di
Luca Castelli
Dopo Roma e prima di San Siro, il rocker di Correggio arriva a Torino con 27 brani, i grandi classici di sempre e il figlio Lenny alla batteria
Questa sera, 17 giugno, tocca al Liga. Dopo Tiziano Ferro e Max Pezzali, un altro pezzo da novanta della musica italiana — Luciano Ligabue da Correggio — testerà l’Allianz Stadium di Torino nella nuova versione da concerti. Il tour si intitola La notte di certe notti e nella sua variante estiva si limita a tre fermate dal sapore calcistico: prima l’Olimpico a Roma, adesso l’Allianz e sabato San Siro. In autunno ci sarà poi la versione indoor nei palazzetti, più estesa (15 concerti) ma senza tappe a nord-ovest.
Il titolo dello show strizza parecchio l’occhio a Certe notti, l’ormai trentenne canzone che fece fare al rocker emiliano il gran salto verso il mainstream. Con sua parziale sorpresa, perché «quando ci trovammo con la casa discografica per decidere il primo singolo di Buon compleanno Elvis», ricorda il Liga, «tutti indicarono Certe notti e io pensai che fino a quel momento avevo sempre lanciato gli album con brani uptempo come Balliamo sul mondo, Libera nos a malo, A che ora è la fine del mondo». I fan più scatenati possono però stare tranquilli: anche Balliamo sul mondo e Libera nos a malo sono ben incastonate tra i 27 brani della scaletta (a Roma Balliamo ha acceso il concerto), che promette una bella immersione soprattutto nel percorso più «classico» dell’artista.
A essere ben rappresentati saranno anche i musicisti che nel tempo si sono alternati al suo fianco, in particolare i chitarristi: oltre al prode Fede Poggipollini ci saranno a rotazione Max Cottafavi, Mel Previte, Niccolò Bossini. «Ho sempre vissuto i live con il concetto dei tre moschettieri, “uno per tutti, tutti per uno”. Come se questa convivenza fosse un’esperienza così speciale da restare nella memoria. Quando riesco a recuperare i musicisti che hanno suonato con me in epoche anche remote — ognuno con il suo sound — l’emozione si fa ancora più forte». Sull’altro lato dell’anagrafe alla batteria ci sarà un certo Lenny Ligabue, classe 1998, figlio della rockstar, «il mio asso da briscola, talmente bravo da metterci tutti in riga».
Il racconto torinese del Liga è ormai un librone ricco di storie. Dai primi ruspanti concerti al palasport del Ruffini alla memorabile apertura allo Zooropa Tour degli U2 al Delle Alpi nell’estate del 1993, per poi salir di grado e aggiungere incursioni extramusicali. Tra le più recenti, lo scorso novembre sugli spalti dell’Inalpi Arena per tifare Jannik Sinner alle Atp Finals e a maggio tra gli stand del Salone del Libro per la ristampa dell’antologia Fuori e dentro il borgo.
Ai concerti di Ligabue sulla bilancia tra intrattenimento e impegno vince spesso il primo, ma non manca mai nemmeno il secondo, incarnato dall’inno pacifista Il mio nome è mai più, che in origine uscì a tre voci nel 1999 (le altre erano di Jovanotti e Piero Pelù) come risposta all’intervento Nato nei Balcani e con l’incasso devoluto a Emergency. «La faccio da 27 anni», ha detto Ligabue prima del live capitolino. «E ricordo sempre che non c’è solo un massacro a Gaza, ma anche uno in Ucraina, uno in Sudan, altri 56 in corso nel mondo».
Una posizione che sfrigola un po’ con quella di Francesco De Gregori, che qualche giorno fa ha manifestato il proprio disagio per i cantanti che si espongono su temi politici. «Francesco è un patrimonio della musica e della cultura di questo Paese, uno dei più liberi di pensiero fra tutti gli autori», ha commentato il Liga. «È chiaro che ha parlato per sé, io quel pensiero non lo condivido, non più di tanto. Ma credo abbia voluto dire che non dobbiamo essere costretti. Troppe volte si dice che la musica deve. No, la musica può».
Di certo stasera la musica potrà regalare un alto tasso di… goduria. «Lo ripeto all’infinito: fare concerti è la cosa che dà senso a questo mestiere. L’ho capito a 27 anni, dopo il mio primo live, quando ho pensato che era ciò che volevo fare nella vita. Oggi per fortuna mi capita di farlo ancora molto e me la sto godendo al massimo».
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17 giugno 2026
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