivo dopo aver visto i tanti messaggi e le chiamate ricevute dalla zia, che la scorsa settimana, terminato l’anno scolastico, era impegnata con gli esami di terza media.
Il sindaco
«A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di San Stino di Livenza desidero esprimere il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza ai familiari di Chiara Guerra, colpiti da una tragedia che ha sconvolto il nostro paese e lasciato tutti senza parole – ha detto Gianluca De Stefani, sindaco di San Stino di Livenza– Chiara era una persona stimata, un’insegnante apprezzata e un punto di riferimento per generazioni di studenti. L’affetto che in queste ore le è stato testimoniato da colleghi, famiglie e ragazzi dimostra il segno profondo che ha lasciato nella nostra comunità. Un pensiero particolare va agli studenti dell’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini».
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
16 giugno 2026 ( modifica il 16 giugno 2026 | 19:13)
© RIPRODUZIONE RISERVATA