L’espansione del credito, imposta dal Cremlino per sostenere soprattutto l’industria della difesa e i settori legati alla guerra, sta mandando in affanno le banche. Contemporaneamente, le imprese russe si sono fortemente indebitate. Sempre come riporta il Sole 24 Ore citando il report del Kiel Institute “molte grandi aziende devono pagare interessi che superano il loro Ebitda annuale, e il debito societario in sofferenza ha raggiunto il 3,8% del Pil, rispetto al 2,4% all’inizio della guerra. I crediti in sofferenza nel settore bancario sono saliti all’11% dello stock”. Più che l’accesso alle risorse finanziarie, tuttavia, “il vincolo fondamentale che la Russia affronta oggi è l’accesso a personale (la disoccupazione è al 2%, ndr), tecnologia e capacità produttiva”, sostiene Matthew Klein, uno degli autori del report.

 

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