di
Vincenzo Brunelli

La sentenza del tribunale del Lavoro di Modena sulla richiesta di 200mila euro da parte del lavoratore: per i giudici non può essere reintegrato e otterrà solo alcune mensilità pregresse. La perseguitava anche con numeri anonimi

Un operaio molesto a Maranello è stato licenziato per aver perseguitato una collega con cui aveva avuto una relazione extramatrimoniale: ha chiesto 200mila euro di danni ma per il giudice non può più lavorare in Ferrari. 

Sembra un episodio di una soap opera la sentenza pubblicata nei giorni scorsi dal tribunale di Modena, sia per gli avvenimenti sia per il luogo dove si sono svolti. 



















































In casa Ferrari, a Maranello, un operaio di circa 40 anni del reparto corse clienti che era stato assunto a tempo indeterminato nel 2012, è stato licenziato a luglio del 2024 per il comportamento che aveva tenuto nei confronti di una collega di lavoro dello stesso settore. 

L’operaio e la relazione extraconiugale con una collega

Stando al resoconto processuale l’uomo che era regolarmente sposato per un certo periodo aveva intrattenuto una relazione extraconiugale con la giovane collega ma quando i rapporti tra i due si interruppero iniziò a manifestare atteggiamenti ostili. 

Secondo la prestigiosa casa automobilistica di Maranello l’operaio mise in atto «una serie di condotte scorrette e non legittime, tali da poter integrare ipotesi di molestia, intimidazione e financo di atti persecutori». 

La relazione interrotta e gli atteggiamenti ossessivi verso l’amante

La collega a un certo punto non ne può più e si rivolge alle risorse umane di Ferrari e ai carabinieri. Da Maranello arriva il licenziamento dopo l’avvio del provvedimento disciplinare, e dal questore di Modena un ammonimento all’uomo con l’invito di cessare immediatamente tali condotte, come poi è in effetti avvenuto. 

La richiesta di essere reintegrato con un risarcimento

L’uomo però decide di impugnare il licenziamento in tribunale, chiedendo di essere reintegrato e 200mila euro di risarcimento danni. Nei giorni scorsi il giudice del Lavoro, Vincenzo Conte (tribunale di Modena), ha rigettato le sue richieste risarcitorie, dichiarando risolto il rapporto di lavoro, ma riconoscendo all’ex operaio di Ferrari 14 mensilità di indennizzo. 

L’avvocato Francesco Parise, esperto in materia, ha così spiegato la ratio della sentenza di Modena: «Il giudice dice che il licenziamento è illegittimo ma non rientra nei casi in cui la legge consente di rimettere il lavoratore in azienda, quindi niente reintegra, o risarcimento, ma solo indennità monetaria. Il giudice accerta che i fatti contestati al lavoratore ci sono e hanno un certo profilo di illiceità (come messaggi insistenti e offensivi verso la collega). 

Quindi esclude che vi sia «insussistenza del fatto» in senso materiale o che il fatto sia del tutto irrilevante sul piano disciplinare, ipotesi che avrebbero aperto la strada alla reintegra. Per questo, pur ritenendo eccessivo il licenziamento, non ha potuto applicare il regime reintegratorio attenuato, ma solo quello economico”. 

I messaggi con i quali perseguitava la collega

A ciò deve aggiungersi che la condotta dell’ex operaio si è protratta per un breve arco temporale, stando al resoconto processuale, e che poi ha desistito spontaneamente dal porre in essere ulteriori atti lesivi nei confronti della collega. 

La ragazza aveva dovuto bloccarlo, ma tramite numeri anonimi subito dopo la fine della loro relazione c’erano state telefonate e altri messaggi sull’utenza aziendale. Messaggi inequivocabili: «Ciao… perché…? Hai sbagliato, distrutto tutto, sei tenebra e fulgido allo stesso momento perfida e poco sincera bimba viziata! Non hai capito nulla sarà tardi quando lo farai. Ma tanto sei egoista per farlo. Questa me la paghi». E ancora: «Mi fai veramente schifo, sei vomitevole, sparisci dalla circolazione e se mi vedi abbassa la testa, te ne pentirai». 

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Il giudice giustifica l’azienda di Maranello

Proprio per il tenore dei messaggi il giudice in sentenza ha inteso sottolineare l’operato di Ferrari, si legge infatti in sentenza: «La reazione di Ferrari è pienamente giustificata, in quanto la datrice di lavoro è tenuta, ai sensi dell’art. 2087 cod. civ., a preservare la salute psico-fisica dei lavoratori e ad attivarsi per rimuovere eventuali condotte lesive, onde evitare azioni risarcitorie del dipendente per una colpevole inerzia nella rimozione del fatto lesivo di altro dipendente». 

L’uomo non lavorerà più in Ferrari, non avrà i 200mila euro, ma solo le 14 mensilità che gli spettano


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16 giugno 2026 ( modifica il 16 giugno 2026 | 23:07)