Bologna, 16 giugno 2026 – “È un regalo grande quello che mi state facendo, mi vengono le lacrime agli occhi”. Lo dice Carlo Verdone poco prima di salire sul palco di una piazza Maggiore gremita, che scalpita. È la prima proiezione del cartellone di “Sotto le stelle del cinema”.
Dai gradoni di San Petronio al Pavaglione, non c’è un centimetro d’asfalto libero. Alle transenne qualcuno aggancia la bandiera della Roma. In programma il suo “Bianco, Rosso e Verdone”, secondo film dell’attore e regista romano, uscito in sala nel 1981, prodotto da Sergio Leone con le musiche di Ennio Morricone.
“Sono emozionato, ogni volta che vengo in città sento il cuore che mi batte, vi ringrazio per questo abbraccio”.
Verdone era stato sullo stesso palco lo scorso anno per il restauro di ‘Un sacco bello’. E ora che sta scrivendo il prossimo film, un road movie, non esclude che il set possa fare tappa proprio in città (“sarebbe bellissimo girare a Bologna”).
Sul palco il racconto con Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca, è punteggiato dagli applausi. Racconta della prima proiezione nel 1980, con pochi amici, Monica Vitti e Alberto Sordi; del budget bassissimo, “420 milioni di lire”; degli sforzi fisici fatti, per cui aveva sempre “37,5 di febbre sul set”. E ripete spesso: “Chi se lo sarebbe mai aspettato dopo 46 anni”.
La genesi di Bianco, Rosso e Verdone
“Dopo il successo di ‘Un sacco bello’ avevo paura di dare forma a un altro personaggio. Mimmo è il Leo di Un sacco bello ritorna. Ma dovevo trovare la figura giusta da mettergli accanto”. Così Verdone ha l’intuizione di chiamare sul set Elena Fabrizi (sorella di Aldo, per tutti ‘Sora Lella’), nonostante Leone non fosse d’accordo (“aveva i trigliceridi troppo alti!”).

Sotto le Stelle del Cinema, la serata con ‘Bianco, Rosso e Verdone’ (FotoSchicchi)
Le musiche di Morricone e la squadra sul set
“Ho avuto il fortuna di conoscere Sergio Leone, avere come produttore grande uomo di cinema, che ha radunato una squadra strepitosa attorno a me”. La musica di Ennio Morricone accompagna il film in modo “poetico ed elegante, sottolineando quasi come fosse un cartoon i momenti, con gusto sopraffino”.
Ci sono poi Nino Baragli (montatore), Luciano Tovoli, dop, che ha affiancato la Cineteca nel restauro. “Rivedere oggi quei personaggi suscita inevitabilmente una grande malinconia – dice Verdone -. Penso a Mario Brega, Angelo Infanti e a tanti altri protagonisti di quella stagione irripetibile del cinema italiano. Eppure il cinema possiede una magia straordinaria: rende immortali i personaggi. Gli attori possono andarsene, ma i loro volti e le loro interpretazioni restano per sempre”.
L’amicizia con Troisi
“Quando il film uscì nelle sale avevo una grande paura – confessa il regista – . Di lì a pochi giorni sarebbe arrivato nelle sale un nuovo comico che avevo già notato e apprezzato: Massimo Troisi, che stava per debuttare al cinema con Ricomincio da tre. Ci incontrammo a Catania proprio nei giorni dell’uscita dei nostri film. Troisi mi disse: ‘Ci scontriamo stasera’. La prima sera vinsi io. Il sabato arrivò la prima legnata: mi distaccò di quattro milioni. La domenica il distacco diventò di otto milioni. Andai a vedere il suo film e rimasi letteralmente attaccato a una colonna, colpito da quello che avevo appena visto. ‘Ricomincio da tre’ rimase in programmazione per un anno intero. Poi io e Massimo siamo diventati amici. Forse perché nessuno dei due ha mai chiesto all’altro di lavorare insieme”.