
Marco Fiore e Aurora Quattrocchi in Gioia mia di Margherita Spampinato, film italiano rivelazione dell’anno. Premiatissimo, è su Netflix.
NEL PANORAMA DEL CINEMA ITALIANO contemporaneo, spesso affollato da commedie urbane e drammi familiari dai toni prevedibili, Gioia mia rappresenta una piacevole sorpresa. Opera prima della regista siciliana Margherita Spampinato, il film sceglie la strada più difficile. Raccontare la crescita, l’incontro tra generazioni e il valore della memoria senza cedere né alla facile nostalgia né alla retorica edificante. Il risultato è un racconto delicato, divertente e sorprendentemente autentico. In streaming dal 16 giugno su Netflix.
Nico, undicenne iperconnesso, cresciuto nel culto dello smartphone e della velocità digitale, è costretto a trascorrere un’estate in Sicilia presso la zia Gela, anziana donna profondamente religiosa che vive in un antico palazzo sospeso nel tempo. Niente Wi-Fi, niente videogiochi, niente comfort tecnologici. Per il ragazzo sembra l’anticamera dell’inferno.
Per lo spettatore, invece, è l’inizio di un viaggio capace di trasformare un semplice conflitto generazionale in una riflessione più ampia sul nostro rapporto con il tempo, le radici e l’ascolto reciproco. La premessa potrebbe far pensare a uno dei tanti film sull’opposizione tra vecchio e nuovo mondo. Spampinato, però, evita la trappola del già visto. Non demonizza la modernità né esalta il passato. Nico non è il classico adolescente odioso da rieducare. Gela non è la nonna saggia dispensatrice di massime. Entrambi sono personaggi fragili, soli, pieni di contraddizioni. E proprio da queste imperfezioni nasce la forza emotiva del film. Il cuore pulsante dell’opera è l’interpretazione di Aurora Quattrocchi, straordinaria nel ruolo di Gela. Tra severità, ironia, malinconia e tenerezza, ogni gesto, ogni sguardo racconta una vita intera. Accanto a lei, il giovane Marco Fiore offre una prova sorprendente. Tra i due si sviluppa una chimica che rende credibile ogni litigio e commovente ogni riavvicinamento.
Il film nasce da ricordi personali della regista e dalle estati trascorse in Sicilia durante l’infanzia. Le riprese sono state effettuate principalmente a Trapani, e molti elementi della storia affondano le radici nella cultura popolare dell’isola, tra credenze sugli spiriti, tradizioni religiose e vita condominiale. Una dimensione che il cinema italiano frequenta sempre meno e che qui ritrova una sorprendente vitalità.
Al Festival di Locarno, nel 2025, Gioia mia ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Cineasti del Presente e il riconoscimento per la migliore interpretazione femminile ad Aurora Quattrocchi. Era solo l’inizio… Il coronamento è arrivato con i David di Donatello 2026, dove Margherita Spampinato ha conquistato il premio per il Miglior Regista Esordiente e Aurora Quattrocchi quello per la Migliore Attrice Protagonista. Al Festival di Cannes, a maggio 2026, la regista siciliana che ha iniziato a lavorare in Francia, ha ricevuto l’Emerging Talent Award 2026 del programma Women In Motion promosso da Kering e dal festival stesso. Aggiungete Premio Speciale della Giuria CINÉ+ vinto sempre al Locarno Film Festival 2025, la nomina a Film della critica da parte del Sindacato critici cinematografici italiani, il Cinematografo Award come miglior regista esordiente.

Aurora Quattrocchi e Margherita Spampinato coi loro David di Donatello 2026. Foto Getty
Il successo del film, tuttavia, non si misura solo nei premi. In un’epoca dominata dalla connessione permanente, Gioia mia ricorda che la distanza tra due persone può essere colmata non da una rete wireless. Ma da una conversazione, da un segreto condiviso, da un’estate trascorsa insieme. Le gioie più grandi… Che poi, dopo la veloce uscita in sala, adesso sia raggiungibile da un pubblico ben più vasto grazie alla principale piattaforma streaming… be, questa è una contraddizione che ci piace.