Per anni la parola «perdono» era rimasta soprattutto una canzone. Poi, qualche mese fa, a riportarla alla cronaca e al suo significato è stata una notte tragica. Quella del 12 ottobre 2025, quando in corso Como a Milano, cinque ragazzi hanno pestato e accoltellato Davide Cavallo, studente di 22 anni, per 50 euro e una sigaretta, e lo hanno lasciato a terra con una lesione al midollo che non guarirà. Al processo, prima della sentenza, Davide ha chiesto di potersi avvicinare ai suoi aggressori e li ha abbracciati. Caterina Caselli questa storia l’ha letta sui giornali come tutti. Ma poi ci è tornata sopra. «L’impulso immediato non è mai quello di perdonare», dice. «In seguito, piano piano, per un incontro, un articolo, o semplicemente una persona che perdona, senti che dentro si muove qualcosa. Ci pensi. Nel mio caso ci ho messo tempo, ma ho perdonato. Mi sono sentita leggera, e contenta di me: mi sentivo di assomigliarmi di più». Non dice chi, e non dice per che cosa, e lì si ferma. Ci sono cose che si raccontano fino a un certo punto.
Sul perdono ha le idee chiare, e la prima è che non si può imporre. «Il perdono non si pretende. È un dono di chi lo concede, mai un dovere di chi ha subito. La persona ferita è l’unica sovrana di quel territorio: può decidere di aprirlo o di tenerlo chiuso, e in entrambi i casi va rispettata». Nella vicenda di corso Como è successo questo: Davide ha perdonato, i suoi genitori no. Per Caselli hanno tutti ragione.
Ama una frase di Rumi, il poeta persiano: «Al di là delle cose giuste o sbagliate c’è un grande campo: incontriamoci là». E sgombra subito l’equivoco: «Non è un invito all’impunità. Questa sospensione non cancella la responsabilità, né il fatto commesso, semplicemente toglie alla ferita il potere di determinare il presente e il futuro di chi la porta». Perdonare, per lei, «non è debolezza, ma un atto di fiducia che richiede coraggio, responsabilità e apertura al futuro. Un atto veramente rivoluzionario».

Quello tra Caselli ed Elisa è uno tra i sodalizi più importanti della musica italiana. A soli 16 anni la cantante friulana aveva mandato le sue cover dei Beatles a Lucio Quarantotto, autore di Con te partirò di Bocelli, che le girò a Caselli. Il resto è storia.
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Nel 2000 sei ragazzi salentini formano un gruppo. Nel 2003 i Negramaro approdano a Milano, e si mettono a suonare nell’ufficio di Caterina. Due anni dopo, esce il loro album Mentre tutto scorre, che segna
il grande successo della band.
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Rivelazione del Festival di Sanremo 2025 con la sua Volevo essere un duro, Lucio Corsi è tra le scoperte di Caterina Caselli, che l’ha definito «poeta della Maremma».
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La Sugar di Caterina Caselli, con Filippo Sugar, ha portato Madame a Sanremo nel 2021, dove la sua Voce ha vinto il premio Sergio Bardotti per il miglior testo e, a luglio, la Targa Tenco.
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