di
Lorenzo Giliberti
Dopo una carriera da difensore nel Bari di serie A, oggi insegna tennis con l’associazione dilettantistica “40Zero”, sui campi dell’HR Hotel di Modugno. Una passione rimasta dietro al pallone e riemersa dopo il Covid
Dalla Serie A ai campi da tennis. Massimiliano Tangorra, ex difensore del Bari e allenatore, oggi insegna tennis con l’associazione dilettantistica “40Zero”, sui campi dell’HR Hotel di Modugno. Una passione rimasta dietro al pallone e riemersa dopo il Covid, quando la racchetta è diventata prima un modo per tornare a giocare, poi una professione.
Da bambino aveva già vinto tornei a Torre a Mare, prima che il settore giovanile del Bari lo portasse verso il calcio. Oggi quella vecchia «sliding door» si è riaperta: tra una proposta seria nel pallone e l’idea di diventare maestro dei nuovi potenziali Sinner.
Tangorra, cosa fa oggi?
«Sono pensionato, calcisticamente parlando. Presto attività come maestro di tennis con la 40Zero. Facciamo scuola tennis presso i campi dell’HR hotel di Modugno. Nell’attesa, remota, che possa arrivare una proposta seria dal calcio, da tre anni sono entrato nel mondo del tennis. È accaduto dopo il Covid. Non avevo mai preso lezioni, però è sempre stato uno sport per cui avevo passione».
Come è nato questo percorso?
«Durante il Covid era uno dei pochi sport praticabili all’aperto. Ho iniziato a prendere lezioni per conoscere i fondamentali, perché prima giocavo da autodidatta. Poi ho cominciato a giocare con frequenza. Due anni fa ho preso il brevetto di istruttore di primo livello, grazie al maestro Dario Botta. Ora mi sono iscritto al secondo livello».
È una passione recente o c’era già da ragazzo?
«C’è una sliding door da raccontare. Nell’82 entrai nei Giovanissimi del Bari, dopo la Nuova Bari. Quell’estate partecipai a un torneo under 12 all’Apple Garden Club di Torre a Mare e lo vinsi. L’estate dopo feci un altro torneo al club La Roccia e vinsi anche quello. Il presidente Iacovelli mi propose di entrare nella scuola tennis, con un maestro. Io dissi no, perché giocavo a calcio ed ero appena entrato nel settore giovanile del Bari».
Tornando indietro, sceglierebbe ancora il calcio?
«È una domanda a cui non posso rispondere. Posso dire che avevo capacità di apprendimento, ero un bravo alunno e un bravo allievo nel calcio. Questa motivazione mi ha permesso di raggiungere gli obiettivi. Magari non sarei arrivato ai livelli di Sinner, però credo che avrei potuto fare una buona carriera anche nel tennis».
Qual è la differenza principale tra calcio e tennis?
«Uno è di squadra, l’altro individuale. Per questo il tennis è molto più complesso. Nel calcio può capitare che tu non sia al cento per cento, ma c’è un compagno che può aiutarti. Nel tennis la paghi subito. Se non stai bene, perdi. L’aspetto mentale è fondamentale e viene prima di fisico, tattico e tecnico».
Il calcio è un capitolo chiuso?
«No, non l’ho abbandonato. Però non mi riconosco in certi valori che il calcio oggi mostra. Va avanti sempre più per conoscenze e non per competenze. Ho preso il master Uefa Pro nel 2017. Penso di avere capacità: non ho bisogno di portare sponsor o ricorrere a sotterfugi».
Tra una grande chiamata nel calcio e scoprire un nuovo Sinner, cosa sceglierebbe?
«Il calcio è stata quasi tutta la mia vita, quindi sarebbe difficile rifiutare una proposta seria. Però il tennis oggi mi dà più serenità e più garanzie. È un sistema più serio, riconosciuto a livello mondiale. Il calcio, invece, ha perso credibilità. Dovessi sintetizzare, al momento sceglierei il tennis».
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17 giugno 2026 ( modifica il 17 giugno 2026 | 09:17)
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