di
Loredana Ficicchia
La Venere e La Primavera ora si trovano una davanti all’altra, protette da teche ermetiche, la ripresa della museografia storica e i Qr. Il direttore Simone Verde: «Una rigenerazione senza tradire l’identità»
Bellissime e famose ora le due muse di Botticelli, La Venere e la Primavera, col nuovo allestimento degli Uffizi l’una di fronte all’altra, sembrano guardarsi negli occhi. Loro che dal loro concepimento, nel Quattrocento, non sono mai state separate.
Uscite dalle teche e abbaglianti in una cornice dorata, ora accorciano le distanze col pubblico e sono disposte a raccontare di loro stesse e dei due capolavori del maestro fiorentino, esibendo QR code e supporti video. Ogni opera ne è dotata nel nuovo allestimento. Si tratta di un moderno sistema di protezione invisibile, una sorta di teca blindata, una grande novità tecnologica bilanciata nel restauro dal rispetto della tradizione cromatica e architettonica cara al Vasari: grigio chiaro alle pareti, boiserie in legno e basamenti pietra.
Va avanti spedito il progetto di rimodernamento delle Gallerie degli Uffizi, avviato sul fronte sicurezza nel 2023 e ora declinato nel solco di un rinnovamento generale su cui non lesina ambizioni il direttore Simone Verde. Dice: «Quella di oggi rappresenta una nuova importante tappa — certamente non l’ultima — del riallestimento complessivo delle Gallerie annunciato nel 2024, che ha già consentito l’apertura di numerosi spazi completamente rinnovati, tra cui il Gabinetto dei Marmi antichi, la Sala della Niobe e il Gabinetto delle Matematiche. L’obiettivo di questa operazione — spiega — insieme filologica, estetica e storico-artistica, è quello di ricomporre il vastissimo e preziosissimo patrimonio monumentale e collezionistico dei Medici affinché le Gallerie, rigenerandosi senza tradire la propria identità, continuino a essere ciò che sono sempre state: il museo più bello del mondo».
Le tre sale della Galleria intitolate a Botticelli riuniscono le maggiori opere del maestro, tra cui L’Annunciazione, il grande affresco staccato che grazie alla nuova collocazione (integrata alla grande parete frontale) ricorda l’installazione originaria nella chiesa fiorentina di San Martino. Le piccole ma fondamentali opere Storie di Giuditta e il Ritratto d’uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio, sono state invece valorizzate attraverso nuove teche espositive e sistemate nel varco, oggi ampliato, tra le due sale della Primavera e della Venere.
Ed ecco i tondi: la Madonna del Magnificat e la Madonna della Melagrana. La somiglianza tra i volti della Vergine e della dea (Maria e Venere), richiamano alla memoria la dottrina dell’antica teologia (prisca theologia) elaborata da Marsilio Ficino nell’ambito dell’Accademia neoplatonica promossa dai Medici, secondo cui il mondo antico credesse in un’univa verità religiosa e che molte delle divinità pagane rappresentassero una prefigurazione delle figure sacre del Cristianesimo. Nel caso dell’accostamento proposto dagli Uffizi, il riferimento è a Venere e a Maria, madre di Cristo. Tra le immagini mariane segnaliamo la Madonna del Roseto e la Madonna dei Cherubini.
L’allestimento ha un criterio storico, non a caso l’opera di apertura della Sala della Primavera, è L’Adorazione dei magi, ritratto di famiglia al potere in cui spicca l’autoritratto dell’artista il cui ruolo nella società del tempo assumeva una rilevanza corrispettiva all’esaltazione dei governanti in posa davanti al suo cavalletto. Il clima culturale e artistico della Firenze dell’epoca è evocato anche dalla Pala del Cardinale del Portogallo di Antonio del Pollaiolo, dalla Pala di Cafaggiolo di Alessio Baldovinetti, il quale collaborò con il Pollaiolo nella cappella di San Miniato al Monte. Un altro interessante dipinto che col nuovo allestimento voluto dal direttore Verde guadagna status è La calunnia. Botticelli lo dipinse nel 1495 in preda a una profonda crisi spiritale e in un contesto vibrante di istanze savonaroliane, rifacendosi a un dipinto della storia antica eseguito da Apelle. Un’intera parete dedicata al dipinto, suggerisce al visitatore maggiore approfondimento.
Tra le novità, oltre al rinnovo integrale dei dispositivi di protezione delle opere (teche blindate invisibili e QR code per la consultazione delle opere), nei corridoi del secondo piano sono state installate sedute in legno massello, il cui design rimanda alle panche progettate da Giorgio Vasari per la loggia della Galleria. La rivoluzione degli Uffizi, non finisce qui. Altre sale compatibilmente con le difficoltà di approvvigionamento dei materiali a causa dei conflitti internazionali, saranno rimodernate.
Tra queste la Sala del Tesoro mediceo e dei Fiamminghi mentre sul versante «reggia», al centro della sua strategia, Simone Verde ha tra le mani il restauro dell’anfiteatro di Boboli che dovrebbe chiudersi a novembre, mentre si lavora alla sostituzione dei parati tessili della Galleria Palatina e all’illuminotecnica di tutto il piano nobile di Pitti: «Tutto l’ultimo piano di Palazzo Pitti verrà totalmente rifatto — ha dichiarato il direttore — non escludendo le facciate e il tetto non solo di Pitti ma anche degli Uffizi».
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17 giugno 2026
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