Messi e il Mondiale: 20 anni dopo è anche meglio. La tripletta del 10 fa esplodere l’Argentina

(Massimiliano Nerozzi, inviato a Kansas City) È anche meglio della prima volta – vent’anni fa, tondi tondi, a Germania 2006 – con la stessa magia, e facilità, di chi si fa bastare un pallone, se poi c’è un vicolo o un prato non fa molta differenza: Leo Messi, 39 anni tra meno di una settimana, riceve palla sulla trequarti, fa due passi leggeri e poi ci pensa il più mancino dei piedi, stavolta con sventola dal limite dell’area, trasformando l’Arrowhead Stadium, nei campi del Missuori, nella Bombonera, stipata da quasi 50 mila tifosi argentini. E pazienza se Luca Zidane, il portiere dell’Algeria, gli oppone un tuffo più da divano che da Mondiale: non sarà uno scarabocchio a rovinare un’istantanea storica. La Pulce concederà il bis, in avvio di ripresa, con comodo tap-in, perché pure stavolta il povero Zidane ne combina un’altra, respingendo malissimo un tiro forte, ma centralissimo, di Mac Allister. E verrà anche il tris, sfiorato poco prima (stavolta, bravo baby Zizou), con un rasoterra imprendibile, con il sinistro of course. 

Alla sesta Coppa del Mondo, Messi è al passo d’addio, anche se è ancora il momento di essere geni, sul campo, e non monumenti, perché quelli stanno nelle piazze o dietro le curve, a gloriosa memoria. Che comunque prende appunti: con la tripletta, Leo sale a 16 reti segnate ai Mondiali, superando Ronaldo (il fenomeno) ed eguagliando il record di Miroslav Klose. È una storia, tra lui e l’Albiceleste, iniziata il 16 giugno 2006, a Gelsenkirchen, Mondiali di Germania: Argentina-Serbia 6-0, con Messi, all’epoca diciottenne, che farcisce i minuti finali dell’esordio con un gol e un assist.

Alla faccia del buongiorno. Stavolta, s’è concesso – ci ha concesso – un tramonto da favola. Da lì in poi, ci sono state vittorie (un oceano), saghe, delusioni, con la Nazionale soprattutto, addii e altre avventure, il Mondiale in Quatar, fino alla scoperta dell’America, e del “soccer”. Ha conquistato tutti pure qui: perché se a Kansas City sono atterrati migliaia di argentini, tanto da far sembrare Main street un’avenidas di Buenos Aires, ci sono tantissimi americani, con la maglia dell’Argentina: «Perché? La seguiamo da quando gioca Messi», la risposta, sempre uguali. Tutto il resto sembra solo un contorno, dal risultato (3-0 per i sudamericani), l’Algeria (dignitosa), quasi pure l’esordio dei campioni del mondo in carica. L’avvio serve per le prove generali di quel che verrà, due gol in fuorigioco, roba da rilievo dei Ris, in neanche dieci minuti: prima segna la Pulce, che aveva fatto saltare in aria l’arena; poi tocca a Chaibi, l’altro numero 10, in divieto di sosta con una spalla, altrimenti l’azione sarebbe stata perfetta e bellissima. 

Si vede che il destino aveva già scelto. Fregandosene pure della scaramanzia del minuto (17): bello scambio tra Rodrigo de Paul, regista e, soprattutto, amico, per Messi, che arriva al limite dell’area, alza lo sguardo e lascia una traiettoria pulita come fosse un lancione di Patrick Mahomes (presente in tribuna), l’uomo da 60 milioni di dollari che, da quarterback dei Kansas City Chief, è il monarca di questo stadio. La rete del numero dieci apre un buon momento per la squadra di Scaloni, che dopo il vantaggio domina, ma senza riuscire a creare grandi occasioni (0.09 di gol attesi all’intervallo). La ripresa diventa una festa, anzi, un pasillo de honor. Tutti, prima o poi, vengono traditi dal tempo, Messi lo inganna con il trucco del dribbling e l’assuefazione dei gol: sembra proprio non abbia intenzione di smettere.

Tabellino:
Argentina-Algeria 3-0
Marcatori: Messi 17’ pt; 15’ e 31’ st

Argentina (4-4-2): E. Martinez 6; Montiel 6, Romero 6 (Otamendi sv 40’ st), Li. Martinez 6, Medina 6; De Paul 6,5, Mac Allister 7, Enzo Fernandez 6,5, Almada 6 (Nico Gonzalez 6,5 10’ st); Messi 9 (Nico Paz sv 40’ st), La. Martinez 5,5 (J. Alvarez 6 10’ st). All.: Scaloni 6,5.

Algeria (4-4-2): Zidane 5; Belghali 6, Mandi 5,5, Bensebaini 5,5, Ait-Nouri 6; Hadj Moussa 5,5 (Mahrez sv 19’ st), Bouadoui 5, Bentaleb 5 (Zerrouki sv 41’ st), Chaibi 5,5; Gouiri 5 (Aouar sv 19’ st), Maza 5 (Boulbina sv 42’ st). All.: Petkovic 5,5.

Arbitro: Marciniak (Polonia) 6.

Recupero: 4’ e 6’.