di
Giovanni Cortesi e Virginia Nesi

Il Garante della privacy: «Anche la ragazza che ha ripreso le conversazioni ha fatto un illecito»

«Però, non dimentichiamoci del terzo incomodo. Nessuno ci pensa: quella che fotografa». Un po’ a sorpresa, Agostino Ghiglia — componente del collegio del Garante della privacy, Fratelli d’Italia, sotto indagine a Roma per peculato e corruzione in seguito a un’inchiesta di Report — non censura solo l’autista Atm. Ma anche la passeggera 26enne che ne ha fotografato il telefono, svelando l’esistenza della chat «Ticinese Staff». Mettendoli in pratica sullo stesso piano.

Sostiene Ghiglia: «Io non posso fare la foto del telefonino di un terzo e non farne anche lì un uso proprio legittimo e giuridicamente fondato. Un conto è fare whistleblowing, segnalare doverosamente all’azienda di indagare, un altro conto è trasmettere a un giornale, o a una blogger o a una influencer che ripubblica il contenuto. Questo è un illecito», argomenta Ghiglia. 



















































Che, fra l’altro, ridimensiona l’agito dell’autista, paragonandola a una qualsiasi chat fra genitori: «Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori».

Cathy La Torre, avvocata esperta in privacy e legale della passeggera a bordo del tram 15, replica senza mezzi termini: «È molto grave che un componente del Garante della privacy abbia già tratto queste conclusioni prima di aver letto il reclamo. Non mi pare ci sia ancora certezza sui fatti. Il garante dovrà prima fare gli approfondimenti, verificare se ci sia stato un trattamento dei dati non autorizzato, esaminare il reclamo, non condannare l’accaduto da un punto di vista di padre e marito». La Torre batte il dito su un tasto: «Un dato trattato senza autorizzazione lo è anche se viene diffuso solo da un utente. Che siano due lavoratori o 20 non cambia la gravità dell’accaduto. Il punto è che la persona ritratta non ha dato l’autorizzazione per diffondere le foto».

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Nello scatto alla chat «Ticinese Staff» non si leggono i nomi dei lavoratori Atm. La passeggera che ha lanciato il caso ha oscurato i nominativi prima di denunciare l’accaduto. Quell’azione, spiega La Torre, protegge l’anonimato: «Invece di colpevolizzare una ragazza che ha fatto un grande gesto civico dovremmo ringraziarla perché ha correttamente segnalato ai canali interni di Atm senza rendere pubblicamente nota l’identità dei soggetti».

La Torre fa sapere che adesso la parte offesa farà un esposto alla Procura e un reclamo al Garante della privacy. Non nasconde l’amarezza: «Fino a quando i componenti di autorità importanti che hanno a che fare con la privacy di questo Paese saranno nominati solo per le proprie appartenenze politiche, ci ritroveremo a leggere questi commenti. Da Privacy Officer, me ne vergogno».


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17 giugno 2026 ( modifica il 17 giugno 2026 | 09:03)