Portoghesi avanti con Joao Neves, risponde Wissa in chiusura di primo tempo. Insufficiente la prova di Cristiano Ronaldo, Leao dentro nel finale

Yoane Wissa da Epinay-sous-Sénart, sobborgo residenziale a una ventina di chilometri da Parigi, non è mai stato così felice di vederci bene. Nel 2021 rischiò di rimanere cieco per via di un attacco con l’acido subito da una donna intenzionata a rapire suo figlio. Nella città dove per vivere si guarda alle stelle, ha riacciuffato il gol dell’1-0 di Joao Neves con la sua Repubblica Democratica del Congo, ostica, astuta e battagliera, che forse avrebbe meritato anche più del pari (palo di Bakambu nella ripresa). Un gol storico, il primo in un Mondiale dopo l’avventura malinconica e a suon di minacce vissuta dal vecchio Zaire, con tanto di pallone scagliato al cielo, tra nuvoloni grigi di pioggia: l’ha raccolto Mwepu Ilunga, l’uomo della punizione al contrario col Brasile del 1974. E Ronaldo? Si può dire “inconcludente” senza sfociare in lesa maestà. 

I MESSAGGI DEI GOL—  

Dietro i due gol c’è una storia di messaggi dai significati diversi. Ad aprire la partita ci ha pensato Joao Neves, autore di una gara di spessore: lodevole una finta di corpo nella ripresa con cui s’è liberato del marcatore e ha avviato l’azione, lo stadio ha applaudito. Il centrocampista del Psg è andato a prendersi un cross dalla sinistra di Pedro Neto ed è saltato sopra la testa di Tuanzebe, alto dieci centimetri più di lui. Dedica scontata: braccia al cielo e occhi lucidi per l’amico Diogo Jota, morto un anno fa. La sua foto in bianco e nero è apparsa anche durante l’inno del Portogallo. Il pari di Wissa è arrivato più o meno allo stesso modo, alla fine del primo tempo: cross dalla destra di Masuaku, terzino sinistro planato in quella zona quasi per caso, e altro gol di testa, preciso all’angolino. Anni fa rischiò di non vedere più. Rimase quattro mesi con la vista offuscata senza riuscire ad allenarsi con il Lorient, la sua squadra di allora. Ne uscì grazie a uno psicologo e al pallone. Il Mondiale sono storie così. Applausi nel finale per un assolo palla al piede concluso con una rimessa laterale guadagnata. Segnare va bene, correre è meglio. Qualcuno col 7, campione di tutto e anche di più, potrebbe imparare. 

RONALDO, DOVE SEI?—  

La fotografia della partita è stata chiara e scontata. Nel Portogallo di Martinez, a Houston, s’è visto un problema: Cristiano Ronaldo. Il sette portoghese, al suo sesto mondiale della vita come Leo – mai nessuno come loro -, non ha risposto alla tripletta del 10 argentino, anzi, ha corricchiato per il campo alla ricerca di varchi e pertugi mai trovati. Lo stadio, casa dell’Nfl, dei concerti e dei rodei, era tutto per lui: magliette col sette come se piovesse, volti di tutte le età di tutte le nazionalità, boati e cori alla lettura delle formazioni e a ogni inquadratura sui due maxischermi giganti, ma in campo non s’è visto. La gabbia tirata su da Desabre – un 5-3-2 dalle linee strettissime, con Mbemba, Tuanzebe e Kapuadi quasi perfetti in chiusure e diagonali -, ha imbrigliato il 7 a tal punto da costringerlo a venirsi a prendere il pallone a metà campo. Due le occasioni rivelanti, capaci di far vibrare lo stadio e di tenerlo col fiato sospeso: un paio di destri terminati larghi nella ripresa, servito due volte da Conceiçao junior (subentrato a fine primo tempo al posto di un irriconoscibile Bernardo Silva). L’ingresso dell’ala bianconera ha dato una scossa – un paio di assoli, due bei palloni messi in mezzo -, mentre quello di Leao è rimasto nell’ombra, specchio del momento che sta vivendo: subentrato a un quarto d’ora dalla fine, ha sbagliato un controllo facile e non ha completato neanche un dribbling. Così è tosta guadagnarsi il posto da titolare. 

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L’IMPRESA PER ILUNGA—  

L’unico spicchio celeste di tifosi congolesi dentro una marea rossa si sarà emozionato come pochi, ripensando al passato e a quello che c’è stato. La Repubblica Democratica del Congo, tiratasi su dopo una guerra civile durata anni, coi casi di ebola in casa e l’emergenza sanitaria, ha fermato Ronaldo con una prova di spessore vero: organizzata, imprevedibile, capace di mettere paura a Diogo Costa in paio di occasioni. A Bakambu è mancato solo il gol: per lui un palo, dopo un bel movimento da punta, e un paio di conclusioni. Margine importante per chiamarla impresa. Ilunga sarà fiero.

la partita—  

l Portogallo debutta ai Mondiali contro la Repubblica Democratica del Congo con una rosa ricca di qualità ed esperienza. Tutti gli occhi saranno su Cristiano Ronaldo, pronto a iniziare la sua sesta Coppa del Mondo e a guidare l’attacco della squadra di Roberto Martinez. Sarà chiamato a rispondere alla tripletta di Messi. A Houston il primo parte quindi il Mondiale del Portogallo, impegnato nel Gruppo K