Il Diavolo milanista è una tentazione ormai lontana per Ralf Rangnick, santone fedele alla sua promessa austriaca e vincente al debutto mondiale con la nazionale di Vienna: il 3-1 alla cenerentola Giordania è più ampio nel punteggio di quanto abbia effettivamente detto il campo ed è figlio della maggiore abitudine a galleggiare a questo livello e dalla quantità di frecce da scagliare dalla panchina. In realtà, l’Austria se l’è vista brutta per lunga parte del match di fronte all’entusiasmo del novellino, coraggioso e determinato a far bella figura in questa storica prima volta mondiale. Alla fine, agli austriaci è bastato resistere nel momento giusto e punire gli errori rivali, alcuni decisamente pacchiani, per mettersi accanto alla grande Argentina in testa al girone J.
nella storia—
In questo maxi-torneo la Giordania arriva comunque per terza: prima c’era stato il naufragio del povero Curaçao, poi lo stupore per l’impresa di Capo Verde con la Spagna e ora ecco il coraggio dei giordani, nuovi debuttanti al Mondiale americano: anche loro hanno cercato di scrivere la propria paginetta di storia patria, ma ci hanno provato restando fedeli a uno stile che li ha portati a questo giorno storico. Del resto, l’appuntamento è talmente speciale per il regno che non poteva mancare un membro della famiglia reale, lassù nella tribuna d’onore del Levi’s Stadium di Santa Clara: è il figlio della regina Rania, il principe ereditario Hussein. Tutto sommato, avrà apprezzato anche lui una squadra che ha dato fondo a ogni energia, anche se un po’ troppo pasticciona in alcuni singoli e, soprattutto, troppo dipendente dai suoi uomini migliori in avanti. Per gli arabi stavolta brilla soprattutto Olwan, partendo da sinistra, più che il talento in apparenza migliore, Al Tamari. Quest’ultimo è chiamato il “Messi di Giordania”, eresia a prescindere, ancora di più dopo quanto fatto da Leo al debutto mondiale. Il numero 10 arabo ha, comunque, un sinistro interessante, che ha prova ad affilare più volte inutilmente durante il match. In generale, la squadra del ct Sellami paga la maggiore struttura fisica e organizzativa dei rivali europei: Rangnick ha, infatti, dietro l’eterno David Alaba, ancora in cerca di squadra dopo aver lasciato il Real Madrid, e sulla trequarti l’esperto Sabitzer, che parte da sinistra e sa dettare i tempi. Davanti, però, l’Austria presenta una sorpresa: out l’ex interista e bolognese, ora alla Stella Rossa, Marko Arnautovic, che per i primi 45’ lascia il posto a Sasa Kalajdzic.
scatta un… romano—
La vetrina all’inizio la prende un altro austriaco, Schmid, talento del Werder Brema, con un colpo a effetto: trova il giro giusto da fuori e abbraccia il compagno Baumgartner, infortunato ma comunque in panchina. Schmid si chiama curiosamente Romano, non proprio un nome tipico dalle parti di Vienna, ma conta più quello che ha fatto con il destro: una rete di alta fattura in un giorno di nobiltà mondiale. A suo modo, ha onorato anche lui l’atelier di opere d’arte inaugurato prima da Mbappé, con pennellate successive di Haaland e, soprattutto, di un immaginifico Messi. Guai a sottovalutare, però, la determinazione di chi viene dal deserto, che si vede subito dopo il gol subito, già nella traversa di testa di Olwan, scatenato da laterale nel 5-4-1. In generale, è il numero 9 a elettrizzare la manovra araba con l’aiuto qua e là del 10: non è un caso che i due abbiano sui piedi un’altra occasione enorme per il pareggio. Nel dettaglio, prima Olwan è murato dal portiere A. Schlager e poi Lienhart si immola sul tiro di Al Tamari quasi a colpo sicuro. È il segno che i giordani davanti restano pericolosi, anche se si scoprono troppo qua e là, come in un’occasione in cui l’ex Bologna Stefan Posch, lanciato in porta, prima fa tutto bene e poi si impappina: solo l’anticipo di Al Arab lo ferma a un passo dalla porta.
il pari—
Nel secondo tempo entra immediatamente Arnautovic, tinto di biondo, ma non porta grande fortuna, perché l’ostinazione giordana viene subito premiata: il pari arriva con un altro tiro a giro, firmato dal solito Olwan, in un’azione nata dopo una palla persa a centrocampo di Xaver Schlager. Dopo il gol, tutti i compagni si inginocchiano per ringraziare Allah e celebrare il primo segno di vita della Giordania al Mondiale. Al contrario, questo momento rappresenta una fase di pericolosa tensione per l’Austria, nervosa perché non riesce a rispondere alla velocità rivale, al punto che Rangnick prova a cambiare con una tripla sostituzione in diverse zone del campo: dentro Wanner per Mwene, Danso per Alaba, Chukwuemeka per Xaver Schlager. In realtà, per tornare in vantaggio gli austriaci possono contare sulle bizzarrie dei rivali, a partire da un portiere un po’ troppo estroso: Yazeed Abulaila sembra specializzato in uscite estreme e scriteriate; in una viene graziato da Schmid e poi da Chukwuemeka. In un’altra follia la palla entrerebbe pure spinta da Arnautovic, ma l’arbitro, aiutato dal Var, annulla per fallo di mano di Posch.
il sorpasso—
Il vantaggio dei rossi è, però, solo rimandato e arriva dopo un calcio d’angolo di Sabitzer. Si tratta di un altro regalo offerto dai rivali, stavolta da un difensore: l’autogol di nuca è del numero 5, Al Arab, che vanifica quanto di buono fatto dai suoi per tutto il temp. Per come si erano messe le cose a inizio ripresa, l’Austria può essere invece più che soddisfatta dal numero che si legge sul tabellone, così come può esultare il suo allenatore tedesco, che sembra non staccare mai lo sguardo dal tablet in panchina. A quel punto, quando la Giordania si scopre, fioccano le occasioni per arrotondare, ma il definitivo 3-1 austriaco arriva addirittura al minuto 113, su rigore: lo batte Arnautovic, voglioso di sbloccarsi nel suo Mondiale, e stavolta nessuno può annullare nulla.
il soccer cresce—
In generale, alla lunga, l’Austria ha fatto valere un maggiore peso specifico, ma il principe Hussein fa bene ad applaudire convintamente lo stesso: i suoi sudditi non hanno demeritato ed escono a testa alta. È tutto lo stadio, però, a godersi uno spettacolo notevole, anche dal punto di vista cromatico: i tifosi giordani, vestiti di bianco, contrastano per tutto il match il muro rosso degli austriaci dall’altra parte. In generale, non era affatto scontato che un impianto da 69.000 posti, in una città come Santa Clara, nell’area di San Francisco, che sembrava avere un atteggiamento tiepido verso questa Coppa, si riempisse alle 9 di un martedì sera per una partita del genere. E il tutto nonostante prezzi da capogiro. Se qualcuno avesse ancora bisogno di prove sulla crescita del soccer nella terra dello zio Sam, ecco servito.
la partita—
Alle 6 al San Francisco Bay Area Stadium, ci sarà l’esordio per Austria in questo Mondiale contro la debuttante Giordania. La nazionale allenata da Ralf Rangnick è arrivata prima nel proprio girone di qualificazione davanti alla Bosnia. La Giordania è una squadra solida in difesa che prova a colpire in contropiede affidandosi alla stella Al-Tamari La perdita di Christoph Baumgartner è un colpo duro per l’Austria, infortunatosi alla coscia destra nel riscaldamento dell’amichevole contro la Tunisia. Il centrocampista del Lipsia era reduce da una stagione da 13 gol e otto assist in Bundesliga. Le alternative però non mancano, tra Gregoritsch, Chukwuemeka e Wanner. La Giordania, dal canto suo, vive il momento più importante della sua storia calcistica: questa generazione ha raggiunto la finale della Coppa d’Asia 2024 e la finale della Coppa Araba 2025 e non vorrà sfigurare al Mondiale.
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