La squadra di Deschamps si sveglia nella ripresa e annichilisce Jackson e compagni, trascinata dall’ex Psg
Brasile e Spagna sono ancora assenti all’appello mondiale, ma la Francia c’è. Solo che è come quegli studenti bravissimi che imparano la lezione in cinque minuti ma si distraggono facilmente, non mettono la sveglia e non ricordano dove sono i libri. Tipo ieri. Per un tempo, la Francia ha continuato a rovistare nello zaino in confusione. Quando ha messo le cose a posto dopo la ricreazione ha sfiorato il dieci, ma poi, appena prima della campanella, per poco non si beccava un bel quattro. Il 3-1 al Senegal ha molteplici chiavi di lettura e un nome su tutti: Mbappé.
Nella storia—
Quante Francia si sono viste contro il Senegal nei 106’ del New Jersey (quasi un supplementare). La prima nel caos, salva soltanto perché il palo nega il bel gol a Jackson. La seconda bella e dominante, con Olise che scambia posto con Dembélé e interpreta alla grande il ruolo di trequartista centrale, invece di vagare e divagare come il collega. La terza che nel finale prende un gol e rischia un autogol stoppato sulla linea da Maignan. Il 3-1 è un filmone senza ancora una fine. Se Olise è un caratterista da Oscar, si capisce che il protagonista è Mbappé, due reti, la seconda meravigliosa, per dare il successo e raggiungere Gerd Muller a quota 14 nella storia dei Mondiali. Davanti restano Ronaldo il Fenomeno (15) e Klose (16), ma la sensazione è che il sorpasso sia imminente. E che la Francia, con il suo pragmatismo italiano alla Deschamp, non abbia niente di meno della Spagna.
Caos Francia—
Per un tempo la Francia non ci ha capito niente. Contratta, sotto pressione, ogni pallone sembrava pesare il doppio. Il Senegal faceva tutto con leggerezza, approfittando dei numerosi errori in appoggio e ripartendo in velocità con sponde e verticalizzazioni immediate per il centravanti Jackson e l’ala destra Ismail Sarr. A sinistra, il vecchio saggio Mané era più tattico. Un 4-3-3 aggressivo, reattivo, ma al quale la Francia concedeva troppo. E comunque l’ennesima conferma che in questo Mondiale le presunte piccole sanno rinchiudersi più o meno basse – questo non era catenaccio – e scatenare le ripartenze. Dall’altra parte avrebbe dovuto essere 4-2-3-1 ma sembrava 4-3-3 o 4-1-4-1 perché Rabiot si schiacciava sull’attacco, Dembélé si allargava senza aiutare Mbappé, Tchouameni restava solo e sulle fasce Olise e Doué erano fuori dal gioco. Il palo di Jackson, la botta alta a porta vuota di Ismail Sarr, l’incapacità francese di superare la mediana manovrando. Inguardabili.
Mosse Deschamps—
Che alla Francia manchi l’intelligenza tattica movimentista di Griezmann si vede da quando il più sottovalutato dei 10 ha lasciato la nazionale. Avendo anche quel bendidio di Doué, Deschamps ha pensato di accentrare Dembélé fidandosi forse del suo ruolo di 9 “rotante” nel Psg. Ma lì i meccanismi sono diversi, qui c’è Mbappé che è una bestia ferocissima per i rivali ma non facile neanche per i suoi. Devono lavorare per lui. Così DD rimette le cose in ordine a inizio ripresa: Olise al centro, Dembélé destra, 4-2-3-1 vero, Rabiot non più a ingolfare la trequarti e il Senegal non tira più per oltre mezz’ora. Tempo nel quale prima Olise dribbla e inventa un filtrante per Mbappé che taglia e batte il bravo portiere Mendy, forse il migliore dei suoi, e poi Rabiot verticalizza da lontano per Barcola implacabile. Due a zero grazie alle due mosse giuste.
Fenomeno Mbappé—
Partita finita. O forse no. Specchiandosi nella sua bellezza “sintetica”, cosa che nessuno può permettersi, la Francia allenta la concentrazione e comincia a perdere palloni. Così, al 50’, il nuovo entrato Ibrahim Mbaye (classe 2008 del Psg) brucia la destra e infila Maignan. Neanche il tempo di rimettere in gioco il pallone che Mbappé mira da trenta metri, forse più, e con la complicità di Mendy infila una meraviglia che ora obbliga Messi e Lamine Yamal a rispondere. Però l’ennesimo scivolone dietro, con colpo di testa di Tchouameni e colpo di reni sulla linea di Maignan, dice che la Francia non è ancora granitica come nel 2018 o leggera come nel 2022. Deschamps deve correggere qualche imperfezione, l’Iraq potrebbe esser utile per avere meno stress. Il Senegal esce deluso ma ha fatto quello che la Francia gli ha permesso: per la qualificazione c’è ancora tempo
la partita—
Francia-Senegal apre la prima giornata del gruppo I, completato poi da Norvegia e Iraq. In programma alle 21 di martedì 16 giugno, la gara si gioca al MetLife Stadium di New York e mette di fronte per la seconda volta nella storia le due nazionali. Questa sera le forze in campo risultano meno sbilanciate rispetto alla sfida inaugurale del Mondiale 2002: la Francia questa volta arriva carica dopo la delusione di quattro anni fa e la grande abbondanza di giocatori di talento ha permesso al ct Deschamps di formare la miglior squadra possibile per dare l’assalto alla Coppa del Mondo. Il Senegal invece si presenta con i veterani Mané e Koulibaly a dirigere il 4-3-3 del ct Pape Thiaw e con la contestata vittoria in Coppa d’Africa ottenuta sul campo ma sub iudice assegnata al Marocco. Tra le fila dei senegalesi attenzione a Lamine Camara, centrocampista del Monaco classe 2004 che i francesi valutano già 40 milioni di euro.
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